Dazi, accordo Usa-Europa: al 15% sulle auto

L’ accordo commerciale tra gli Stati Uniti e l’Europa, ha fissato l’aliquota tariffaria massima e onnicomprensiva del 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni della Ue, compresi settori strategici come auto, prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname.

Auto si passa dal 27,5% al 15% 

Gli Stati Uniti si sono impegnati a sostituire le attuali tariffe del 27,5% su auto e parti di vetture con il massimale tariffario del 15%. Il nuovo regime tariffario stabilisce che i prodotti già soggetti a dazi della Nazione più favorita (Npf) pari o superiori al 15% non subiscano ulteriori aggravi. Per le auto e i componenti correlati, il tetto del 15% scatterà parallelamente all’avvio da parte di Bruxelles delle riduzioni tariffarie sui prodotti Usa.

Altri beni 

Dall’1 settembre, diversi gruppi di beni (tra cui sughero, aeromobili e le loro parti, farmaci generici, precursori chimici) saranno sottoposti alle tariffe Npf, in un regime speciale che l’Ue punta a estendere ad altre categorie merceologiche. In quanto ad acciaio e alluminio, le due sponde dell’Atlantico difenderanno le proprie economie dalla sovracapacità globale, rafforzando la sicurezza delle catene di approvvigionamento, anche tramite un sistema di contingentamento tariffario per i metalli e i derivati. Le misure verranno tradotte in atti concreti dalla Commissione Ue in collaborazione con Stati membri e Parlamento.

Gas, AI e armi 

L’Unione europea rafforzerà la propria sicurezza energetica acquistando Gnl, petrolio e prodotti nucleari statunitensi per 750 miliardi di dollari entro il 2028. Potenzierà le proprie capacità di intelligenza artificiale assicurandosi una fornitura costante di chip AI dagli Stati Uniti per i centri di calcolo europei (40 miliardi di dollari). “Le aziende prevedono 600 miliardi di dollari in nuovi investimenti UE in settori strategici Usa entro il 2028”, spiega Maros Sefcovic, commissario europeo per il commercio. “Aumenteremo gli appalti per la difesa dagli Stati Uniti, rafforzando l’interoperabilità della Nato”.

I numeri

Il partenariato Usa-Ue resta la relazione economica più significativa al mondo, segnala la nota di Bruxelles: nel 2024, gli scambi di beni e servizi hanno superato i 1.600 miliardi di euro, con oltre 4,2 miliardi che attraversano ogni giorno l’Atlantico, a sostegno di milioni di posti di lavoro. Secondo von der Leyen, l’accordo commerciale “apporta benefici ai nostri cittadini e alle nostre aziende e rafforza le relazioni transatlantiche”. Invece, le regole digitali Ue sono rimaste fuori dal negoziato sui dazi.

L’associazione dei costruttori europei si è detta soddisfatta dell’accordo raggiunto. “Si tratta di un passo positivo che fornisce sicurezza alla nostra industria”, ha dichiarato il direttore generale dell’Acea Sigrid de Vries. “Adesso è cruciale che la Commissione ratifichi gli impegni della UE senza ulteriori ritardi, riducendo l’impatto dei dazi che ogni giorno costano milioni di euro ai costruttori”. In ogni caso, conclude l’associazione, “alcuni dettagli devono ancora essere chiariti: li esamineremo con attenzione una volta disponibili, per assicurarci che l’accordo porti i benefici promessi”.

 

Partono i dazi sulle auto elettriche cinesi: sfiorano il 40%

Entrano in vigore le tariffe sulle auto elettriche cinesi, dazi che comporteranno aumenti fino al quasi il 40% su alcuni modelli.

Oggi, 4 luglio, era il giorno fissato da Bruxelles per ottenere da Pechino degli interventi in risposta alle sue accuse di aiuti di Stato illegittimi, ma le trattative sul punto sono ancora in corso. E così i dazi entreranno in vigore in via provvisoria, nonostante la contrarietà di diversi Stati membri, Germania in testa, che temono le conseguenze di un aumento dei costi per i cittadini ma soprattutto le ritorsioni da parte del gigante cinese che potrebbero dare il via a una guerra commerciale, con contro dazi da parte della Cina che colpirebbero le auto prodotte in Europa, carne di maiale, latticini e altri prodotti agricoli.

La Germania, le cui case automobilistiche hanno realizzato un terzo delle loro vendite l’anno scorso in Cina, vuole fermare le tariffe, mentre Francia e Italia sono favorevoli. Ma la maggioranza dei Paesi sta ancora valutando le conseguenze della mossa. La questione sarà sottoposta ai membri del Consiglio Ue in un voto consultivo nelle prossime settimane, il primo test ufficiale del sostegno in un caso storico per la Commissione. Il 4 ottobre 2023 l’Ue aveva avviato un’indagine sull’esistenza di sussidi che il governo cinese destinerebbe ai produttori nazionali di auto elettriche.

Al termine dell’inchiesta, lo scorso 12 giugno, l’esecutivo europeo ha stabilito l’introduzione di dazi individuali che colpiscono diversi produttori cinesi: su Byd verrà applicata una tariffa del 17,4 per cento sulle importazioni, su Geely una del 20, mentre la più salata colpisce Saic, con un dazio del 38,1 per cento. Secondo alcune indiscrezioni queste cifre potrebbero essere leggermente abbassate, dal 38.1% al 37.6% le massime e dal 20 al 19,9% le minime. I dazi provvisori verranno introdotti a titolo di garanzia e saranno riscossi solo se e quando saranno imposti i dazi definitivi, cioè a novembre.

Ma saranno colpite anche alcune auto europee e statunitense prodotte in Cina come quelle di Tesla, Bmw e altre case automobilistiche occidentali. Tesla, che esporta le auto Model 3 da Shanghai verso l’Europa, è stata una delle numerose aziende che la Commissione ha deciso di sottoporre a una tariffa del 21%, ma potrebbe ricevere un’aliquota calcolata individualmente quando i dazi definitivi saranno imposti a novembre. Considerando la tariffa al 10 per cento già in vigore, nei casi estremi di dazi del 38% in totale si arriva a sfiorare dunque la metà del costo all’import del mezzo.

Mentre le tariffe preliminari saranno applicate da oggi, la decisione finale sui dazi compensativi sarà presa solo a novembre, mentre nel frattempo sono in corso intensi negoziati tra Ue e Cina per trovare una soluzione che accontenti entrambi gli attori.

Questi dazi potrebbero essere bloccati con un voto a maggioranza qualificata in Consiglio Ue, che significa con il sostegno di almeno 15 Paesi che rappresentano il 65% della popolazione dell’Ue. Francia, Italia e Spagna, con il 40% della popolazione europea hanno già dichiarato di voler appoggiare i dazi.

Dazi Ue dal 17,4% al 38,1% per veicoli elettrici cinesi

L’ indagine della Commissione Ue sui veicoli elettrici cinesi ha provvisoriamente concluso che “beneficiano di sussidi ingiusti” e che “stanno causando una minaccia di danno economico ai produttori Ue”.

Verranno imposti provvisoriamente dei dazi compensativi sulle importazioni.

I dazi ai tre produttori cinesi inclusi nel campione saranno: Byd del 17,4%; Geely: 20%; Saic 38,1%. Altri produttori che hanno collaborato all’indagine saranno soggetti a un dazio del 21%, mentre sarà del 38,1% per quanti non hanno collaborato.

L’Ue “ha ignorato i fatti e le regole del Wto, le ripetute forti obiezioni cinesi, gli appelli e la dissuasione di governi e industrie di diversi Stati europei”. Il ministero del Commercio di Pechino, commentando i dazi sull’auto elettrica decisi da Bruxelles, ha contestato le conclusioni Ue, “prive di fondamento fattuale e giuridico” che ignorano “il fatto oggettivo che i vantaggi della Cina nei veicoli elettrici derivano dalla concorrenza aperta”. La Cina esorta l’Ue “a correggere immediatamente le sue pratiche sbagliate”, riservandosi di adottare “in modo risoluto tutte le misure necessarie” a tutela delle aziende cinesi.

“I dazi punitivi della Commissione europea si ripercuotono sulle imprese tedesche e i loro prodotti di punta”. Lo dice su X il ministro tedesco dei Trasporti Volker Wissing, commentando i dazi europei che colpiscono le auto elettriche dalla Cina. “I veicoli devono diventare più economici attraverso una maggiore concorrenza, mercati aperti e condizioni di localizzazione significativamente migliori nell’Ue, non attraverso guerre commerciali e preclusioni di mercato”.

“Saluto con soddisfazione l’annuncio che la Commissione Ue ha fatto oggi dei dazi sull’ingresso delle auto elettriche cinesi in Europa per tutelare la produzione europea nella piena consapevolezza che abbiamo anche noi: la possibilità di riaffermare in Italia l’industria automobilistica italiana, uno dei settori trainanti dello sviluppo industriale del nostro paese a cui non vogliano assolutamente rinunciare”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.