Veneto, stop al blocco dei diesel Euro 5 dal 2026

La Regione Veneto è pronta a fermare il blocco strutturale dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal 1° ottobre 2026. L’obiettivo è evitare che le limitazioni alla circolazione gravino su famiglie, lavoratori autonomi e piccole imprese, puntando invece su misure alternative per la riduzione delle emissioni.

L’orientamento della Regione è quello di utilizzare gli strumenti di flessibilità previsti dalla normativa nazionale, che consentono alle amministrazioni regionali di adottare interventi diversi dal divieto di circolazione, purché siano in grado di garantire risultati equivalenti sul fronte della qualità dell’aria.

La decisione interessa migliaia di automobilisti e imprese venete che utilizzano quotidianamente veicoli diesel Euro 5, immatricolati indicativamente tra il 2009 e il 2015. Si tratta di mezzi ancora ampiamente diffusi, soprattutto tra artigiani, commercianti e piccole aziende che spesso non hanno la possibilità di sostituire rapidamente il proprio parco veicoli.

Secondo quanto annunciato dalla Regione, la transizione ecologica dovrà proseguire senza trasformarsi in un costo insostenibile per cittadini e imprese. L’intenzione è quindi quella di privilegiare politiche che migliorino la qualità dell’aria senza penalizzare chi utilizza il veicolo per lavoro.

Resta comunque confermato che continueranno ad applicarsi le limitazioni temporanee previste nei periodi di allerta per l’inquinamento atmosferico, secondo le misure già adottate nell’ambito del Piano Aria regionale.

Nei prossimi mesi saranno definiti i provvedimenti operativi con cui il Veneto intende sostituire il blocco strutturale, in coordinamento con il Ministero dell’Ambiente e con le altre Regioni del Bacino Padano.

Per il mondo dell’artigianato e delle micro e piccole imprese si tratta di una notizia particolarmente rilevante, poiché evita, almeno per il momento, l’obbligo di affrontare investimenti immediati per la sostituzione di mezzi ancora perfettamente funzionanti.

Airbag Takata: dal 17 luglio cambiano le revisioni. Nuovi obblighi per centri revisione e ispettori

Dal 17 luglio 2026 sono entrate in vigore nuove regole per la revisione dei veicoli interessati dalle campagne di richiamo degli airbag Takata. Il Decreto Dirigenziale n. 229 del 2 luglio 2026 introduce infatti controlli più rigorosi, attribuendo ai centri di revisione e agli ispettori tecnici un ruolo determinante nell’individuazione dei veicoli che non hanno ancora effettuato la sostituzione del dispositivo difettoso.

Il fenomeno interessa circa 4 milioni di veicoli immatricolati in Italia, dei quali oltre 1,25 milioni risultano ancora in circolazione con airbag potenzialmente pericolosi e non ancora sostituiti. Prima di procedere con la revisione, l’ispettore dovrà verificare, attraverso il numero di telaio (VIN), l’eventuale presenza di una campagna di richiamo attiva consultando il portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti o le piattaforme delle case costruttrici.

Le conseguenze cambiano in base alla tipologia del richiamo. Se il veicolo è soggetto a un provvedimento “Stop Drive”, la revisione avrà esito di sospensione dalla circolazione fino all’avvenuta riparazione. Per i richiami classificati come “Rischio grave” è previsto un periodo transitorio fino al 30 settembre 2026: il proprietario potrà ottenere un esito regolare soltanto dimostrando di aver già prenotato l’intervento presso la rete autorizzata. Dal 1° ottobre 2026, in assenza della sostituzione certificata dell’airbag, la revisione avrà esito “Ripetere”.

Per i centri di revisione si tratta di un cambiamento operativo rilevante. Il controllo delle campagne di richiamo diventa parte integrante della procedura di revisione e richiederà una particolare attenzione nella gestione della documentazione e nella verifica dello stato del veicolo. L’obiettivo del Ministero è accelerare il completamento delle campagne di richiamo e ridurre il numero di veicoli che continuano a circolare con un componente che, in caso di incidente, può rappresentare un grave rischio per la sicurezza degli occupanti.

ADAS obbligatori dal 7 luglio 2026: cosa cambia per officine e autoriparatori

Dal 7 luglio 2026 sono entrate in vigore nuove disposizioni europee che hanno reso obbligatori ulteriori sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) su tutte le nuove autovetture immatricolate nell’Unione Europea.

 

L’obiettivo della normativa è migliorare la sicurezza stradale attraverso tecnologie sempre più evolute in grado di assistere il conducente e ridurre il rischio di incidenti.

I nuovi sistemi obbligatori

Tra le principali novità previste dalla normativa figurano:

  • Emergency Stop Signal (ESS), che attiva automaticamente il lampeggio degli stop durante una frenata di emergenza per avvisare i veicoli che seguono.
  • Monitoraggio dell’attenzione del conducente, tramite telecamere o sensori in grado di rilevare distrazione, stanchezza o sonnolenza.
  • Frenata automatica d’emergenza (AEB) di nuova generazione, con prestazioni migliorate nel riconoscimento di pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili della strada.
  • Per alcune categorie di veicoli commerciali saranno inoltre introdotti sistemi avanzati di registrazione degli eventi e ulteriori dispositivi dedicati alla sicurezza.

Cosa significa per le officine

L’aumento della diffusione degli ADAS renderà sempre più importante per carrozzerie, officine e centri di assistenza investire in competenze e attrezzature dedicate.

Interventi apparentemente semplici, come la sostituzione del parabrezza, la riparazione di una carrozzeria, l’assetto ruote o la sostituzione di alcuni componenti, potrebbero richiedere la calibrazione dei sistemi ADAS per garantire il corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza.

Disporre di strumenti di diagnosi aggiornati e di personale formato diventerà un requisito fondamentale per offrire un servizio professionale e conforme alle indicazioni dei costruttori.

Nessun obbligo per le auto già circolanti

È importante ricordare che la normativa riguarda esclusivamente i veicoli di nuova immatricolazione. Le auto già in circolazione non dovranno essere adeguate con l’installazione dei nuovi dispositivi.

Un’opportunità per il settore dell’autoriparazione?

L’evoluzione tecnologica dei veicoli rappresenta una sfida, ma anche un’importante opportunità per gli autoriparatori. La crescente presenza di sistemi elettronici di assistenza alla guida aumenterà la richiesta di servizi specializzati, diagnosi elettroniche e calibrazioni certificate.

Per le officine che investiranno in formazione e tecnologia, i sistemi ADAS rappresentano non solo un nuovo standard di sicurezza, ma anche un’importante occasione di crescita professionale e di sviluppo del business.

Incentivi auto, la Corte dei conti: «Servono regole più semplici e controlli più efficaci»

Gli incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni hanno favorito il rinnovo del parco circolante e sostenuto, almeno in parte, la diffusione della mobilità a minore impatto ambientale. Tuttavia, il sistema presenta ancora diversi punti deboli che ne limitano l’efficacia. È quanto emerge dalla relazione approvata dalla Corte dei conti (delibera n. 51/2026/G), che ha analizzato il funzionamento degli ecobonus introdotti dalla legge di Bilancio 2019.

Secondo i magistrati contabili, una delle principali criticità riguarda la complessità delle procedure di accesso agli incentivi. Le regole sono state modificate più volte nel corso degli anni, creando incertezza sia per i cittadini sia per gli operatori del settore. Per questo la Corte invita il legislatore a semplificare il sistema, rendendolo più stabile, chiaro e facilmente accessibile.

Un altro aspetto evidenziato riguarda il monitoraggio dei risultati. La Corte sottolinea infatti la necessità di rafforzare la verifica dell’effettiva efficacia ambientale degli incentivi, valutando con maggiore precisione se le risorse pubbliche impiegate producano una reale riduzione delle emissioni di CO₂ e un concreto miglioramento della qualità del parco veicolare italiano.

Il meccanismo degli ecobonus prevede che lo sconto venga applicato direttamente dal concessionario al momento dell’acquisto del veicolo, mentre il rimborso alle case costruttrici avviene successivamente attraverso il sistema della compensazione dei crediti d’imposta. Un modello che, secondo la magistratura contabile, può continuare a funzionare, purché sia accompagnato da strumenti di controllo più efficaci e da una raccolta sistematica dei dati sui risultati conseguiti.

Le osservazioni della Corte arrivano in una fase di profondo riordino delle politiche di sostegno al settore automotive. Il Governo ha infatti avviato un nuovo piano di incentivi destinato a privilegiare soprattutto il rinnovo delle flotte aziendali, i veicoli commerciali e gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo di rendere gli interventi più mirati e coerenti con la transizione ecologica.

Per il comparto dell’autoriparazione, della distribuzione e delle imprese dell’automotive il messaggio della Corte dei conti è chiaro: gli incentivi possono rappresentare uno strumento utile di politica industriale, ma solo se accompagnati da regole semplici, stabili nel tempo e da una valutazione rigorosa della loro efficacia economica e ambientale.

Rc Auto: quasi un veicolo su cinque è senza assicurazione. Il Governo prepara una stretta sui controlli

In Italia il fenomeno dei veicoli privi di assicurazione continua a destare forte preoccupazione. Secondo i dati aggiornati al 1° luglio e illustrati dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini nel corso dell’assemblea dell’Ania, su circa 47 milioni di veicoli presenti negli archivi nazionali, ben 9 milioni risultano sprovvisti di copertura Rc Auto.

Il dato comprende automobili, mezzi pesanti, motocicli e ciclomotori e include anche veicoli destinati alla demolizione o inutilizzati da tempo, ma ancora iscritti nei registri amministrativi. Restano comunque numeri che evidenziano un fenomeno di dimensioni rilevanti.

Napoli e Catania ai primi posti per evasione assicurativa

Tra le principali province italiane è Napoli a registrare la più alta incidenza di automobili senza assicurazione: oltre 725 mila veicoli, pari al 37% del parco circolante provinciale. Segue Catania con circa 328 mila mezzi non assicurati (34,4%).

In termini assoluti è invece Roma a detenere il primato, con quasi 735 mila veicoli privi di Rc Auto, anche se l’incidenza sul totale è più contenuta (21,1%). Milano e Torino si attestano rispettivamente al 18,7% e al 17,7%.

Dal Ministero precisano che l’obiettivo non è puntare il dito contro specifiche aree del Paese, ma favorire una maggiore equità: ridurre il costo delle polizze attraverso un più efficace contrasto all’evasione assicurativa.

Due ruote: il fenomeno è ancora più diffuso

Le percentuali diventano ancora più elevate quando si analizzano motocicli e ciclomotori.

A Napoli oltre la metà delle moto censite (53,2%) risulta priva di assicurazione, percentuale praticamente identica a quella registrata a Catania (53,1%). Seguono Torino (40,3%), Roma (39,6%) e Milano (35,4%).

Ancora più critica la situazione dei ciclomotori. A Napoli risultano senza copertura assicurativa oltre otto mezzi su dieci (84,4%). Percentuali molto elevate si registrano anche a Milano (76,2%), Catania (75,5%), Torino (74,5%) e Roma (72,5%).

Anche il trasporto merci coinvolto

L’evasione dell’obbligo assicurativo interessa anche il settore dell’autotrasporto.

Tra i mezzi pesanti è Catania a registrare l’incidenza più elevata, con il 48,3% dei veicoli senza Rc Auto. Seguono Napoli (43,7%), Roma (33%), Torino (24,1%) e Milano (23,1%).

Secondo le stime del Ministero, a livello nazionale sarebbero circa 300 mila i veicoli pesanti privi di copertura assicurativa.

Controlli più rapidi e verifiche automatizzate

Per contrastare il fenomeno, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta predisponendo un piano di interventi articolato su due fronti.

Da un lato si punta a rafforzare gli strumenti normativi che consentono di individuare e regolarizzare più rapidamente i veicoli sprovvisti di assicurazione; dall’altro si intende favorire un utilizzo più semplice e uniforme dei sistemi elettronici di rilevazione delle violazioni del Codice della strada, così da automatizzare i controlli sulla copertura Rc Auto.

L’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare il rispetto dell’obbligo assicurativo e ridurre il peso economico che l’evasione finisce per scaricare sugli automobilisti e sulle imprese che rispettano le regole.

Mercato auto: a giugno immatricolazioni in crescita del 10,6%

Il mercato italiano delle autovetture ha chiuso il mese di giugno 2026 con un andamento positivo. Secondo i dati diffusi da UNRAE, le immatricolazioni hanno raggiunto quota 146.423 unità, con un incremento del 10,6% rispetto allo stesso mese del 2025.

Anche il bilancio del primo semestre dell’anno evidenzia una crescita: da gennaio a giugno sono state immatricolate 885.104 autovetture, pari a un aumento del 9,6% rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.

L’UNRAE rileva inoltre il progressivo incremento della quota di mercato delle alimentazioni elettriche e ibride plug-in, mentre prosegue il percorso di evoluzione del settore verso una maggiore diffusione dei veicoli a basse emissioni.

I dati completi sulle immatricolazioni e sull’andamento delle diverse alimentazioni sono disponibili nel report pubblicato da UNRAE.

Fonte: UNRAE – Dati sulle immatricolazioni delle autovetture, giugno 2026.

Meccatronica: ultima chiamata per le officine. Il 5 luglio scade la proroga

Il 5 luglio 2026 scade la proroga concessa alle officine abilitate esclusivamente alle attività di meccanica-motoristica o di elettrauto per adeguarsi alla disciplina della meccatronica.

La riforma, introdotta ormai da alcuni anni, ha un obiettivo preciso: riconoscere che i veicoli moderni integrano sempre più componenti meccaniche, elettroniche e informatiche, rendendo indispensabile una preparazione professionale che comprenda entrambe le competenze.

Le imprese interessate hanno avuto a disposizione un lungo periodo transitorio per mettersi in regola, frequentando gli specifici corsi di qualificazione previsti dalla normativa. Ora, però, il tempo è scaduto.

Chi, alla data del 5 luglio, non avrà completato l’adeguamento non potrà più svolgere l’attività limitatamente alla sola sezione per la quale era precedentemente abilitato. Si tratta di una situazione che potrebbe avere conseguenze importanti sulla continuità dell’attività aziendale e sulla possibilità di offrire ai clienti un servizio completo.

L’obbligo riguarda soprattutto le imprese storiche che, prima della riforma, erano iscritte esclusivamente come meccanici o esclusivamente come elettrauto. Le officine costituite successivamente, invece, sono già nate secondo i requisiti della nuova figura professionale del meccatronico.

L’evoluzione del mercato rende questa trasformazione quasi inevitabile. Oggi anche un intervento apparentemente semplice può richiedere la lettura dei dati delle centraline elettroniche, l’utilizzo di strumenti di diagnosi avanzata o la calibrazione dei sistemi di assistenza alla guida. Le competenze tradizionali non sono più sufficienti per operare sui veicoli di ultima generazione.

Per le imprese che non hanno ancora concluso il percorso è quindi fondamentale verificare immediatamente la propria posizione presso la Camera di commercio o rivolgersi alla propria associazione di categoria. Evitare ritardi significa tutelare la continuità dell’attività e affrontare con maggiore serenità un mercato dell’autoriparazione sempre più orientato verso la tecnologia e la digitalizzazione.

In sintesi

  • Scadenza: 5 luglio 2026.
  • Chi è interessato: officine abilitate alla sola meccanica-motoristica o alla sola elettrauto prima dell’introduzione della figura del meccatronico.
  • Cosa fare: verificare di aver completato il percorso di qualificazione previsto dalla legge.
  • Perché è importante: senza l’adeguamento non sarà più possibile esercitare l’attività secondo le modalità consentite dal precedente regime autorizzativo.

Tachigrafo digitale obbligatorio anche per i veicoli leggeri nei trasporti internazionali

Dal 1° luglio 2026 entra in vigore un’importante novità per il settore dell’autotrasporto. L’obbligo di installare il tachigrafo intelligente di seconda generazione (G2V2) viene infatti esteso anche ai veicoli commerciali con massa complessiva superiore a 2,5 tonnellate e fino a 3,5 tonnellate impiegati nei trasporti internazionali di merci.

La misura deriva dall’applicazione del cosiddetto “Pacchetto Mobilità” dell’Unione europea e punta a rafforzare i controlli sui tempi di guida e di riposo degli autisti, migliorando al contempo la sicurezza stradale e la concorrenza leale nel settore.

Il nuovo tachigrafo intelligente è in grado di registrare automaticamente una serie di informazioni, tra cui i passaggi di frontiera, le attività di carico e scarico e la posizione del veicolo, consentendo verifiche più efficaci da parte delle autorità competenti.

Le imprese che effettuano trasporti internazionali con furgoni e veicoli commerciali leggeri dovranno quindi verificare attentamente la propria situazione e adeguarsi alle nuove disposizioni per evitare sanzioni e possibili limitazioni operative.

Si applica principalmente ai veicoli che effettuano:

  • trasporti internazionali di merci;
  • operazioni di cabotaggio;
  • attività di trasporto professionale per conto terzi.

L’estensione dell’obbligo rappresenta un cambiamento significativo soprattutto per molte piccole imprese artigiane che, fino ad oggi, erano escluse dalla normativa sul tachigrafo. Per questo motivo è consigliabile programmare per tempo gli interventi di adeguamento e informare adeguatamente il personale coinvolto nelle attività di trasporto.

Accise, proroga fino al 3 luglio: dimezzato lo sconto sul diesel

Per un altro mese resta confermato il taglio delle accise sui carburanti, ma con una riduzione dello sconto riconosciuto sul diesel. È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che proroga l’intervento dal 7 giugno al 3 luglio 2026.

Il provvedimento stabilisce un’accisa pari a 622,90 euro per mille litri sia per la benzina sia per il gasolio; restano inoltre fissate a 242,77 euro per mille chilogrammi quelle sul GPL, mentre per il gas naturale l’aliquota rimane azzerata.

Per gli automobilisti che utilizzano la benzina non cambia nulla: viene confermato lo sconto di 5 centesimi al litro, che diventano 6,1 centesimi considerando anche l’IVA. Per chi rifornisce veicoli diesel, invece, il beneficio si dimezza: il taglio passa da 10 a 5 centesimi al litro, equivalenti a una riduzione che scende da 12,2 a 6,1 centesimi IVA inclusa.

Quella appena varata potrebbe essere l’ultima misura di questo tipo adottata dal Governo. L’intervento è stato infatti realizzato attraverso il meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, che consente di adeguare automaticamente il livello delle imposte in presenza di un significativo aumento del gettito IVA derivante dai rincari dei carburanti. Proprio per questo motivo si è fatto ricorso a un decreto ministeriale, senza il passaggio preventivo in Consiglio dei ministri, come avvenuto in passato.

La proroga dello sconto sarà finanziata utilizzando l’extra-gettito IVA maturato nel mese precedente. Secondo quanto riportato nel decreto, per compensare le minori entrate derivanti dalla riduzione delle accise verranno impiegati 149,4 milioni di euro, corrispondenti al maggior gettito registrato tra il 1° e il 31 maggio 2026.

Carburanti, accise prorogate ma taglio ridotto sul diesel: pieno ancora caro per gli italiani

Il Consiglio dei ministri ha deciso di prorogare per la quarta volta il taglio delle accise su benzina e gasolio, confermando l’intervento a sostegno di famiglie e imprese alle prese con il caro carburanti. La misura è contenuta in un nuovo decreto legge dedicato ai prezzi petroliferi e al supporto delle attività economiche penalizzate dalle tensioni sui mercati internazionali.

La proroga resterà in vigore fino al 6 giugno e mantiene uno sconto differenziato tra benzina e diesel, ma con una riduzione per quest’ultimo. In concreto, il taglio è pari a 5 centesimi al litro per la benzina (6,1 centesimi IVA inclusa), mentre per il gasolio scende a 10 centesimi (12,2 centesimi con IVA). Una scelta che riflette l’andamento dei consumi e delle quotazioni internazionali, ma che rischia di incidere maggiormente su autotrasportatori e imprese che utilizzano mezzi diesel.

L’operazione ha un costo stimato di circa un miliardo di euro al mese per le casse pubbliche. La copertura arriva dall’extragettito IVA legato all’aumento dei prezzi, dalle sanzioni dell’Antitrust e da ulteriori interventi di razionalizzazione della spesa. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che il governo continuerà a monitorare l’evoluzione dello scenario internazionale, lasciando aperta la possibilità di un’ulteriore proroga nel caso in cui le tensioni geopolitiche, in particolare nell’area dell’Iran e dello stretto di Hormuz, dovessero protrarsi.

Proprio l’incertezza legata alle rotte energetiche e ai flussi di approvvigionamento continua a pesare sui mercati petroliferi, mantenendo elevata la volatilità dei prezzi alla pompa. In questo contesto, il taglio delle accise rappresenta una misura tampone che attenua solo in parte i rincari, senza incidere sulle dinamiche strutturali dei costi energetici.

Sul fronte del trasporto merci, il confronto tra governo e associazioni di categoria ha portato alla revoca dello sciopero degli autotrasportatori inizialmente previsto. L’esecutivo ha infatti anticipato alcune misure di sostegno incluse nel decreto: tra queste, un credito d’imposta da circa 300 milioni di euro, la riduzione a 30 giorni dei tempi per il rimborso trimestrale delle accise e la possibilità di dilazionare i pagamenti fiscali e contributivi.

Interventi che puntano ad alleggerire la pressione finanziaria su un comparto strategico per la logistica e la distribuzione delle merci, ma che, secondo gli operatori, potrebbero non essere sufficienti se i prezzi dei carburanti dovessero rimanere su livelli elevati anche nei prossimi mesi.

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