COMPARTO AUTO – INCONTRO IN CGIA mercoledì 15 aprile 2026 – 20.30

CGIA MESTRE e TOPDON ITALIA organizzano per il Comparto Auto l’incontro tecnico:

AUTO CINESI, GLI SCENARI CHE ATTENDONO GLI AUTORIPARATORI

L’arrivo massiccio di auto cinesi in Italia e in Europa rappresenta un fenomeno complesso per gli autoriparatori, configurandosi come una sfida ibrida che presenta sia minacce immediate che significative opportunità di crescita a medio termine

parleremo di queste tematiche, e non solo, con:

ing. ANTONIO COFANO, esperto del mercato cinese, direttore di Auto Consulting S.a.s., ed importatore della linea professionale Topdon in Italia.

mercoledì 15 aprile 2026 ore 20.30

Presso SEDE CGIA MESTRE, via Torre Belfredo 81/e piano terra

LOCANDINA EVENTO  

info e adesioni: tel. 041/23.86.701 – giovannigomiero@cgiamestre.com

Al termine dell’incontro è previsto un buffet per tutti i partecipanti

Auto usata: il 2026 apre in flessione

Il 2026 si apre con un segno meno per il mercato dell’auto usata: con 438.975 trasferimenti di proprietà (dati in attesa di consolidamento), il mese di gennaio registra un -6,7% rispetto ai 470.308 di gennaio 2025 (-9,9% sul 2019), il calo più forte da 40 mesi a questa parte. I trasferimenti netti calano del 7,3%, mentre le minivolture segnano un -5,8%. Così i dati elaborati da Unrae ( qui il comunicato con le tabelle )

In gennaio i trasferimenti per contraente confermano l’andamento dei mesi precedenti: gli scambi tra privati/aziende, che rimangono largamente predominanti, sono in leggera crescita e rappresentano il 57,6% di tutti i passaggi di proprietà. Parallelamente, 1,1 punti vengono persi da quelli da operatore a cliente finale, al 37,7% nel mese. Gli stessi sono penalizzati anche dagli scambi provenienti da auto-immatricolazioni che aumentano di 0,5 punti di quota (3,9% nel mese), mentre recuperano 0,1 punti quelli provenienti dal noleggio (0,9% complessivo nel mese).

Nel mese di gennaio l’analisi per regione conferma invariato il podio: al primo posto la Lombardia, al 16,1% di quota (+0,5 p.p.) e al secondo il Lazio al 9,6% (-0,2 p.p.). In terza posizione troviamo la Campania con il 9,3% di quota (-0,1 p.p.) e al 4° posto torna la Sicilia, stabile all’8,3%, seguita dal Veneto  all’8,2%.

Trasferimenti netti: Anzianità

A gennaio la quota dei trasfe­rimenti netti di vetture con oltre 10 anni di anzianità guadagna 1,2 punti, al 49,8%. Quella di auto da 6 a 10 anni sono stabili, al 17,4%. Le auto da 4 a 6 anni rappresentano il 9,8% (-1,9 p.p. rispetto a gennaio 2025); 11,6% la quota di auto da 2 a 4 anni (+0,1 p.p.), e 4,0% quella delle auto da 1 a 2 anni (-0,3 p.p.). Le vetture fino a 1 anno salgono al 7,4% nel mese (+0,9 p.p.). Nel complesso, i trasferimenti di vetture fino a 4 anni di anzianità coprono il 23,0% a gennaio, 0,7 punti in più dello stesso mese 2025.

Minivolture: Contraenti

Sul fronte delle minivolture, cresce di 0,6 punti al 29,5% la quota dei ritiri di autovetture da parte degli operatori, e scende al 53,4% (-1,7 punti) la quota di privati o altre società che permutano la propria vettura. Cedono 0,7 punti le auto provenienti da auto-immatricolazioni (all’1,7%), mentre ne guadagnano 0,9 quelle provenienti dal Noleggio a Lungo Termine (all’11,1%) e quelle provenienti dal Noleggio a Breve Termine (al 4,3%).

Minivolture: Alimentazioni

Fra le minivolture le auto diesel mantengono la leadership nel mese, ma calano di 4,2 punti al 41,0%. Il motore a benzina guadagna 0,6 punti al 32,8%. Il Gpl sale al 5,4%, il metano cede 0,3 punti all’1,8%. In sostenuta crescita le minivolture di auto ibride, al 15,0%. Le ibride plug-in e le elettriche pure si posizionano rispettivamente al 2,1% (+0,5 punti) e all’1,9% di quota (+0,7 p.p.).

Minivolture: Anzianità

Anche fra le minivolture recupera la quota delle autovetture con più di 10 anni, al 37,1% del totale: 0,5 punti in più di gennaio 2025. Cede 0,1 punti la fascia da 6 a 10 anni (al 19,1%) e perde 2,5 punti quella da 4 a 6 anni, al 10,9%. Recupera 0,2 punti la fascia da 2 a 4 anni (al 16,4%); quella da 1 a 2 anni scende al 4,8% (-0,5 p.p.), mentre recupera 2,4 punti quella fino a 1 anno, all’11,7%. Nel complesso, le minivolture di vetture fino a 4 anni di anzianità coprono il 32,9% a gennaio, 2,1 punti in più dello stesso mese 2025.

Monopattini, da maggio obbligo di targa e assicurazione: sanzioni fino a 400 euro

Con l’entrata in vigore del nuovo decreto, scattano importanti novità per i monopattini elettrici. Il provvedimento prevede infatti l’introduzione dell’obbligo di targa e assicurazione, concedendo ai proprietari un periodo di 60 giorni per adeguarsi. Le nuove disposizioni diventeranno operative dal prossimo 16 maggio.

Per chi non si mette in regola sono previste sanzioni comprese tra 100 e 400 euro. I due nuovi obblighi riguardano, nello specifico, l’installazione della targa e la stipula di una copertura assicurativa.

Per ottenere la targa sarà necessario accedere al Portale dell’automobilista utilizzando credenziali Spid di secondo livello oppure la carta d’identità elettronica. Attraverso la piattaforma sarà possibile presentare la richiesta, prenotare il ritiro del contrassegno presso gli uffici della Motorizzazione o gli studi di consulenza automobilistica, oltre a segnalare eventuali furti o smarrimenti e richiederne la cancellazione.

Il contrassegno identificativo non sarà associato al mezzo, ma al proprietario, tramite collegamento tra il codice della targa e il codice fiscale. Dovrà essere posizionato sul parafango posteriore oppure nella parte anteriore del piantone dello sterzo, come ricordato da Assoutenti.

Sul fronte dei costi, la polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi — che copre eventuali danni a pedoni, ciclisti o altri veicoli — può variare indicativamente tra i 25 e i 150 euro l’anno, a seconda delle garanzie scelte. Per quanto riguarda la targa, il costo è fissato in 8,66 euro tramite il sistema PagoPa: 5,03 euro per la produzione, 1,11 euro di Iva e 2,52 euro destinati a interventi per la formazione, la segnaletica e la sicurezza stradale.

Auto: tante e tra le più vecchie in UE, ma gli autoriparatori diminuiscono

Può sembrare un controsenso, ma i numeri raccontano una storia solo in apparenza paradossale. L’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: circolano 701 vetture ogni mille abitanti, cioè sette auto ogni dieci persone. E il totale continua a crescere in misura pressoché costante sin dall’inizio degli anni Duemila.  Oggi il parco auto ha superato quota 41 milioni e 300 mila mezzi. Nell’ultimo decennio si sono aggiunte poco più di 4 milioni e 200 mila vetture, con un aumento complessivo dell’11,5 per cento. Non solo: tra i grandi Paesi dell’Unione Europea abbiamo il parco auto più anziano. Quasi un’auto su quattro – il 24,3 per cento – ha più di vent’anni. Fa peggio soltanto la Spagna (25,6 per cento), mentre la Francia si ferma a poco più di una su otto (12,5 per cento) e la Germania addirittura a una su dieci (10 per cento). Con così tante vetture, e per di più datate e bisognose di manutenzione, ci si aspetterebbe un aumento delle attività di autoriparazione (carrozzieri, autofficine, gommisti, elettrauto, etc.). Accade invece il contrario. Gli autoriparatori, in particolare quelli indipendenti, continuano a diminuire: nel 2024 le attività erano poco più di 75 mila e 200. Dieci anni prima erano 83 mila e 700. In pratica ne sono “scomparse” circa 8 mila e 400, con un calo del 10 per cento. Questo approfondimento è stato realizzato dall’Ufficio studi della CGIA.

Le cause della crisi delle autofficine artigiane

Come dicevamo, in Italia il numero degli autoriparatori diminuisce anno dopo anno per una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto. Non si tratta solo di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale. Prima di tutto, i costi di gestione sono aumentati molto. Affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui. Molte piccole attività artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti…

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Il mercato auto in crescita del 14% a febbraio

Il mese di febbraio consolida la fase di espansione del mercato automobilistico: le immatricolazioni raggiungono quota 157.334 unità, con un aumento del 14% rispetto alle 137.965 dello stesso mese dell’anno precedente. Anche in questa occasione, però, il noleggio a breve termine ha inciso in modo significativo: al netto di tale componente, la crescita si ridurrebbe al 9%. Positivo anche il consuntivo del primo bimestre 2026, che totalizza 299.373 nuove registrazioni, in progresso del 10,2% rispetto alle 271.686 di gennaio-febbraio 2025, ma con un incremento più contenuto sul 2024 (+3,5%) e ancora inferiore ai livelli del 2019 (-12,9%).

Sul fronte dell’elettrificazione, le vetture full electric (BEV) rappresentano il 7,9% delle vendite mensili, pari a 12.572 unità, in crescita rispetto al 5,0% di febbraio 2025 e al 6,6% di gennaio. A incidere in modo rilevante sono stati gli incentivi MASE, con effetti distorsivi sul mercato. Decisa anche la dinamica delle plug-in hybrid (PHEV), che raggiungono l’8,5% di quota a febbraio, contro l’8,7% di gennaio e il 4,5% di un anno fa, sostenute dall’ampliamento dell’offerta e dalle modifiche normative sui fringe benefit per le auto aziendali.

Per quanto riguarda la regolamentazione europea, il 4 marzo la Commissione UE presenterà l’Industrial Accelerator Act, rinviato rispetto alla scadenza iniziale di fine febbraio, con l’obiettivo di rafforzare la competitività industriale europea e accelerare transizione e innovazione tecnologica. Il principio del “Made in Europe” dovrebbe tradursi in una quota minima di componenti europei per accedere a incentivi e appalti pubblici sui veicoli elettrici. Secondo le indiscrezioni, i nuovi modelli elettrici, ibridi e a idrogeno che beneficeranno di aiuti statali dovranno essere assemblati nell’Unione e integrare, escluse le batterie, almeno il 70% di componenti europei calcolati sul valore.

L’analisi per utilizzatori evidenzia a febbraio un aumento dei volumi per i privati, che però perdono 2,2 punti di quota, scendendo al 52,2% del totale; nel primo bimestre si attestano al 54,4% (-4,2 punti percentuali). Le autoimmatricolazioni crescono sia in volume sia in quota, raggiungendo il 9,5% nel mese (+0,6 p.p.) e il 9,8% nel cumulato (+1,1 p.p.). Il noleggio a lungo termine registra una lieve crescita dei volumi ma perde 2,5 punti di quota, fermandosi al 21,6% (20,5% nel bimestre, -1,5 p.p.), per effetto dell’aumento delle Captive e del lieve calo delle società Top. Il noleggio a breve termine mostra invece una forte accelerazione, salendo all’11,7% di quota (+4,8 p.p.) e al 10,2% nel primo bimestre. Le società segnano una leggera crescita nei volumi, ma restano al 5,0% di share sia nel mese sia nel cumulato (-0,6 p.p.).

Tra le alimentazioni, la benzina perde quasi 6 punti e scende al 20,2% nel mese (19,5% nel bimestre, -6,9 p.p.). Il diesel arretra di quasi un quarto nei volumi, con una quota del 6,5% a febbraio (-3,2 p.p.) e del 6,9% nel cumulato (-2,6 p.p.). Il Gpl dimezza la propria incidenza al 5,0% nel mese e al 5,7% nel primo bimestre (-4,5 p.p.). Le ibride si confermano leader di mercato, con un balzo di 7,2 punti e una quota del 51,9% a febbraio (52,1% nel bimestre), di cui 15,1% full hybrid e 36,8% mild hybrid. Le BEV chiudono il mese al 7,9% (+2,9 p.p. sul 2025; 7,3% nel cumulato), mentre le PHEV raggiungono l’8,5% (8,6% nel bimestre, +4,5 p.p.).

Per quanto riguarda i segmenti, a febbraio si registra una marcata crescita delle berline e dei SUV di segmento A, rispettivamente al 12,4% e 2,3%. In lieve flessione le berline di segmento B, al 14,7%, mentre i SUV recuperano fino al 31,4%. Nel segmento C calano le berline (3,8%), mentre i SUV salgono al 21,4%. Nel segmento D le berline scendono allo 0,8%, mentre i SUV crescono al 7,3%. Nell’alto di gamma diminuiscono i volumi sia delle berline sia dei SUV, rispettivamente allo 0,2% e 1,1%. Le station wagon coprono il 2,4% del mercato, gli MPV l’1,7% e le sportive lo 0,7%.

A livello territoriale, il Nord Est mantiene la leadership con il 32,9% di quota (+3,5 p.p.), sostenuto dal noleggio, senza il quale si fermerebbe al 22,3% (-10,6 p.p.). Il Nord Ovest scende al 28,5% (-0,5 p.p.), il Centro Italia cala al 23,1% (-4 p.p.), mentre il Sud sale al 10,2% (+0,6 p.p.) e le Isole al 5,3% (+0,5 p.p.).

Le emissioni medie di CO₂ delle nuove immatricolazioni si riducono del 6,6% a febbraio, attestandosi a 107,6 g/Km, e del 6,5% nel primo bimestre, a 108,5 g/Km.

La ripartizione per fasce di emissione conferma il peso di BEV e PHEV: le ZEV (0 g/Km) rappresentano il 7,9% del mercato, la fascia 1-20 g/Km l’1,4%, quella 21-50 g/Km il 3,9% e la 51-60 g/Km l’1,7%. Le vetture tra 61 e 94 g/Km coprono il 4,9%, la fascia 95-135 g/Km il 60,7%, quelle tra 136 e 190 g/Km il 15,8% e oltre i 190 g/Km l’1,5%.

Alcolock obbligatorio per i recidivi: operativo l’elenco degli installatori, costo fino a 2.000 euro

Diventa pienamente operativo l’obbligo di installazione dell’alcolock per i conducenti già sanzionati per guida con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. A quasi 15 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato sul portale dell’automobilista l’elenco degli installatori autorizzati e dei modelli di veicoli compatibili con il dispositivo.

Il sistema – che ha un costo indicativo intorno ai 2.000 euro – impedisce l’avvio del motore se il conducente non supera un test dell’alito: il veicolo si accende esclusivamente con tasso alcolemico pari a zero. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza stradale e prevenire la recidiva nei casi di guida in stato di ebbrezza.

Obbligo per 2 o 3 anni

L’installazione è obbligatoria per i conducenti recidivi (tasso superiore a 0,8 g/l) per un periodo variabile da due a tre anni. Durante questo arco temporale, potranno guidare solo veicoli dotati di alcolock regolarmente installato.

L’accesso all’elenco ufficiale è disponibile nella sezione “Veicoli” del portale dell’automobilista, alla voce dedicata ad “Alcolock – Installatori e modelli veicoli”.

Come funziona e su quali veicoli si installa

L’alcolock può essere montato su diverse categorie di mezzi destinati al trasporto di persone e merci, nel rispetto degli standard previsti dalla normativa europea. I produttori sono tenuti a fornire istruzioni dettagliate per l’installazione, l’uso e la manutenzione.

Un ruolo centrale spetta agli installatori autorizzati, che devono applicare un sigillo speciale anti-manomissione. In caso di controllo su strada, il conducente dovrà esibire l’originale della dichiarazione di installazione e il certificato di taratura in corso di validità. Non è invece necessario aggiornare il documento unico di circolazione.

Sanzioni e aggravanti

Chi, pur essendo obbligato, guida senza alcolock rischia una multa da 158 a 638 euro e una nuova sospensione della patente da uno a sei mesi. Le sanzioni raddoppiano in caso di manomissione, alterazione del dispositivo (ad esempio facendo soffiare un’altra persona) o rimozione.

Se il conducente soggetto all’obbligo viene nuovamente sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, le sanzioni previste aumentano di un terzo, con un ulteriore aggravio sul piano amministrativo e sanzionatorio.

Mercato auto, il 2026 parte in crescita ma restano le incognite

Il mercato italiano delle autovetture apre il 2026 con un segnale positivo: a gennaio sono state immatricolate 141.980 vetture, in aumento del 6,2% rispetto alle 133.721 dello stesso mese del 2025. A trainare la crescita è soprattutto il noleggio a breve termine.

Il confronto con il periodo pre-pandemia resta però negativo: rispetto a gennaio 2019 mancano ancora circa 23.300 unità (-14,1%).

Previsioni 2026: crescita minima e domanda debole
Secondo le stime UNRAE, il 2026 dovrebbe chiudersi con 1.540.000 immatricolazioni, in lieve aumento (+0,9%) sul 2025, pari a circa 14.000 vetture in più. Tuttavia, il divario rispetto al 2019 rimane significativo: -19,7%, ovvero 377.000 auto in meno.

Per il biennio 2027-2028 l’Associazione prevede un mercato ancora sotto quota 1,6 milioni, confermando l’equilibrio registrato negli ultimi tre anni.

Alimentazioni: rientro delle BEV, crescita sostenuta delle PHEV
Sul fronte delle motorizzazioni, le elettriche pure (BEV) si attestano al 6,6% del mercato (9.446 unità). La quota scende rispetto ai picchi di fine 2025, ma resta in crescita rispetto al 5,0% di gennaio scorso.

Le ibride plug-in (PHEV) continuano invece a mostrare una dinamica robusta, raggiungendo l’8,7% di quota, ben oltre il 3,7% registrato un anno fa, grazie all’ampliamento dell’offerta e alle nuove regole sui fringe benefit per le auto aziendali.

Nel complesso:

Benzina in forte calo (18,7%).
Diesel al 7,3%.
GPL al 6,5%.
Ibride complessivamente al 52,1% (14,4% full hybrid e 37,7% mild hybrid).
Le emissioni medie di CO₂ scendono del 6,3%, attestandosi a 109,5 g/km.

Utilizzatori: forte crescita del noleggio a breve
Analizzando i canali di vendita:

I privati scendono al 56,9%.
Le autoimmatricolazioni salgono al 10,1%.
Il noleggio a lungo termine si attesta al 19,2%.
Il noleggio a breve termine registra un forte incremento, arrivando all’8,7% del totale.

Autovelox, il caos omologazioni: solo mille già conformi

Secondo una ricognizione informale condotta sul territorio nazionale, in Italia sarebbero presenti circa 11 mila autovelox. Tuttavia, solo 3.800 dispositivi risultano effettivamente registrati sulla piattaforma ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra quelli censiti, poco più di 1.000 rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione previsti nella fase di adozione della nuova normativa, mentre per gli altri sarà necessario completare ulteriori verifiche tecniche e amministrative per attestare la piena conformità.

I dati sono stati diffusi dal dicastero guidato dal ministro Matteo Salvini, che ha annunciato l’invio del cosiddetto decreto Autovelox al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la successiva notifica alla Commissione europea. La trasmissione avviene nell’ambito della procedura TRIS, che prevede una clausola di “stand still” di 90 giorni: un periodo durante il quale il provvedimento non può essere adottato definitivamente, consentendo agli altri Stati membri e alla Commissione di formulare eventuali osservazioni o rilievi.

Il decreto è stato inoltrato anche al Consiglio superiore dei lavori pubblici per il previsto parere tecnico. Il testo tiene conto degli esiti del censimento degli autovelox, un’operazione che ha permesso di delineare un quadro dettagliato e verificabile degli apparecchi installati sulle strade italiane, con informazioni su numero, tipologia, marca, modello e grado di conformità alle normative vigenti in materia di omologazione e taratura.

L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione e dibattito pubblico sull’uso dei dispositivi di rilevazione della velocità, spesso al centro di contestazioni e ricorsi da parte degli automobilisti, anche alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali che hanno sottolineato l’importanza della corretta omologazione e della trasparenza delle procedure.

Secondo quanto sottolineato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una nota ufficiale, il provvedimento è stato fortemente voluto dal ministro per garantire certezza giuridica, uniformità di regole e maggiore trasparenza nell’utilizzo degli autovelox. L’obiettivo dichiarato è quello di assicurare che tali strumenti siano impiegati esclusivamente per la prevenzione degli incidenti e per la tutela della sicurezza stradale, evitando che possano essere percepiti come un mezzo per incrementare le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative.

autovelox e distanza dei segnali: i chiarimenti della Cassazione

La Corte di cassazione torna a fare chiarezza sulle regole che disciplinano la distanza tra i segnali di preavviso e le postazioni autovelox, soprattutto in presenza di intersezioni stradali. Con la sentenza n. 31665/2025, la Cassazione penale ha accolto il ricorso presentato da un Comune contro l’annullamento di una sanzione per eccesso di velocità rilevata tramite dispositivo automatico.

L’automobilista aveva contestato la legittimità dell’accertamento sostenendo che i segnali di preavviso non rispettassero le distanze previste dalla normativa. Il giudice di appello aveva accolto questa tesi, ma la Suprema Corte ha ritenuto il ragionamento incompleto.

Come si calcola la distanza tra segnale e autovelox

Al centro della controversia vi è la cosiddetta “regola del chilometro”, che stabilisce la distanza minima tra il segnale di limite di velocità e l’apparecchiatura fissa di rilevamento. Secondo la Cassazione, tale regola si applica solo in presenza di due condizioni precise:

  • la postazione di controllo deve essere fissa e non mobile;
  • tra il segnale di limite di velocità e l’autovelox non devono esserci intersezioni.

Quando entrambe le condizioni sono soddisfatte, la presenza di eventuali segnali ripetuti dello stesso limite entro il chilometro non incide sulla validità dell’accertamento.

Il peso decisivo delle intersezioni

La Corte chiarisce inoltre che la presenza di intersezioni modifica il calcolo delle distanze. In questi casi, il segnale di limite di velocità deve essere ripetuto dopo ogni intersezione e la distanza minima di un chilometro va calcolata a partire dal segnale collocato dopo l’ultima intersezione.

Nel caso esaminato, il giudice di appello aveva valutato esclusivamente la distanza tra il secondo segnale e l’autovelox, ritenendola insufficiente, senza verificare se tra il primo e il secondo segnale fossero presenti intersezioni. Un’omissione ritenuta decisiva dalla Cassazione.

Perché la sentenza è stata annullata

Secondo i giudici di legittimità, il Tribunale non aveva accertato un elemento fondamentale per l’applicazione corretta della normativa: l’esistenza o meno di intersezioni successive al primo segnale. Solo tale verifica consente di stabilire se il secondo cartello debba nuovamente rispettare la distanza minima di un chilometro rispetto alla postazione di controllo.

Per questo motivo, la decisione di appello è stata giudicata non conforme ai criteri stabiliti dalla giurisprudenza e la sentenza è stata annullata.

Rca, stop all’obbligo per i mezzi inutilizzabili e nuove regole per le auto storiche

Cambiano le regole dell’assicurazione auto. Un decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento recepisce la direttiva Ue 2021/2118, introducendo novità sull’obbligo di Rc auto, sui veicoli d’epoca e sulle polizze di durata ridotta.

Esenzione per i veicoli inutilizzabili
Il provvedimento chiarisce il perimetro dell’obbligo assicurativo, escludendo i veicoli stabilmente non idonei all’uso perché privi di parti essenziali. L’esenzione riguarda soprattutto mezzi in stato di rottame o senza motore, ma non si applica ai veicoli privi di componenti facilmente reinstallabili, come ruote o batterie.

Nuove polizze per i veicoli storici
Per i veicoli d’epoca e di interesse storico viene introdotta la possibilità di assolvere all’obbligo assicurativo anche con schemi diversi dalla Rc auto tradizionale. Le polizze dovranno distinguere il premio per il rischio di stazionamento da quello per il rischio di circolazione. L’obiettivo è garantire un adeguato indennizzo anche per i danni causati da veicoli fermi, ad esempio in musei. Nel 2025 i veicoli con Certificato di rilevanza storica risultano quasi 310 mila, tra auto e moto.

Polizze infra-annuali
Il decreto apre inoltre alla possibilità di assicurazioni obbligatorie di durata inferiore all’anno per i veicoli a utilizzo stagionale. Un successivo decreto ministeriale potrà disciplinare le nuove polizze, superando l’attuale vincolo della durata minima annuale previsto dal Codice delle assicurazioni.

Gare motoristiche e ruolo dell’Ivass
Maggiore flessibilità è prevista anche per le competizioni sportive, con la possibilità di stipulare polizze di responsabilità civile generale in alternativa alla Rc auto. Infine, viene rafforzato il ruolo dell’Ivass, che riacquista i poteri di vigilanza sulla banca dati dell’attestato di rischio e sulla qualità delle informazioni relative alla sinistrosità.

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