Il mercato auto in crescita del 14% a febbraio

Il mese di febbraio consolida la fase di espansione del mercato automobilistico: le immatricolazioni raggiungono quota 157.334 unità, con un aumento del 14% rispetto alle 137.965 dello stesso mese dell’anno precedente. Anche in questa occasione, però, il noleggio a breve termine ha inciso in modo significativo: al netto di tale componente, la crescita si ridurrebbe al 9%. Positivo anche il consuntivo del primo bimestre 2026, che totalizza 299.373 nuove registrazioni, in progresso del 10,2% rispetto alle 271.686 di gennaio-febbraio 2025, ma con un incremento più contenuto sul 2024 (+3,5%) e ancora inferiore ai livelli del 2019 (-12,9%).

Sul fronte dell’elettrificazione, le vetture full electric (BEV) rappresentano il 7,9% delle vendite mensili, pari a 12.572 unità, in crescita rispetto al 5,0% di febbraio 2025 e al 6,6% di gennaio. A incidere in modo rilevante sono stati gli incentivi MASE, con effetti distorsivi sul mercato. Decisa anche la dinamica delle plug-in hybrid (PHEV), che raggiungono l’8,5% di quota a febbraio, contro l’8,7% di gennaio e il 4,5% di un anno fa, sostenute dall’ampliamento dell’offerta e dalle modifiche normative sui fringe benefit per le auto aziendali.

Per quanto riguarda la regolamentazione europea, il 4 marzo la Commissione UE presenterà l’Industrial Accelerator Act, rinviato rispetto alla scadenza iniziale di fine febbraio, con l’obiettivo di rafforzare la competitività industriale europea e accelerare transizione e innovazione tecnologica. Il principio del “Made in Europe” dovrebbe tradursi in una quota minima di componenti europei per accedere a incentivi e appalti pubblici sui veicoli elettrici. Secondo le indiscrezioni, i nuovi modelli elettrici, ibridi e a idrogeno che beneficeranno di aiuti statali dovranno essere assemblati nell’Unione e integrare, escluse le batterie, almeno il 70% di componenti europei calcolati sul valore.

L’analisi per utilizzatori evidenzia a febbraio un aumento dei volumi per i privati, che però perdono 2,2 punti di quota, scendendo al 52,2% del totale; nel primo bimestre si attestano al 54,4% (-4,2 punti percentuali). Le autoimmatricolazioni crescono sia in volume sia in quota, raggiungendo il 9,5% nel mese (+0,6 p.p.) e il 9,8% nel cumulato (+1,1 p.p.). Il noleggio a lungo termine registra una lieve crescita dei volumi ma perde 2,5 punti di quota, fermandosi al 21,6% (20,5% nel bimestre, -1,5 p.p.), per effetto dell’aumento delle Captive e del lieve calo delle società Top. Il noleggio a breve termine mostra invece una forte accelerazione, salendo all’11,7% di quota (+4,8 p.p.) e al 10,2% nel primo bimestre. Le società segnano una leggera crescita nei volumi, ma restano al 5,0% di share sia nel mese sia nel cumulato (-0,6 p.p.).

Tra le alimentazioni, la benzina perde quasi 6 punti e scende al 20,2% nel mese (19,5% nel bimestre, -6,9 p.p.). Il diesel arretra di quasi un quarto nei volumi, con una quota del 6,5% a febbraio (-3,2 p.p.) e del 6,9% nel cumulato (-2,6 p.p.). Il Gpl dimezza la propria incidenza al 5,0% nel mese e al 5,7% nel primo bimestre (-4,5 p.p.). Le ibride si confermano leader di mercato, con un balzo di 7,2 punti e una quota del 51,9% a febbraio (52,1% nel bimestre), di cui 15,1% full hybrid e 36,8% mild hybrid. Le BEV chiudono il mese al 7,9% (+2,9 p.p. sul 2025; 7,3% nel cumulato), mentre le PHEV raggiungono l’8,5% (8,6% nel bimestre, +4,5 p.p.).

Per quanto riguarda i segmenti, a febbraio si registra una marcata crescita delle berline e dei SUV di segmento A, rispettivamente al 12,4% e 2,3%. In lieve flessione le berline di segmento B, al 14,7%, mentre i SUV recuperano fino al 31,4%. Nel segmento C calano le berline (3,8%), mentre i SUV salgono al 21,4%. Nel segmento D le berline scendono allo 0,8%, mentre i SUV crescono al 7,3%. Nell’alto di gamma diminuiscono i volumi sia delle berline sia dei SUV, rispettivamente allo 0,2% e 1,1%. Le station wagon coprono il 2,4% del mercato, gli MPV l’1,7% e le sportive lo 0,7%.

A livello territoriale, il Nord Est mantiene la leadership con il 32,9% di quota (+3,5 p.p.), sostenuto dal noleggio, senza il quale si fermerebbe al 22,3% (-10,6 p.p.). Il Nord Ovest scende al 28,5% (-0,5 p.p.), il Centro Italia cala al 23,1% (-4 p.p.), mentre il Sud sale al 10,2% (+0,6 p.p.) e le Isole al 5,3% (+0,5 p.p.).

Le emissioni medie di CO₂ delle nuove immatricolazioni si riducono del 6,6% a febbraio, attestandosi a 107,6 g/Km, e del 6,5% nel primo bimestre, a 108,5 g/Km.

La ripartizione per fasce di emissione conferma il peso di BEV e PHEV: le ZEV (0 g/Km) rappresentano il 7,9% del mercato, la fascia 1-20 g/Km l’1,4%, quella 21-50 g/Km il 3,9% e la 51-60 g/Km l’1,7%. Le vetture tra 61 e 94 g/Km coprono il 4,9%, la fascia 95-135 g/Km il 60,7%, quelle tra 136 e 190 g/Km il 15,8% e oltre i 190 g/Km l’1,5%.

Alcolock obbligatorio per i recidivi: operativo l’elenco degli installatori, costo fino a 2.000 euro

Diventa pienamente operativo l’obbligo di installazione dell’alcolock per i conducenti già sanzionati per guida con tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. A quasi 15 mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato sul portale dell’automobilista l’elenco degli installatori autorizzati e dei modelli di veicoli compatibili con il dispositivo.

Il sistema – che ha un costo indicativo intorno ai 2.000 euro – impedisce l’avvio del motore se il conducente non supera un test dell’alito: il veicolo si accende esclusivamente con tasso alcolemico pari a zero. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza stradale e prevenire la recidiva nei casi di guida in stato di ebbrezza.

Obbligo per 2 o 3 anni

L’installazione è obbligatoria per i conducenti recidivi (tasso superiore a 0,8 g/l) per un periodo variabile da due a tre anni. Durante questo arco temporale, potranno guidare solo veicoli dotati di alcolock regolarmente installato.

L’accesso all’elenco ufficiale è disponibile nella sezione “Veicoli” del portale dell’automobilista, alla voce dedicata ad “Alcolock – Installatori e modelli veicoli”.

Come funziona e su quali veicoli si installa

L’alcolock può essere montato su diverse categorie di mezzi destinati al trasporto di persone e merci, nel rispetto degli standard previsti dalla normativa europea. I produttori sono tenuti a fornire istruzioni dettagliate per l’installazione, l’uso e la manutenzione.

Un ruolo centrale spetta agli installatori autorizzati, che devono applicare un sigillo speciale anti-manomissione. In caso di controllo su strada, il conducente dovrà esibire l’originale della dichiarazione di installazione e il certificato di taratura in corso di validità. Non è invece necessario aggiornare il documento unico di circolazione.

Sanzioni e aggravanti

Chi, pur essendo obbligato, guida senza alcolock rischia una multa da 158 a 638 euro e una nuova sospensione della patente da uno a sei mesi. Le sanzioni raddoppiano in caso di manomissione, alterazione del dispositivo (ad esempio facendo soffiare un’altra persona) o rimozione.

Se il conducente soggetto all’obbligo viene nuovamente sorpreso alla guida in stato di ebbrezza, le sanzioni previste aumentano di un terzo, con un ulteriore aggravio sul piano amministrativo e sanzionatorio.

Mercato auto, il 2026 parte in crescita ma restano le incognite

Il mercato italiano delle autovetture apre il 2026 con un segnale positivo: a gennaio sono state immatricolate 141.980 vetture, in aumento del 6,2% rispetto alle 133.721 dello stesso mese del 2025. A trainare la crescita è soprattutto il noleggio a breve termine.

Il confronto con il periodo pre-pandemia resta però negativo: rispetto a gennaio 2019 mancano ancora circa 23.300 unità (-14,1%).

Previsioni 2026: crescita minima e domanda debole
Secondo le stime UNRAE, il 2026 dovrebbe chiudersi con 1.540.000 immatricolazioni, in lieve aumento (+0,9%) sul 2025, pari a circa 14.000 vetture in più. Tuttavia, il divario rispetto al 2019 rimane significativo: -19,7%, ovvero 377.000 auto in meno.

Per il biennio 2027-2028 l’Associazione prevede un mercato ancora sotto quota 1,6 milioni, confermando l’equilibrio registrato negli ultimi tre anni.

Alimentazioni: rientro delle BEV, crescita sostenuta delle PHEV
Sul fronte delle motorizzazioni, le elettriche pure (BEV) si attestano al 6,6% del mercato (9.446 unità). La quota scende rispetto ai picchi di fine 2025, ma resta in crescita rispetto al 5,0% di gennaio scorso.

Le ibride plug-in (PHEV) continuano invece a mostrare una dinamica robusta, raggiungendo l’8,7% di quota, ben oltre il 3,7% registrato un anno fa, grazie all’ampliamento dell’offerta e alle nuove regole sui fringe benefit per le auto aziendali.

Nel complesso:

Benzina in forte calo (18,7%).
Diesel al 7,3%.
GPL al 6,5%.
Ibride complessivamente al 52,1% (14,4% full hybrid e 37,7% mild hybrid).
Le emissioni medie di CO₂ scendono del 6,3%, attestandosi a 109,5 g/km.

Utilizzatori: forte crescita del noleggio a breve
Analizzando i canali di vendita:

I privati scendono al 56,9%.
Le autoimmatricolazioni salgono al 10,1%.
Il noleggio a lungo termine si attesta al 19,2%.
Il noleggio a breve termine registra un forte incremento, arrivando all’8,7% del totale.

Autovelox, il caos omologazioni: solo mille già conformi

Secondo una ricognizione informale condotta sul territorio nazionale, in Italia sarebbero presenti circa 11 mila autovelox. Tuttavia, solo 3.800 dispositivi risultano effettivamente registrati sulla piattaforma ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra quelli censiti, poco più di 1.000 rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione previsti nella fase di adozione della nuova normativa, mentre per gli altri sarà necessario completare ulteriori verifiche tecniche e amministrative per attestare la piena conformità.

I dati sono stati diffusi dal dicastero guidato dal ministro Matteo Salvini, che ha annunciato l’invio del cosiddetto decreto Autovelox al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la successiva notifica alla Commissione europea. La trasmissione avviene nell’ambito della procedura TRIS, che prevede una clausola di “stand still” di 90 giorni: un periodo durante il quale il provvedimento non può essere adottato definitivamente, consentendo agli altri Stati membri e alla Commissione di formulare eventuali osservazioni o rilievi.

Il decreto è stato inoltrato anche al Consiglio superiore dei lavori pubblici per il previsto parere tecnico. Il testo tiene conto degli esiti del censimento degli autovelox, un’operazione che ha permesso di delineare un quadro dettagliato e verificabile degli apparecchi installati sulle strade italiane, con informazioni su numero, tipologia, marca, modello e grado di conformità alle normative vigenti in materia di omologazione e taratura.

L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione e dibattito pubblico sull’uso dei dispositivi di rilevazione della velocità, spesso al centro di contestazioni e ricorsi da parte degli automobilisti, anche alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali che hanno sottolineato l’importanza della corretta omologazione e della trasparenza delle procedure.

Secondo quanto sottolineato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una nota ufficiale, il provvedimento è stato fortemente voluto dal ministro per garantire certezza giuridica, uniformità di regole e maggiore trasparenza nell’utilizzo degli autovelox. L’obiettivo dichiarato è quello di assicurare che tali strumenti siano impiegati esclusivamente per la prevenzione degli incidenti e per la tutela della sicurezza stradale, evitando che possano essere percepiti come un mezzo per incrementare le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative.

autovelox e distanza dei segnali: i chiarimenti della Cassazione

La Corte di cassazione torna a fare chiarezza sulle regole che disciplinano la distanza tra i segnali di preavviso e le postazioni autovelox, soprattutto in presenza di intersezioni stradali. Con la sentenza n. 31665/2025, la Cassazione penale ha accolto il ricorso presentato da un Comune contro l’annullamento di una sanzione per eccesso di velocità rilevata tramite dispositivo automatico.

L’automobilista aveva contestato la legittimità dell’accertamento sostenendo che i segnali di preavviso non rispettassero le distanze previste dalla normativa. Il giudice di appello aveva accolto questa tesi, ma la Suprema Corte ha ritenuto il ragionamento incompleto.

Come si calcola la distanza tra segnale e autovelox

Al centro della controversia vi è la cosiddetta “regola del chilometro”, che stabilisce la distanza minima tra il segnale di limite di velocità e l’apparecchiatura fissa di rilevamento. Secondo la Cassazione, tale regola si applica solo in presenza di due condizioni precise:

  • la postazione di controllo deve essere fissa e non mobile;
  • tra il segnale di limite di velocità e l’autovelox non devono esserci intersezioni.

Quando entrambe le condizioni sono soddisfatte, la presenza di eventuali segnali ripetuti dello stesso limite entro il chilometro non incide sulla validità dell’accertamento.

Il peso decisivo delle intersezioni

La Corte chiarisce inoltre che la presenza di intersezioni modifica il calcolo delle distanze. In questi casi, il segnale di limite di velocità deve essere ripetuto dopo ogni intersezione e la distanza minima di un chilometro va calcolata a partire dal segnale collocato dopo l’ultima intersezione.

Nel caso esaminato, il giudice di appello aveva valutato esclusivamente la distanza tra il secondo segnale e l’autovelox, ritenendola insufficiente, senza verificare se tra il primo e il secondo segnale fossero presenti intersezioni. Un’omissione ritenuta decisiva dalla Cassazione.

Perché la sentenza è stata annullata

Secondo i giudici di legittimità, il Tribunale non aveva accertato un elemento fondamentale per l’applicazione corretta della normativa: l’esistenza o meno di intersezioni successive al primo segnale. Solo tale verifica consente di stabilire se il secondo cartello debba nuovamente rispettare la distanza minima di un chilometro rispetto alla postazione di controllo.

Per questo motivo, la decisione di appello è stata giudicata non conforme ai criteri stabiliti dalla giurisprudenza e la sentenza è stata annullata.

Rca, stop all’obbligo per i mezzi inutilizzabili e nuove regole per le auto storiche

Cambiano le regole dell’assicurazione auto. Un decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento recepisce la direttiva Ue 2021/2118, introducendo novità sull’obbligo di Rc auto, sui veicoli d’epoca e sulle polizze di durata ridotta.

Esenzione per i veicoli inutilizzabili
Il provvedimento chiarisce il perimetro dell’obbligo assicurativo, escludendo i veicoli stabilmente non idonei all’uso perché privi di parti essenziali. L’esenzione riguarda soprattutto mezzi in stato di rottame o senza motore, ma non si applica ai veicoli privi di componenti facilmente reinstallabili, come ruote o batterie.

Nuove polizze per i veicoli storici
Per i veicoli d’epoca e di interesse storico viene introdotta la possibilità di assolvere all’obbligo assicurativo anche con schemi diversi dalla Rc auto tradizionale. Le polizze dovranno distinguere il premio per il rischio di stazionamento da quello per il rischio di circolazione. L’obiettivo è garantire un adeguato indennizzo anche per i danni causati da veicoli fermi, ad esempio in musei. Nel 2025 i veicoli con Certificato di rilevanza storica risultano quasi 310 mila, tra auto e moto.

Polizze infra-annuali
Il decreto apre inoltre alla possibilità di assicurazioni obbligatorie di durata inferiore all’anno per i veicoli a utilizzo stagionale. Un successivo decreto ministeriale potrà disciplinare le nuove polizze, superando l’attuale vincolo della durata minima annuale previsto dal Codice delle assicurazioni.

Gare motoristiche e ruolo dell’Ivass
Maggiore flessibilità è prevista anche per le competizioni sportive, con la possibilità di stipulare polizze di responsabilità civile generale in alternativa alla Rc auto. Infine, viene rafforzato il ruolo dell’Ivass, che riacquista i poteri di vigilanza sulla banca dati dell’attestato di rischio e sulla qualità delle informazioni relative alla sinistrosità.

Auto, il mercato italiano chiude il 2025 in flessione del 2,1%

Il 2025 si chiude per il mercato automobilistico italiano con oltre 1,5 milioni di nuove immatricolazioni, un dato in lieve recupero a dicembre ma insufficiente a compensare la debolezza dell’intero anno.

Nel mese finale, anche grazie agli incentivi varati a ottobre, le registrazioni crescono del 2,2% rispetto al 2024, ma il bilancio complessivo resta negativo e colloca l’Italia tra i fanalini di coda dei principali mercati europei.

Nel complesso sono state immatricolate 1.525.722 autovetture. Un livello che il Centro Studi Promotor giudica particolarmente basso, soprattutto se confrontato sia con il 2019, ultimo anno pre-pandemia chiuso a quota 1.917.106, sia con il massimo storico del 2007, quando il mercato superò i 2,49 milioni di unità, prima della crisi innescata dal fallimento di Lehman Brothers.

Sul fronte dei costruttori, Stellantis registra nel mese una crescita del 4,6%, ma al suo interno non mancano le difficoltà: Peugeot, Citroën, Alfa Romeo e Jeep chiudono dicembre in calo, mentre Fiat migliora la performance passando da 6mila a 9mila immatricolazioni e termina l’anno sostanzialmente in linea con il 2024. Nel gruppo Volkswagen, Audi mostra segnali positivi e archivia il 2025 con circa mille auto in più rispetto all’anno precedente, mentre il marchio Volkswagen evidenzia un andamento debole, chiudendo dicembre e l’intero anno in rosso, rispettivamente a -17,04% e -7,6%.

Tra i protagonisti dell’anno spicca BYD, che con 3.347 immatricolazioni nel solo mese di dicembre entra per la prima volta nella Top 10 dei costruttori in Italia. Il gruppo cinese sottolinea come il risultato sia stato raggiunto senza la vendita di veicoli con motore termico e con una strategia interamente focalizzata sull’elettrificazione. A dicembre il marchio supera il 3% di quota di mercato e nel corso del 2025 porta le immatricolazioni a 23mila unità, quasi dieci volte il livello del 2024.

Segnali di crescita arrivano anche da Omoda/Jaecoo, che conquista il 2% di quota nel mese e l’1% sull’intero anno. Tesla, invece, registra quasi un raddoppio delle immatricolazioni a dicembre e riesce a contenere il calo cumulato dall’inizio dell’anno al -17,9%. Tra i principali brand per volumi, Renault chiude il 2025 con una flessione del 14,7%, mentre Toyota mostra una maggiore resilienza, limitando la perdita annuale a poco più dell’1%.

Sul piano normativo, la Commissione europea ha avviato il percorso di revisione della regolamentazione sulle auto al 2035, in un contesto segnato dalle riserve espresse da Acea, Clepa e dagli operatori nazionali del settore. Secondo Clepa, senza interventi rapidi sulle flessibilità per auto e furgoni entro il 2030, una revisione limitata al 2035 rischia di produrre effetti marginali.

I componentisti esprimono una posizione ancora più critica, giudicando le misure proposte eccessivamente complesse e non adeguate ad affrontare la crisi dell’industria automobilistica. Secondo Clepa, le soluzioni attuali non sarebbero sufficienti a proteggere la produzione e l’occupazione europee dalla crescente pressione della concorrenza internazionale, lasciando irrisolte le principali preoccupazioni del comparto.

Mercato auto usate, i dati di ottobre 2025

Dopo 4 mesi di crescita, il mercato dell’auto usata a ottobre segna una sostanziale stabilità: con 542.722 trasferimenti di proprietà (dati in attesa di consolidamento che porteranno ad una leggera variazione positiva), il mese segna un risultato in linea rispetto ai 545.450 di ottobre 2024 (-4,6% sul 2019). I trasferimenti netti cedono l’1,5%, mentre le minivolture segnano un +0,8%. Nei primi 10 mesi la crescita è del 3,2% con 4.643.667 trasferimenti (in linea con il 2019).

            

Trasferimenti netti: Alimentazioni

 Fra le motorizzazioni il motore a benzina, con una quota del 39,3% (-0,1 p.p.) mantiene il 1° posto anche in ottobre (38,6% nei 10 mesi). Il diesel, persa la sua storica leadership, resta in 2^ posizione e continua a ridurre il suo peso al 39,2% (-3,9 p.p. e al 41,6% nel cumulato). Le ibride confermano una crescita sostenuta, toccando l’11,2% in ottobre e il 10,1% in gennaio-ottobre; seguono Gpl e metano rispettivamente al 5,5% e 2,1% nel mese (5,3% e 2,1% nel cumulato); BEV e plug-in salgono all’1,3% e 1,5% in ottobre (1,1% e 1,3% nei 10 mesi).

Trasferimenti netti: Contraenti

In ottobre i trasferimenti per contraente confermano l’andamento dei mesi precedenti: gli scambi tra privati/aziende, che rimangono largamente predominanti, guadagnano 0,2 punti e rappresentano il 56,2% di tutti i passaggi di proprietà (56,4% nei 10 mesi). Parallelamente, 0,8 punti vengono persi da quelli da operatore a cliente finale, al 38,5% nel mese e 39,0% nel cumulato. Guadagnano 0,6 punti gli scambi provenienti da auto-immatricolazioni (4,4% a ottobre e 3,8% nel cumulato), mentre guadagnano 0,2 punti e risultano ancora marginali, quelli provenienti dal noleggio (1,0% complessivo nel mese e 0,9% nei 10 mesi).

Trasferimenti netti: Regioni (quota % Settembre 2025)

Nel mese di ottobre l’analisi per regione conferma al primo posto la Lombardia, al 16,5% di quota (+0,2 p.p.) e al secondo il Lazio al 10,0% (+0,1 p.p.). In terza posizione troviamo la Campania con il 9,0% di quota (-0,1 p.p.) e al 4° posto la Sicilia con l’8,2% (+0,1 p.p.), seguita dal Veneto al 7,9%.

Trasferimenti netti: Anzianità

A ottobre la quota dei trasfe­rimenti netti di vetture con oltre 10 anni di anzianità guadagna 0,7 punti, al 48,6%. Quella di auto da 6 a 10 anni cede 0,3 punti e vale il 17,1%. Le auto da 4 a 6 anni rappresentano il 10,6% (-1,3 p.p. rispetto al 2024); 11,8% la quota di auto da 2 a 4 anni (-0,4 p.p. su ottobre 2024), e 5,1% quella delle auto da 1 a 2 anni (+0,7 p.p.). Le vetture fino a 1 anno salgono al 6,7% nel mese e al 6,3% nel cumulato. Nel complesso, i trasferimenti di vetture fino a 4 anni di anzianità coprono il 23,6% a ottobre, 0,8 punti in più dello stesso mese 2024.

 

Minivolture: Contraenti

Sul fronte delle minivolture, cresce di 1,9 punti al 27,3% la quota dei ritiri di autovetture da parte degli operatori, e resta stabile al 53,9% (solo +0,3 punti) la quota di privati o altre società che permutano la propria vettura, Perdono 0,7 punti le auto provenienti dal Noleggio a Lungo Termine (al 10,6%), ne cedono 1,6 quelle provenienti dal Noleggio a Breve Termine (al 6,3%) e ne recuperano 0,2 quelle provenienti da auto-immatricolazioni (al 2,0%).

 

Minivolture: Alimentazioni

Fra le minivolture le auto diesel mantengono la leadership nel mese, ma calano di 5,3 punti al 40,5%. Il motore a benzina guadagna 0,6 punti al 32,0%. Il Gpl sale al 5,4%, il metano cede 0,1 punti all’1,9%. In sostenuta crescita le minivolture di auto ibride, al 16,5%. Le ibride plug-in e le elettriche pure si posizionano rispettivamente al 2,1% (+0,4 punti) e all’1,6% di quota (+0,3 p.p.).

 

Minivolture: Anzianità

Anche fra le minivolture recupera la quota delle autovetture con più di 10 anni, al 35,4% del totale: 2,2 punti in più di ottobre 2024. Recupera 0,2 punti la fascia da 6 a 10 anni (al 19,5%) e perde 1,9 punti quella da 4 a 6 anni, all’11,9%. Cede anche la fascia da 2 a 4 anni (al 16,3%); quella da 1 a 2 anni, al 5,7% (-0,1 p.p.), mentre recupera un decimale quella fino a 1 anno, all’11,2%. Nel complesso, le minivolture di vetture fino a 4 anni di anzianità coprono il 33,2% a ottobre, mezzo punto in meno dello stesso mese 2024.

Green deal: l’Europa cambia direzione sulle auto termiche oltre il 2035

La Commissione europea revocherà lo stop alle auto endotermiche previsto per il 2035. Il leader del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha rivelato alla Bild l’esito di un incontro con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Dopo lunghe trattative a Bruxelles, è stato deciso di eliminare non solo la scadenza del 2035, ma anche quella del 2040, ipotizzata negli ultimi giorni. Di fatto, i motori termici continueranno a essere presenti ancora a lungo.

“Il divieto per le termiche è escluso”

Weber ha dichiarato alla testata tedesca che, per le nuove immatricolazioni dal 2035 in avanti, sarà richiesto alle Case automobilistiche un obiettivo di riduzione delle emissioni medie di CO₂ del 90% anziché del 100%.

Inoltre, non verrà introdotto un obiettivo del 100% nemmeno dal 2040: ciò significa, ha spiegato, che il divieto dei motori a combustione interna non verrà applicato. Tutti i motori attualmente prodotti in Germania potranno dunque continuare a essere costruiti e commercializzati. Le sue dichiarazioni, confermate da un portavoce, sono state poi riprese anche da altre testate tedesche.

Appuntamento a metà dicembre

Il cambiamento di rotta, già incluso in un accordo politico raggiunto nella notte e definito nei suoi aspetti principali, dovrebbe essere annunciato martedì 16 dicembre. Secondo la Bild, sulla decisione di Bruxelles avrebbero influito sia la posizione netta del cancelliere tedesco Friedrich Merz, sia la lettera congiunta inviata dal presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, insieme ai capi di governo di altri Paesi, tra cui il primo ministro polacco Donald Tusk.

Weber ha concluso affermando: “Con questo risultato manteniamo le nostre due promesse più importanti: restiamo impegnati per la neutralità climatica, ma garantiamo anche la neutralità tecnologica. In questo modo mandiamo un segnale importante all’intera industria automobilistica e tuteliamo decine di migliaia di posti di lavoro nel settore”.

 

In Italia forte crescita delle auto cinesi

Un anno vissuto “di corsa”, con numeri in forte crescita da un mese all’altro e quote di mercato moltiplicate. È stato così per i new player come Byd e per chi, come MG, ha avviato tra i primi la fase di penetrazione sul mercato domestico. Con un market share complessivo, da gennaio a novembre, arrivato a quota 9%, sommando case cinesi (6%), realtà che assemblano in Italia come Dr (2%) e la galassia Volvo, controllata da Geely.

Byd da un anno all’altro ha visto moltiplicare per 10 i volumi in Italia, passando da poco più di 2mila immatricolazioni da gennaio a novembre del 2024 alle oltre 20mila di quest’anno, con una quota di mercato vicina all’1,5% da inizio anno, raddoppiata quasi al 3% a novembre. MG, brand in capo ai cinesi di Saic Motor, ha di fatto aperto la stagione di penetrazione delle case cinesi sul mercato italiano ed europeo, anche attraverso la vendita di motorizzazioni tradizionali, progressivamente affiancate dai modelli elettrificati.

Ha visto raddoppiare i suoi volumi in due anni e da gennaio ha sfiorato un market share del 3,3%.

Sommando le immatricolazioni in capo ai produttori cinesi sul mercato italiano si arriva, negli 11 mesi dell’anno, a quota 6%, senza tenere conto di realtà come Dr, EMC e DFSK, che assemblano o distribuiscono auto prodotte in Cina (circa il 2% del mercato), e dell’universo Volvo, controllato da Geely (un punto di market share).

Nella classifica delle auto più vendute in Italia arriva all’undicesimo posto (a novembre) la Dolphin Surf di Byd mentre nel periodo gennaio-dicembre entra tra le prime dieci autovetture immatricolate la ZS di MG. E se si guarda alla classifica dei modelli full electric più acquistati in Italia, a novembre salgono in testa alla classifica due case cinesi, Byd con la Dolphin Surf e Leapmotor (in capo a Stellantis) con la T03, mentre nei primi 11 mesi dell’anno la classifica resta dominata da due modelli Tesla.

Il mese scorso, di fatto, la variabile Incentivi del Mase per le auto elettriche ha giocato comunque un ruolo importante nella dinamica di penetrazione dei modelli elettrici – passati da una media del 5% delle immatricolazioni dei mesi precedenti al 12,2% di novembre 2025 – e nelle performance delle case cinesi in Italia.

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