Cambio gomme 2024, dal 15 aprile si passa a quelle estive

Con la bella stagione si avvicina il momento del cambio gomme. L’obbligo di montare gomme invernali (o avere le catene a bordo) per poter percorrere alcuni tratti stradali scadrà il 15 aprile. Per effettuare il cambio degli pneumatici c’è tempo un mese, ovvero fino al 15 maggio.

Meglio prendersi per tempo! Non bisogna per forza trovarsi all’ultimo a fissare un appuntamento con il gommista per il cambio degli pneumatici. Anche per preservare la durata delle gomme invernali.

Con l’aumento delle temperature, infatti, sono sottoposte ad un maggiore stress e quindi tendono a deteriorarsi precocemente.

Le eccezioni: chi monta pneumatici invernali (identificati dalla sigla M+S che significa Mud+Snow, cioè fango e neve) che dispongono di un codice di velocità uguale o superiore a quanto indicato sul libretto di circolazione può continuare ad utilizzarli. Infatti, la normativa prevede l’obbligo del cambio solamente per gli pneumatici M+S dotati di un codice di velocità inferiore.

Il codice di velocità è indicato da una lettera dell’alfabeto e si trova direttamente sullo pneumatico. Tale valore indica la velocità massima supportata per viaggiare in sicurezza. Una volta identificato, va confrontato con quanto riportato sul libretto di circolazione.

In ogni caso il cambio delle gomme è anche una questione di sicurezza. Gli pneumatici estivi presentano diversi vantaggi come una migliore tenuta sull’asfalto con le alte temperature e spazi di frenata più contenuti. Inoltre, offrono una maggiore silenziosità ed una riduzione dei consumi.

La seconda eccezione riguarda chi utilizza gli pneumatici 4 stagioni o all season. Questi pneumatici possono essere utilizzati sia in inverno sia in estate. Dunque, nessuna sostituzione è richiesta per chi utilizza tale tipologia di gomme sulle proprie auto.

 Le sanzioni:  chi viene trovato con pneumatici non conformi rischia una sanzione che va da 422 euro a 1.695 euro. Contestualmente c’è anche la possibilità del ritiro del libretto di circolazione.

 

Bando veicoli aziendali 2024 – Regione Veneto

La Giunta regionale del Veneto ha approvato il bando “Veicoli aziendali 2024”, in collaborazione con Unioncamere Veneto, al fine di incentivare la sostituzione di veicoli altamente inquinanti con mezzi a basso impatto ambientale attraverso un contributo a fondo perduto. Il bando stanzia risorse per € 6.908.080,00.

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA:

a partire dalle ore 10:00 del 15 aprile 2024 –  fino alle ore 12:00 del 14 giugno 2024

DESCRIZIONE DELL’INIZIATIVA
Il bando è finalizzato a incentivare le Micro, Piccole e Medie imprese aventi sede legale ed operativa in Veneto alla rottamazione di veicoli aziendali inquinanti a fronte dell’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale di categoria M1 e N1.
M1: veicoli destinati al trasporto di persone con massimo 8 posti a sedere, oltre a quello del conducente
N1: veicoli per il trasporto di cose, comprese automobili omologate autocarro, aventi massa massima non superiore a 3,5 t

L’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto in base alla massa del veicolo, alla classe emissiva e al livello di emissioni prodotte.

PER LE TABELLE CONTRIBUTI E LA MODULISTICA VAI AL SITO DELLA REGIONE VENETO: https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/bando-veicoli-aziendali-2024

Le manifestazioni d’interesse dovranno essere presentate tramite la piattaforma informatica DI INFOCAMERE Re-start

In arrivo gli incentivi per acquisto auto

Nel 2024 l’Ecobonus con gli incentivi per l’acquisto di nuove auto cambia volto e viene rimodulato, con una nuova formula di contributo che dovrebbe entrare in vigore nelle prossime settimane.

Il decreto attuativo per i nuovi incentivi auto è stato firmato: adesso bisogna aspettare che sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Sono stati stanziati complessivamente 950 milioni di euro, di cui 793 milioni per le auto. Questo finanziamento copre solo una parte delle risorse concesse per il 2024 ma include anche gli “avanzi” del 2023, a differenza di quanto inizialmente previsto. Gli incentivi massimi sono di 13.750 euro per chi ha un ISEE sotto i 30.000 euro. Tra le novità c’è l’incentivo per la conversione delle auto Euro 4 o successive a GPL o metano… leggi qui tutta la news

In Italia immatricolazioni in calo: -3,7% a marzo

Il mercato italiano dell’auto torna in territorio negativo dopo 19 mesi di fila di crescita continua. A marzo, secondo i dati del ministero dei Trasporti, le immatricolazioni sono state 162.083, il 3,7% in meno rispetto allo stesso mese del 2023. La flessione mensile riduce la crescita registrata nella prima parte dell’anno: con 451.261 targhe, il trimestre mostra un miglioramento del 5,7%, all’incirca la metà del +11,7% registrato dal consuntivo dei primi due mesi. A pesare sui numeri, come già paventato a più riprese da associazioni ed esperti, è stata l’attesa dei consumatori per i nuovi incentivi. Inoltre, sono ancora lontani i livelli pre-pandemia del 2019: secondo le elaborazioni dell’Unrae, le registrazioni mensili risultano infatti in flessione del 16% e quelle trimestrali di oltre il 15%.

Aspettando gli incentivi…crollano le Bev di oltre il 34%

La suddivisione delle immatricolazioni per tipologia di alimentazione conferma l’impatto dell’attesa degli incentivi sulle elettriche a batteria: le Bev crollano del 34,5% e scendono dal 4,8% al 3,3% del mercato totale. Prosegue il momento negativo delle ibride plug-in: -22,6% e quota in contrazione dal 4,3% al 3,5%. Al contrario, le ibride non ricaricabili salgono dell’8,9% (+13,1% per le “full”, +7,3% per le “mild”) e passano dal 34,5% al 39% del mercato. Tra le motorizzazioni tradizionali, le auto a benzina crescono del 6,4%, per una quota in miglioramento dal 28,4% al 31,4%, mentre le diesel perdono il 28% e scendono dal 20,3% al 15,2%. Ancora in (relativo) spolvero il metano: +36,4% e quota raddoppiata dallo 0,1% allo 0,2%. Infine, si arresta il trend positivo del Gpl: -3,2% per un peso sul mercato che rimane comunque stabile al 7,6%.

I canali commerciali

Per quanto riguarda i canali di vendita, i privati subiscono una contrazione del 5,5%, mentre il noleggio vede la componente di lungo termine peggiorare del 27,1% e quella di breve balzare del 65,7%. Male le società, con un -7,6%, mentre le autoimmatricolazioni salgono del 26% (+23,9% l’uso privato e +60,2% l’uso noleggio).

Emissioni

Quanto alle emissioni, si torna a vedere il segno più: la CO2 media è pari a 120,3 g/km, lo 0,7% in più rispetto ai 119,5 dello stesso mese dell’anno scorso. Inoltre, il consuntivo del trimestre mostra un dato in aumento da 119,9 a 121,1 g/km (+1%). A marzo sono state immatricolate 6.581 auto (4% del mercato) con emissioni inferiori ai 20 g/km e 4.369 vetture (2,7% del totale) nella fascia 21-60 g/km. Sono state invece 111.222 le registrazioni di modelli con CO2 compresa tra i 61 e i 135 g/km, pari al 67,8% del totale. Oltre a queste tre fasce, sono state registrate anche 35.748 auto (21,8% del mercato) con emissioni di anidride carbonica tra i 136 e i 190 g/km, mentre i modelli con valori superiori ai 190 g/km sono 3.205 (2%).

Nuovo Codice della strada, c’è l’ok della Camera

Via libera dell’Aula della Camera al ddl sul codice della strada con 163 sì, i voti contrari sono stati 107. Il testo ora passa all’esame del Senato. A favore hanno votato Fdi, Lega e Forza Italia. Contrari Pd, M5s, Avs e Azione.

Contrasto ad alcol, stupefacenti e uso smartphone
Il disegno di legge interviene direttamente su alcune norme del codice della strada, inasprendo le misure di contrasto alla guida sotto l’effetto di alcol (prevedendo anche l’installazione dell’alcolock) e di stupefacenti (il reato scatta a prescindere dalla verifica dello stato di alterazione psicofisica derivante dall’assunzione di sostanze). Viene quindi introdotta la sospensione breve della patente a seguito di una serie di infrazioni gravi (come la guida contromano) e in relazione al ‘patrimonio’ dei punti ancora disponibili, mentre risultano inasprite le sanzioni, con il prolungamento del periodo di sospensione della patente, nei confronti dell’utilizzo alla guida di smartphone o altri dispositivi. In quest’ultimo caso è previsto il ritiro della patente da 15 giorni a due mesi e multa fino a 1.697 euro che in caso di recidiva sale fino a 2.588 euro, e in più la sospensione della patente può arrivare a tre mesi e si aggiunge la decurtazione da 8 a 10 punti.

Le sanzioni
Se il tasso alcolemico è compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro, scatta la multa da 573 a 2.170 euro e la sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Tra 0,8 e 1,5 grammi per litro, doppia sanzione, detentiva e pecuniaria (arresto fino a 6 mesi e ammenda da 800 a 3.200 euro), e patente sospesa da 6 mesi a un anno. Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 grammi per litro, la contravvenzione è punita – anche qui – con sanzione detentiva e pecuniaria (arresto da 6 mesi e un anno e ammenda da 1.500 a 6.000 euro), e sospensione della patente da uno a due anni. Sospensione raddoppiata se si usa l’auto di un altro; se poi si commetta lo stesso fatto entro i due anni successivi all’accertamento (recidiva infrabiennale) la patente è revocata. Salvo che il veicolo non appartenga ad altri, la condanna o il patteggiamento per questa fattispecie comportano la confisca del mezzo. Tutte le ipotesi di guida in stato di ebbrezza – nonché il rifiuto di sottoporsi a controllo – sono motivo di decurtazione di 10 punti dalla patente. In caso di stupefacenti scatta la revoca della patente, che può essere sospesa fino a tre anni: basterà che emerga la presenza dai test.

Obbligo di casco sui monopattini
Arrivano quindi, per i tutti i conducenti di monopattino, l’obbligo del casco, del contrassegno e di polizza rc, insieme al divieto di uscire dai centri urbani. Mentre si ampliano le possibilità di circolazione per motocicli, termici ed elettrici, su strade extraurbane e autostrade. Viene poi potenziato il sistema di verifica della copertura assicurativa mediante l’incrocio dei dati derivanti dalle sanzioni, anche quelle per il passaggio con il rosso. La delega, il cui esercizio è fissato in 12 mesi, riguarda la revisione e al riordino della disciplina della motorizzazione e della circolazione stradale. Sono previsti 4 principi di carattere generale e 27 criteri direttivi specifici.

Scooter su autostrade e tangenziali
I motocicli con cilindrata non inferiore a 120 cc potranno circolare in autostrade ed extraurbane principali se condotti da un maggiorenne.

Limite a uso degli autovelox
Un articolato pacchetto di innovazioni del codice riguarda gli autovelox. In particolare, in caso di più violazioni entro la stessa ora e su un tratto di strada che ricada nella competenza di uno stesso ente proprietario, non si ha il cumulo materiale delle sanzioni, ma l’applicazione della sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata di un terzo. Non sarà invece possibile mettere autovelox nelle aree con limite sotto i 50 chilometri orari. Salgono le multe per eccesso di velocità, con il massimo fino a 1.084 euro e sospensione della patente tra due settimane e un mese in caso di recidiva. Anche nelle ‘strade’ di Venezia sarà possibile accertare e sanzionare la velocità dei natanti grazie al ‘barcavelox’.

Stretta su abbandono degli animali
Il disegno di legge impone una stretta anche nei confronti di chi abbandona gli animali in strada: rischia fino a sette anni di carcere chi, con tale comportamento, causa incidenti stradali con morti, feriti o lesioni personali gravi o gravissime.

Le novità per i neopatentati
Tra le misure di carattere amministrativo figurano l’istituzione, al ministero delle infrastrutture del registro delle agenzie telematiche che erogano prestazioni di consulenza automobilistica. Pur restando fermo il divieto per i neopatentati, che passa da 1 a 3 anni dal conseguimento della patente, di guidare veicoli di grossa cilindrata, è stato stabilito un limite di potenza più alto, in modo da tener conto della cilindrata di un’autovettura di media potenza. Nel dettaglio: per i primi tre anni dalla patente B si possono guidare le auto fino a 75 kW/t, limite che sale a 105 kW per elettriche e ibride.

 

Cassazione: la targa dell’autovettura è un dato personale

La Cassazione accoglie il ricorso del Garante privacy che aveva sanzionato un’amministrazione comunale per la pubblicazione sul sito della targa di un veicolo estraneo alla vicenda.

La vicenda trae origine dalla pubblicazione sul sito di un Comune italiano di documentazione fotografica relativa alla violazione delle norme del Codice della strada in cui era leggibile anche la targa di un veicolo estraneo alla violazione.

Il Garante per la Privacy, a seguito della segnalazione pervenuta dal contravventore e non dal titolare del dato interessato, ha emesso un provvedimento sanzionatorio nei confronti dell’amministrazione comunale, ritenendo che “tale pubblicazione ha comportato un trattamento di dati personali non pertinenti ed eccedenti il perseguimento delle finalità di accertare la violazione delle disposizioni in materia di segnaletica stradale”.

Il Tribunale, interessato dal ricorso dell’amministrazione comunale, ha invece osservato che l’unico elemento oggetto di pubblicazione lesivo di dati personali era consistito nel numero di targa di un veicolo estraneo al procedimento.

Su tale premessa ha quindi affermato che il numero della targa, senza alcuna indicazione circa il conducente, non poteva farsi rientrare nel novero dei dati personali meritevoli di tutela, annullando così il provvedimento emesso dal Garante nei confronti dell’amministrazione comunale, e dichiarando la nullità della conseguente cartella di pagamento.

Il ricorso del Garante Privacy

L’Autorità in questione ha impugnato la sentenza, contestando la violazione e la falsa applicazione del Regolamento in materia di protezione dei dati personali, giacché il Tribunale – accogliendo la tesi difensiva dell’amministrazione comunale – ha ritenuto che il numero della targa non fosse un dato personale.

La decisione della Cassazione

Con l’ordinanza numero 4648 del 21 febbraio 2024, i Giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso del Garante, annullando la sentenza e rinviando la decisione ad altro giudice del medesimo tribunale.

La targa automobilistica è un dato che consente l’identificazione diretta del proprietario e ciò che assume rilievo decisivo in materia di protezione dei dati personali è, dunque, il collegamento funzionale, ai fini identificativi, tra i dati personali e la persona fisica. È pur vero che il reale utilizzatore del veicolo potrebbe non essere l’intestatario, ovvero questi potrebbe coincidere con una persona giuridica (e quindi con un soggetto non meritevole della tutela in questione), ma – ricordano i giudici – il numero di targa dei veicoli costituisce in una percentuale statisticamente preponderante un dato personale idoneo a risalire all’utilizzatore, consentendone la profilazione. Per tale ragione il trattamento non può dirsi irrilevante.

Prezzi polizze Rc Auto: saliti del +7,5% in un anno

A gennaio 2024, il prezzo medio nazionale della RC Auto cresce del 7,5% sullo stesso mese dell’anno scorso, con la tariffa media a 389 euro.

È un dato ufficiale, fornito dall’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni. Una decina di anni fa, la Responsabilità civile obbligatoria viaggiava attorno a 500 euro l’anno, per scendere a circa 350 euro a inizio 2022: da allora, la tendenza si è invertita, tutta in salita, soprattutto nel 2023. L’authority non analizza le cause dei rialzi, ma è facile immaginare che pesi l’aumento dell’inflazione degli scorsi mesi. Un altro fattore determinante nel modulare il costo di una polizza è la frequenza dei sinistri, definita dal numero di incidenti ogni 100 auto circolanti: che è passato dal 3,1% del 2021 al 3,34% del 2023. Il maggior rischio si tramuta subito in un incremento dei listini.

Gli aumenti della RCA media sono generalizzati, cioè riguardano pure chi ha un curriculum assicurativo immacolato, ossia gli automobilisti in prima classe di merito.

I rincari, però, sono più forti se la propria “pagella” peggiora: +10,4% annuo a carico dei guidatori in una classe dalla seconda in poi. Più che in passato, causare un incidente, col peggioramento di due classi in un colpo, si trasforma in un salasso per la RCA dell’annualità successiva.

La legnata la sente specie chi abita nelle province dove sono maggiori le probabilità di incidenti e frodi (sinistri inventati): in particolare, Napoli è a 560 euro l’anno, Prato a 553 e Caserta a 500. I meno tartassati? Gli abitanti di Enna con 287 euro, Oristano (298) e Aosta (311).

Targa prova: pubblicato DPR che modifica la normativa

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 14 febbraio, il DPR che modifica e semplifica Il procedimento di autorizzazione alla circolazione di prova dei veicoli, più comunemente indicato come “TARGA PROVA” ( DPR 229 del 21 dicembre 2023).
Questo decreto modifica gli articoli 1, 2 e 3 del precedente DPR 474/2001 e sarà in vigore dal 29 febbraio 2024.

Queste, in sintesi, le principali novità riguardanti il procedimento per l’ottenimento della targa prova:

l’autorizzazione alla circolazione di prova su strada (targa prova) è rilasciata sia per i veicoli non ancora immatricolati, sia per quelli già immatricolati, anche se privi di revisione in corso di validità o privi di assicurazione;
• il numero di autorizzazioni alla circolazione di prova rilasciabili ad ogni azienda è contingentato in ragione del numero di addetti dei quali dispone, nel numero di una autorizzazione ogni cinque dipendenti e collaboratori. Se il numero di dipendenti e collaboratori è inferiore a cinque viene comunque rilasciata una targa prova.
• la targa prova ha validità annuale e non è rinnovabile decorsi sei mesi dalla sua scadenza. In questo caso occorrerà richiedere una nuova autorizzazione.
• non è consentita la circolazione su strada con autorizzazione alla circolazione di prova scaduta di validità o priva di assicurazione.

Quando la targa prova è collocata su un veicolo già immatricolato, deve essere posizionata nella parte posteriore del mezzo in modo ben visibile e tale da non oscurare o rendere illeggibile la targa di immatricolazione o, quando previsto, la targa ripetitrice che, in ogni caso, durante la circolazione di prova non devono e non possono essere rimosse.

I procedimenti di rilascio, di rinnovo e di revoca dell’autorizzazione alla circolazione di prova sono gestiti in via telematica, secondo le modalità stabilite dalla Direzione generale per la motorizzazione e per i servizi ai e alle imprese in materia di trasporti e navigazione entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del DPR 229/2023, ovvero entro la fine del prossimo mese di giugno.

Ricordiamo che l’autorizzazione alla circolazione di prova, è soggetta al pagamento del ‘bollo’, da pagarsi entro il 31 gennaio di ogni anno, con validità 12 mesi e scadenza 31 dicembre e che varia in base alla classe del veicolo:
– Autoveicoli € 206,69
– Ciclomotori € 19,11
– Motoveicoli € 31,00

Al fine di evitare l’obbligo di rinnovare il pagamento del bollo per l’anno successivo, le aziende che prevedano di non utilizzare le targhe prova dovranno restituire le stesse all’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile entro il 31 dicembre dell’anno già coperto da pagamento.

Ricordiamo inoltre che rimangono in vigore, rispetto all’uso delle targhe prova, gli obblighi previsti dal Codice della Strada, con sanzioni per chiunque adibisca ‘un veicolo in circolazione di prova ad uso diverso o nel caso che il veicolo circoli ‘senza che su di esso sia presente il titolare dell’autorizzazione o un suo dipendente munito di apposita delega’.

Obbligo assicurativo per i veicoli: chiarimenti dal Ministero

Tutti i veicoli a motore, compresi quelli che sono custoditi o circolano in aree private, vanno assicurati. È il principio contenuto nel decreto legislativo 22 novembre 2023 n. 184, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 dicembre 2023, con cui viene recepita in Italia la direttiva del 24 novembre 2021. Una normativa complessa, offuscata da zone d’ombra su cui adesso il ministero dell’Interno, tramite la circolare n. 4054 dell’8 febbraio 2024, cerca di fare chiarezza. Cosa prevede:

Veicoli a motore

In base alla definizione fornita dalla nuova normativa (art. 1, comma 1, lett. m che modifica l’art. 193 del cds), il «veicolo a motore» è quello «azionato esclusivamente da una forza meccanica» e quindi non sono tali quelli che per circolare vanno azionati anche da forza muscolare come per esempio le biciclette con pedalata assistita o quelli in cui la propulsione del motore non è esclusiva, come nel caso dei monopattini elettrici dotati di prevalente propulsione generata dal motore elettrico.

In più, per essere assoggettato all’obbligo assicurativo il veicolo a motore deve anche rispettare una di tali condizioni: viaggiare a una velocità superiore ai 25 km/h; avere un peso netto massimo superiore a 25 Kg e una velocità di progetto massima superiore a 14.

Ma la parte più interessante riguarda l’inclusione tra questi veicoli anche dei rimorchi destinati a essere trainati da altro veicolo, a prescindere dal fatto che sia o meno agganciato a questo.

Inoltre, siccome il veicolo va assicurato se svolge una funzione legata alla circolazione, di conseguenza, un’autogru in sosta che abbia come funzione, per esempio, non la circolazione, ma il suo utilizzo come presa di forza, non va assicurata

Al contrario, un veicolo circolante resta tale e quindi da assicurare, anche nel caso in cui assolva a tale funzione non sulla strada pubblica, ma in area privata in cui l’accesso viene regolamentato. Anche se l’obbligo persiste anche quando lo stesso veicolo viene semplicemente parcheggiato in sosta.

I veicoli esclusi dall’obbligo

Per espressa esclusione, invece, non vanno assicurati:

  • i veicoli per i quali è stata richiesta la cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) in vista della demolizione;
  • i veicoli cancellati dal PRA a seguito di revoca o annullamento della carta di circolazione;
  • i veicoli cancellati dal PRA per essere esportati. Seppure in tal caso va tenuto presente che fin quando resta valido il foglio di via per il raggiungimento del confine, il veicolo va ancora assicurato, mentre laddove scade tale validità, viene meno anche l’obbligo assicurativo.

Inoltre in tutta una serie di casi, in cui di fatto il veicolo non possa essere usato per provvedimento dall’autorità (vale a dire, confisca; sequestro amministrativo; fermo amministrativo; fermo fiscale; sequestro penale; sospensione dalla circolazione per circolazione senza revisione; ritiro della carta di circolazione; sospensione della carta di circolazione; ritiro delle targhe), non potrà essere sanzionato – se sprovvisto di assicurazione – secondo le previsioni dell’art 193, ma in base a quanto previsto dalle diverse norme riferite alle singole fattispecie.

Infine, non vanno assicurati i veicoli inidonei all’uso come mezzo di trasporto, vale a dire in grado di circolare, in quanto privi di alcuni componenti essenziali (motore, pneumatici, ecc).

Germania: con la svolta elettrica a rischio il 20% dei dipendenti di fornitori e costruttori

Zf, Bosch o Continental sono solo gli ultimi grandi operatori dell’auto tedesca ad aver annunciato massicci tagli agli organici.

Nei prossimi mesi la forza lavoro che da sempre viene considerata come un’eccellenza assoluta dell’intero tessuto industriale della Germania si troverà di fronte a uno tsunami: ne è convinto Stefan Bratzel, direttore del Center of Automotive Management di Bergisch Gladbach, secondo il quale il massiccio ridimensionamento, da attribuire direttamente alla transizione verso la mobilità elettrica, metterà a rischio circa un quinto dei lavoratori del settore auto in poco più di cinque anni.

Pioggia di tagli

“La trasformazione – ha scritto Bratzel – sta diventando sempre più visibile sotto forma di tagli di posti di lavoro presso le grandi aziende fornitrici. Entro la fine del decennio prevediamo un calo dei posti di lavoro nell’industria automobilistica (produttori/fornitori) di circa il 20%. Parte dello smantellamento è già avvenuto. D’altro canto, si creano posti di lavoro anche in altri settori, ma non tutti gli specialisti dei motori a combustione diventano specialisti dell’intelligenza artificiale”. Da tempo, associazioni ed esperti avvertono delle conseguenze del passaggio all’auto alla spina per una platea di lavoratori che, tra fornitori e costruttori, contava oltre 770 mila persone alla fine del 2022. In ogni caso, la riduzione è iniziata da tempo: nel 2018 è stato raggiunto il record di quasi 834 mila dipendenti, ma negli anni successivi si è registrato un progressivo calo degli addetti in scia alla decisione di costruttori e componentisti di mettere mano agli organici.

Tensioni sociali

Finora, i tagli non si rivelati traumatici solo grazie ai tradizionali strumenti di contrattazione con i sindacati: aziende come la Volkswagen, per esempio, stanno riducendo la propria forza lavoro tramite la cosiddetta “gestione della curva demografica”. In sostanza, si privilegiano i prepensionamenti o gli esodi volontari e incentivati e non si ricoprono le posizioni vacanti. Da qualche mese, però, la Germania sta affrontando una situazione sempre più tesa. Lo dimostrano le frequenti iniziative di mobilitazione, tra cui le manifestazioni organizzate da agricoltori o camionisti: la protesta contro alcune politiche ambientali varate dal governo federale sta paralizzando da giorni l’intera Germania e ora sta dilagando in tutta Europa con blocchi e picchetti in Francia, Belgio e Italia.

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