Mercato auto, ad agosto immatricolazioni in crescita del 3,15%

Il mercato italiano dell’auto continua a crescere, ma con segnali che invitano alla prudenza. Ad agosto sono state immatricolate 69.411 autovetture, il 3,15% in più rispetto alle 67.290 dello stesso mese del 2025. Si tratta del nono mese consecutivo di crescita.

Il dato positivo va tuttavia letto considerando il calendario: ad agosto 2026 ci sono stati 21 giorni lavorativi, contro i 20 di agosto 2025. A parità di giorni lavorativi, secondo le elaborazioni riportate dal Centro Studi Promotor, il mercato avrebbe registrato una flessione dell’1,7%.

DA GENNAIO OLTRE 1,1 MILIONI DI AUTO

Nei primi otto mesi dell’anno il mercato italiano ha raggiunto 1.129.596 immatricolazioni, con una crescita dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato che conferma il recupero del mercato, anche se ancora lontano dai livelli precedenti alla pandemia.

STELLANTIS CRESCE DEL DOPPIO

Ad agosto Stellantis ha fatto meglio del mercato complessivo. Il gruppo, includendo Leapmotor, ha immatricolato 18.854 vetture, con una crescita del 6,2%, circa il doppio rispetto al +3,15% registrato dal mercato italiano.

La quota di mercato di Stellantis è salita al 27,2%, dal 26,4% di agosto 2025. Nei primi otto mesi dell’anno il gruppo ha invece raggiunto 341.225 immatricolazioni, in aumento del 14%, portando la propria quota al 30,2%.

CRESCONO ANCHE LE AUTO ELETTRICHE

Ad agosto le auto elettriche pure hanno registrato una crescita significativa, ma continuano a rappresentare una quota ancora contenuta del mercato, pari al 6,4%. In aumento anche le ibride plug-in, mentre cresce rapidamente la presenza dei marchi cinesi sul mercato italiano.

Per il comparto della vendita, della manutenzione e della riparazione, i dati confermano quindi un mercato ancora dinamico, ma caratterizzato da una trasformazione sempre più evidente della domanda e da una crescente concorrenza tra i diversi costruttori.

Aftermarket auto, un mercato da 31 miliardi ma manca personale qualificato

Il mondo della manutenzione e della riparazione automobilistica continua a rappresentare una componente importante della filiera dell’auto italiana. Secondo i dati presentati da ANFIA, il mercato italiano dell’aftermarket automotive vale circa 31,2 miliardi di euro.

Il settore, però, deve fare i conti con una difficoltà sempre più evidente: la carenza di personale qualificato. Il 36,8% delle imprese della filiera indica infatti il mismatch tra domanda e offerta di competenze come un ostacolo alla crescita.

La questione riguarda da vicino anche le autofficine, chiamate a confrontarsi con veicoli sempre più tecnologici. Elettrificazione, sistemi elettronici, diagnostica avanzata, ADAS e nuove tecnologie richiedono competenze professionali aggiornate e una formazione continua.

Il problema delle competenze si inserisce inoltre in un quadro caratterizzato da un parco auto italiano particolarmente numeroso e anziano. Secondo dati relativi al 2024, in Italia operavano poco più di 75.200 imprese di autoriparazione, circa 8.400 in meno rispetto a dieci anni prima.

Per il comparto, quindi, la sfida dei prossimi anni non sarà soltanto quella di mantenere un mercato importante, ma anche di formare e trovare i professionisti necessari per riparare le auto di oggi e di domani.

Auto usate, il mercato torna a crescere: 184 usate ogni 100 nuove

Il mercato delle auto usate torna a crescere e conferma il ruolo centrale delle vetture di seconda mano nella mobilità degli italiani. Secondo i dati dell’Automobile Club d’Italia (ACI), a giugno 2026 i passaggi di proprietà delle autovetture sono stati 263.311, contro i 250.180 dello stesso mese del 2025, con un aumento del 5,2%.

Il dato evidenzia il peso sempre maggiore dell’usato rispetto al mercato del nuovo: a giugno, infatti, ogni 100 autovetture nuove vendute ne sono state acquistate 184 usate. Nei primi sei mesi dell’anno il rapporto è stato di 175 auto usate ogni 100 nuove.

Per gli autoriparatori si tratta di un andamento particolarmente significativo. Un mercato dell’usato vivace significa infatti un parco circolante che continua a essere utilizzato più a lungo e che necessita di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, controlli, diagnosi e riparazioni.

Anche le alimentazioni stanno lentamente cambiando. Le ibride a benzina hanno raggiunto a giugno l’11,7% dei passaggi di proprietà, con una crescita del 28,3% in un anno. Le elettriche usate rimangono invece ancora marginali, all’1,4%, pur registrando un aumento del 37,7%.

Il dato conferma quindi una realtà con cui le officine dovranno sempre più confrontarsi: un parco auto composto da vetture di età, tecnologie e alimentazioni differenti, che richiederà competenze sempre più diversificate e un costante aggiornamento professionale.

Auto fuori uso, nuove regole UE: più riciclo e riutilizzo dei componenti

Dal 13 agosto 2026, sono entrate in vigore le nuove norme europee sui veicoli a fine vita, con l’obiettivo di rendere più circolare la filiera automobilistica e aumentare il recupero di materiali e componenti. In Europa ogni anno arrivano a fine vita tra 10 e 12 milioni di veicoli.

Il nuovo regolamento interviene già sulla progettazione dei veicoli, che dovranno essere concepiti per facilitare smontaggio, riutilizzo e riciclo. I produttori dovranno inoltre fornire informazioni più dettagliate per la rimozione e la sostituzione dei componenti.

Una delle novità riguarda anche l’impiego di plastica riciclata: sono previsti obiettivi obbligatori del 15% dal 2032 e del 25% dal 2036. Le nuove regole puntano inoltre a favorire la disponibilità di ricambi usati, rigenerati e ricondizionati, con possibili effetti sulla filiera di autoriparazione e ricambistica.

Dal 2031, infine, potranno essere esportati fuori dall’Unione europea soltanto i veicoli ancora idonei alla circolazione, per evitare che auto ormai a fine vita vengano commercializzate come semplici veicoli usati.

Per autoriparatori, demolitori, ricambisti e altri operatori della filiera si apre quindi una fase di progressiva trasformazione, con una maggiore attenzione al recupero dei componenti e all’economia circolare dell’auto.

Codice della strada, 15 novità allo studio: dalla patente a 17 anni alle nuove multe

Patente B a 17 anni, nuove regole per le bici utilizzate dai rider, multe più proporzionate alla velocità e possibili modifiche per motociclisti e autotrasporto. Sono alcune delle proposte di revisione del Codice della strada messe sul tavolo dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il MIT ha predisposto un pacchetto di 15 proposte, inviato in consultazione a oltre 100 operatori e associazioni del settore. L’obiettivo dichiarato è intervenire sulle norme a due anni dalla precedente riforma del Codice, distinguendo maggiormente tra le violazioni più pericolose e quelle di minore gravità.

Multe più proporzionate alla velocità
Una delle principali novità riguarda il sistema delle sanzioni per l’eccesso di velocità. L’ipotesi allo studio prevede multe calcolate in relazione ai chilometri orari effettivamente percorsi oltre il limite.

In autostrada la sanzione potrebbe essere di 10 euro per ogni chilometro orario oltre il limite. Ad esempio, chi viaggiasse a 140 km/h, con limite a 130, pagherebbe 100 euro; a 170 km/h la sanzione arriverebbe invece a 400 euro.

Sulle strade con limite di 50 km/h il criterio ipotizzato sarebbe invece di 5 euro per ogni chilometro orario oltre il limite.

La logica è quindi quella di rendere le sanzioni maggiormente proporzionate alla gravità effettiva dell’infrazione.

Patente B a 17 anni
Tra le proposte figura anche la possibilità di conseguire la patente B a 17 anni, in attuazione delle nuove disposizioni europee che l’Italia dovrà recepire entro la fine del 2027.

La guida accompagnata potrebbe iniziare già a 16 anni, consentendo ai ragazzi di fare esperienza prima del conseguimento della patente.

La proposta prevede inoltre la possibilità, una volta conseguita la patente, di guidare anche furgoni. Per il settore dell’autotrasporto viene ipotizzata una modifica dei requisiti per l’accesso alla professione: per guidare camion potrebbe non essere più necessario avere già la Carta di qualificazione del conducente (CQC), ma sarebbe sufficiente l’iscrizione a un corso di qualificazione iniziale. L’obiettivo è anche affrontare la carenza di autotrasportatori.

Novità per rider, biciclette e motociclisti
Particolare attenzione viene dedicata ai cosiddetti “super-cicli” a propulsione, utilizzati frequentemente dai rider per le consegne.

Per questi mezzi potrebbe diventare obbligatorio il casco, insieme a un contrassegno identificativo.

Per i motociclisti, invece, viene ipotizzata la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza in caso di traffico intenso. Allo studio anche la possibilità di consentire il sorpasso a destra in autostrada quando la circolazione avviene su corsie parallele.

Stretta sui veicoli senza assicurazione
Il pacchetto prevede anche maggiori controlli nei confronti dei veicoli privi di assicurazione, attraverso sistemi di controllo incrociato.

In caso di mancata regolarizzazione, al primo controllo su strada potrebbe scattare direttamente il sequestro del veicolo.

Viene inoltre proposta una maggiore efficacia nella riscossione delle multe non pagate dagli automobilisti stranieri.

Verbali, ricorsi e sanzioni
Un’altra modifica riguarda i tempi di notifica dei verbali relativi agli accertamenti effettuati da remoto: il termine potrebbe essere ridotto dagli attuali 90 a 30 giorni.

Allo studio anche una procedura più semplice per l’autotutela, cioè la possibilità di chiedere l’annullamento di un verbale errato.

Per contro, viene prevista una maggiore tolleranza nei confronti di chi commette errori nel pagamento delle multe, con una riduzione delle relative sanzioni. Inoltre, secondo la proposta, le sanzioni non aumenterebbero più automaticamente in funzione dell’inflazione.

Una precisazione importante
Le misure illustrate non sono ancora norme in vigore. Si tratta di proposte di modifica del Codice della strada che il Ministero ha sottoposto alla consultazione degli operatori e delle associazioni interessate.

Il percorso di revisione dovrà quindi proseguire prima che le eventuali modifiche possano diventare effettivamente operative.

L’impostazione complessiva punta a rendere il sistema sanzionatorio più proporzionato, intervenendo allo stesso tempo su sicurezza stradale, nuove forme di mobilità, circolazione dei motocicli e accesso alla professione dell’autotrasporto.

Veneto, stop al blocco dei diesel Euro 5 dal 2026

La Regione Veneto è pronta a fermare il blocco strutturale dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal 1° ottobre 2026. L’obiettivo è evitare che le limitazioni alla circolazione gravino su famiglie, lavoratori autonomi e piccole imprese, puntando invece su misure alternative per la riduzione delle emissioni.

L’orientamento della Regione è quello di utilizzare gli strumenti di flessibilità previsti dalla normativa nazionale, che consentono alle amministrazioni regionali di adottare interventi diversi dal divieto di circolazione, purché siano in grado di garantire risultati equivalenti sul fronte della qualità dell’aria.

La decisione interessa migliaia di automobilisti e imprese venete che utilizzano quotidianamente veicoli diesel Euro 5, immatricolati indicativamente tra il 2009 e il 2015. Si tratta di mezzi ancora ampiamente diffusi, soprattutto tra artigiani, commercianti e piccole aziende che spesso non hanno la possibilità di sostituire rapidamente il proprio parco veicoli.

Secondo quanto annunciato dalla Regione, la transizione ecologica dovrà proseguire senza trasformarsi in un costo insostenibile per cittadini e imprese. L’intenzione è quindi quella di privilegiare politiche che migliorino la qualità dell’aria senza penalizzare chi utilizza il veicolo per lavoro.

Resta comunque confermato che continueranno ad applicarsi le limitazioni temporanee previste nei periodi di allerta per l’inquinamento atmosferico, secondo le misure già adottate nell’ambito del Piano Aria regionale.

Nei prossimi mesi saranno definiti i provvedimenti operativi con cui il Veneto intende sostituire il blocco strutturale, in coordinamento con il Ministero dell’Ambiente e con le altre Regioni del Bacino Padano.

Per il mondo dell’artigianato e delle micro e piccole imprese si tratta di una notizia particolarmente rilevante, poiché evita, almeno per il momento, l’obbligo di affrontare investimenti immediati per la sostituzione di mezzi ancora perfettamente funzionanti.

Airbag Takata: dal 17 luglio cambiano le revisioni. Nuovi obblighi per centri revisione e ispettori

Dal 17 luglio 2026 sono entrate in vigore nuove regole per la revisione dei veicoli interessati dalle campagne di richiamo degli airbag Takata. Il Decreto Dirigenziale n. 229 del 2 luglio 2026 introduce infatti controlli più rigorosi, attribuendo ai centri di revisione e agli ispettori tecnici un ruolo determinante nell’individuazione dei veicoli che non hanno ancora effettuato la sostituzione del dispositivo difettoso.

Il fenomeno interessa circa 4 milioni di veicoli immatricolati in Italia, dei quali oltre 1,25 milioni risultano ancora in circolazione con airbag potenzialmente pericolosi e non ancora sostituiti. Prima di procedere con la revisione, l’ispettore dovrà verificare, attraverso il numero di telaio (VIN), l’eventuale presenza di una campagna di richiamo attiva consultando il portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti o le piattaforme delle case costruttrici.

Le conseguenze cambiano in base alla tipologia del richiamo. Se il veicolo è soggetto a un provvedimento “Stop Drive”, la revisione avrà esito di sospensione dalla circolazione fino all’avvenuta riparazione. Per i richiami classificati come “Rischio grave” è previsto un periodo transitorio fino al 30 settembre 2026: il proprietario potrà ottenere un esito regolare soltanto dimostrando di aver già prenotato l’intervento presso la rete autorizzata. Dal 1° ottobre 2026, in assenza della sostituzione certificata dell’airbag, la revisione avrà esito “Ripetere”.

Per i centri di revisione si tratta di un cambiamento operativo rilevante. Il controllo delle campagne di richiamo diventa parte integrante della procedura di revisione e richiederà una particolare attenzione nella gestione della documentazione e nella verifica dello stato del veicolo. L’obiettivo del Ministero è accelerare il completamento delle campagne di richiamo e ridurre il numero di veicoli che continuano a circolare con un componente che, in caso di incidente, può rappresentare un grave rischio per la sicurezza degli occupanti.

ADAS obbligatori dal 7 luglio 2026: cosa cambia per officine e autoriparatori

Dal 7 luglio 2026 sono entrate in vigore nuove disposizioni europee che hanno reso obbligatori ulteriori sistemi ADAS (Advanced Driver Assistance Systems) su tutte le nuove autovetture immatricolate nell’Unione Europea.

 

L’obiettivo della normativa è migliorare la sicurezza stradale attraverso tecnologie sempre più evolute in grado di assistere il conducente e ridurre il rischio di incidenti.

I nuovi sistemi obbligatori

Tra le principali novità previste dalla normativa figurano:

  • Emergency Stop Signal (ESS), che attiva automaticamente il lampeggio degli stop durante una frenata di emergenza per avvisare i veicoli che seguono.
  • Monitoraggio dell’attenzione del conducente, tramite telecamere o sensori in grado di rilevare distrazione, stanchezza o sonnolenza.
  • Frenata automatica d’emergenza (AEB) di nuova generazione, con prestazioni migliorate nel riconoscimento di pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili della strada.
  • Per alcune categorie di veicoli commerciali saranno inoltre introdotti sistemi avanzati di registrazione degli eventi e ulteriori dispositivi dedicati alla sicurezza.

Cosa significa per le officine

L’aumento della diffusione degli ADAS renderà sempre più importante per carrozzerie, officine e centri di assistenza investire in competenze e attrezzature dedicate.

Interventi apparentemente semplici, come la sostituzione del parabrezza, la riparazione di una carrozzeria, l’assetto ruote o la sostituzione di alcuni componenti, potrebbero richiedere la calibrazione dei sistemi ADAS per garantire il corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza.

Disporre di strumenti di diagnosi aggiornati e di personale formato diventerà un requisito fondamentale per offrire un servizio professionale e conforme alle indicazioni dei costruttori.

Nessun obbligo per le auto già circolanti

È importante ricordare che la normativa riguarda esclusivamente i veicoli di nuova immatricolazione. Le auto già in circolazione non dovranno essere adeguate con l’installazione dei nuovi dispositivi.

Un’opportunità per il settore dell’autoriparazione?

L’evoluzione tecnologica dei veicoli rappresenta una sfida, ma anche un’importante opportunità per gli autoriparatori. La crescente presenza di sistemi elettronici di assistenza alla guida aumenterà la richiesta di servizi specializzati, diagnosi elettroniche e calibrazioni certificate.

Per le officine che investiranno in formazione e tecnologia, i sistemi ADAS rappresentano non solo un nuovo standard di sicurezza, ma anche un’importante occasione di crescita professionale e di sviluppo del business.

Incentivi auto, la Corte dei conti: «Servono regole più semplici e controlli più efficaci»

Gli incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni hanno favorito il rinnovo del parco circolante e sostenuto, almeno in parte, la diffusione della mobilità a minore impatto ambientale. Tuttavia, il sistema presenta ancora diversi punti deboli che ne limitano l’efficacia. È quanto emerge dalla relazione approvata dalla Corte dei conti (delibera n. 51/2026/G), che ha analizzato il funzionamento degli ecobonus introdotti dalla legge di Bilancio 2019.

Secondo i magistrati contabili, una delle principali criticità riguarda la complessità delle procedure di accesso agli incentivi. Le regole sono state modificate più volte nel corso degli anni, creando incertezza sia per i cittadini sia per gli operatori del settore. Per questo la Corte invita il legislatore a semplificare il sistema, rendendolo più stabile, chiaro e facilmente accessibile.

Un altro aspetto evidenziato riguarda il monitoraggio dei risultati. La Corte sottolinea infatti la necessità di rafforzare la verifica dell’effettiva efficacia ambientale degli incentivi, valutando con maggiore precisione se le risorse pubbliche impiegate producano una reale riduzione delle emissioni di CO₂ e un concreto miglioramento della qualità del parco veicolare italiano.

Il meccanismo degli ecobonus prevede che lo sconto venga applicato direttamente dal concessionario al momento dell’acquisto del veicolo, mentre il rimborso alle case costruttrici avviene successivamente attraverso il sistema della compensazione dei crediti d’imposta. Un modello che, secondo la magistratura contabile, può continuare a funzionare, purché sia accompagnato da strumenti di controllo più efficaci e da una raccolta sistematica dei dati sui risultati conseguiti.

Le osservazioni della Corte arrivano in una fase di profondo riordino delle politiche di sostegno al settore automotive. Il Governo ha infatti avviato un nuovo piano di incentivi destinato a privilegiare soprattutto il rinnovo delle flotte aziendali, i veicoli commerciali e gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, con l’obiettivo di rendere gli interventi più mirati e coerenti con la transizione ecologica.

Per il comparto dell’autoriparazione, della distribuzione e delle imprese dell’automotive il messaggio della Corte dei conti è chiaro: gli incentivi possono rappresentare uno strumento utile di politica industriale, ma solo se accompagnati da regole semplici, stabili nel tempo e da una valutazione rigorosa della loro efficacia economica e ambientale.

Rc Auto: quasi un veicolo su cinque è senza assicurazione. Il Governo prepara una stretta sui controlli

In Italia il fenomeno dei veicoli privi di assicurazione continua a destare forte preoccupazione. Secondo i dati aggiornati al 1° luglio e illustrati dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini nel corso dell’assemblea dell’Ania, su circa 47 milioni di veicoli presenti negli archivi nazionali, ben 9 milioni risultano sprovvisti di copertura Rc Auto.

Il dato comprende automobili, mezzi pesanti, motocicli e ciclomotori e include anche veicoli destinati alla demolizione o inutilizzati da tempo, ma ancora iscritti nei registri amministrativi. Restano comunque numeri che evidenziano un fenomeno di dimensioni rilevanti.

Napoli e Catania ai primi posti per evasione assicurativa

Tra le principali province italiane è Napoli a registrare la più alta incidenza di automobili senza assicurazione: oltre 725 mila veicoli, pari al 37% del parco circolante provinciale. Segue Catania con circa 328 mila mezzi non assicurati (34,4%).

In termini assoluti è invece Roma a detenere il primato, con quasi 735 mila veicoli privi di Rc Auto, anche se l’incidenza sul totale è più contenuta (21,1%). Milano e Torino si attestano rispettivamente al 18,7% e al 17,7%.

Dal Ministero precisano che l’obiettivo non è puntare il dito contro specifiche aree del Paese, ma favorire una maggiore equità: ridurre il costo delle polizze attraverso un più efficace contrasto all’evasione assicurativa.

Due ruote: il fenomeno è ancora più diffuso

Le percentuali diventano ancora più elevate quando si analizzano motocicli e ciclomotori.

A Napoli oltre la metà delle moto censite (53,2%) risulta priva di assicurazione, percentuale praticamente identica a quella registrata a Catania (53,1%). Seguono Torino (40,3%), Roma (39,6%) e Milano (35,4%).

Ancora più critica la situazione dei ciclomotori. A Napoli risultano senza copertura assicurativa oltre otto mezzi su dieci (84,4%). Percentuali molto elevate si registrano anche a Milano (76,2%), Catania (75,5%), Torino (74,5%) e Roma (72,5%).

Anche il trasporto merci coinvolto

L’evasione dell’obbligo assicurativo interessa anche il settore dell’autotrasporto.

Tra i mezzi pesanti è Catania a registrare l’incidenza più elevata, con il 48,3% dei veicoli senza Rc Auto. Seguono Napoli (43,7%), Roma (33%), Torino (24,1%) e Milano (23,1%).

Secondo le stime del Ministero, a livello nazionale sarebbero circa 300 mila i veicoli pesanti privi di copertura assicurativa.

Controlli più rapidi e verifiche automatizzate

Per contrastare il fenomeno, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta predisponendo un piano di interventi articolato su due fronti.

Da un lato si punta a rafforzare gli strumenti normativi che consentono di individuare e regolarizzare più rapidamente i veicoli sprovvisti di assicurazione; dall’altro si intende favorire un utilizzo più semplice e uniforme dei sistemi elettronici di rilevazione delle violazioni del Codice della strada, così da automatizzare i controlli sulla copertura Rc Auto.

L’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare il rispetto dell’obbligo assicurativo e ridurre il peso economico che l’evasione finisce per scaricare sugli automobilisti e sulle imprese che rispettano le regole.

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