OLTRE 60MILA GLI ULTRANOVANTENNI AL VOLANTE

guida anziana

Passione per la guida, voglia di libertà o semplice necessità di spostarsi. Gli italiani difficilmente rinunciano all’auto. E ancor più in età avanzata. Almeno a giudicare da un’indagine di Facile.it secondo la quale in Italia ci sarebbero oltre 60.000 patenti intestate a ultranovantenni, a fronte di un’età media degli automobilisti di circa 54 anni. Un dato che appare ancora più curioso se si considera che dopo gli 80 anni la legge impone il rinnovo del permesso di guida ogni 24 mesi. Un lasso di tempo che potrebbe ridursi a 12 se andasse in porto una proposta di riforma del Codice della strada.

 

La fotografia delle regioni. Elaborata sui dati delle polizze Rc, messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e trasporti (aggiornati a maggio 2017), l’analisi fotografa l’età anagrafica degli automobilisti del Bel Paese. Con situazioni a macchia di leopardo nelle varie aree geografiche. In cima alla classifica delle regioni c’è la Lombardia con 8.738 patenti attive intestate a cittadini nati prima del 1927, seguita da Emilia Romagna (7.553), Toscana (5.834), Piemonte (5.505), Lazio (5.471) e Veneto (4.815).

 

Percentuale sul totale. Se si analizza la percentuale di patentati ultranovantenni rapportata al totale degli automobilisti, invece, sul podio svetta l’Emilia Romagna con lo 0,253%, oltre una volta e mezzo il valore medio nazionale, pari allo 0,156%. Al secondo posto si trova la Liguria (0,247%), mentre la medaglia di bronzo spetta alla Toscana (0,233%).

 

 

 

 

fonte: quattroruote.it

 

 

 

Dal 1^ ottobre stesse misure antismog per Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna

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Scatteranno dal prossimo 1 ottobre le misure antismog che, per la prima volta, saranno le stesse per tutta l’area padana, come previsto dal “Nuovo Accordo per la qualità dell’aria nel bacino padano” firmato dall’Emilia-Romagna con il Ministero dell’Ambiente insieme a Lombardia, Piemonte e Veneto.

 

Quest’anno, oltre alle misure previste dal “Piano aria integrato regionale (Pair2020)” relative alla limitazione della circolazione dal lunedì al venerdì e nelle domeniche ecologiche dalle ore 8,30 alle 18,30 per le auto e i veicoli commerciali diesel fino all’euro 3 e benzina fino all’euro 1, sono previste anche misure aggiuntive da attuare in modo omogeneo nelle quattro Regioni e che saranno approvate la prossima settimana dalla Giunta regionale.

 

Il punto sulle misure antismog è stato fatto nel corso di un incontro in Regione con i rappresentanti dei Comuni con più di 30 mila abitanti e di quelli della cintura di Bologna già aderenti al Pair2020.

 

“Per la prima volta si stabiliscono misure emergenziali comuni per le quattro regioni del bacino padano- sottolinea l’assessore regionale alla Difesa del suolo e Politiche ambientali, Paola Gazzolo- che da sole rappresentano il 40% della popolazione italiana e la zona più produttiva del Paese. Stiamo lavorando insieme con serietà ma, all’impegno delle istituzioni, serve che si unisca l’impegno dei cittadini perché la qualità dell’aria è un tema che riguarda tutti. Un’aria migliore passa da comportamenti virtuosi e il rispetto delle regole è la premessa per ottenerla”.

 

Le nuove regole

Nel dettaglio sono previsti due livelli di allerta, a cui corrispondono interventi emergenziali diversi: il primo scatta dopo 4 giorni consecutivi di superamento del valore limite di Pm10, il secondo dopo 10 giorni.

Dal 1° ottobre, come previsto dal Piano aria regionale, in caso di superamento dei limiti di pm10 per 4 giorni consecutivi le restrizioni alla circolazione scattano in modo automatico dal giorno successivo e si estendono ai veicoli diesel euro 4. Inoltre, entrano in vigore misure emergenziali aggiuntive, derivanti dall’Accordo di bacino padano, che prevedono il divieto di utilizzo di stufe a biomassa legnosa con prestazioni emissive inferiori alla classe 3 stelle, in presenza di impianti alternativi; il divieto di combustione all’aperto e di spandimento dei liquami zootecnici. Il periodo di superamento di 4 giorni, anziché di 7 come negli anni precedenti, costituisce un criterio di maggior cautela per la salute dei cittadini e garantisce ancora più efficacia agli interventi.

Dopo 10 giorni consecutivi di sforamenti, invece, il divieto di utilizzo di stufe a biomassa legnosa viene esteso anche alla classe 3 stelle.

Tutte le misure emergenziali restano in vigore fino al primo giorno di aggiornamento del bollettino (il primo lunedì o giovedì successivo al giorno del blocco). Sono prorogate se i livelli rimangono superiori alla soglia.

 

 

 

 

UN’ APP TI DICE SE L’AUTO ELETTRICA E’ GIUSTA PER TE

guida cellulare

EQ Ready, e sai se l’auto elettrica è la scelta giusta. Mercedes-Benz ha sviluppato un’app per smartphone che, sull’analisi dei percorsi effettuati, è in grado di stabilire l’idoneità all’uso di un veicolo elettrico. L’applicazione, lanciata in occasione del salone di Francoforte, può essere scaricata gratuitamente da App Store e Google Play per i sistemi operativi iOS e Android e registra, previa autorizzazione dell’utente, i percorsi effettuati quotidianamente, confrontandoli con vari parametri di vetture elettriche ed ibride per fornire una valutazione più realistica possibile.

Naturalmente l’applicazione “gioca in casa”, pur essendo fruibile a bordo di qualsiasi auto, e consiglia il modello ad alimentazione alternativa di Smart o Mercedes-Benz che meglio si adatta alle specifiche esigenze dell’utente.
La fase di sviluppo dell’applicazione ha visto coinvolti i clienti Mercedes-Benz durante la fase pilota a cui si sono aggiunti anche alcuni membri del Consiglio di amministrazione di Daimler per la valutazione dell’idoneità all’elettromobilità.

“In generale, è emerso che le vetture elettriche ed i modelli ibridi in modalità elettrica risultano molto più adatti all’impiego quotidiano di quanto la maggior parte delle persone ritenga – ha dichiarato Wilko Stark, responsabile di Daimler & Mercedes-Benz Cars strategy e di Case – Dopo aver analizzato il proprio comportamento reale con la nostra app, anche i più scettici si sono resi conto che un’auto elettrica o un modello ibrido sarebbe in grado di soddisfare le loro esigenze di mobilità”.

All’atto pratico, una volta installata l’app sul proprio smartphone, l’utente deve semplicemente effettuare il login con il suo account “Mercedes me” oppure registrarsi con il proprio nome e indirizzo e-mail e attivare la funzione “Tracking” nell’app. Da quel momento saranno registrate velocità, accelerazione, soste o pause prolungate, oltre ad alcuni parametri ambientali come temperatura e profilo altimetrico, calcolando così autonomia e consumo energetico.

Per una simulazione ottimale l’utente dell’app può inserire manualmente potenziali stazioni di ricarica ed avere un quadro estremamente preciso del percorso in modalità elettrica con annessi e connessi, mentre in futuro, l’app indicherà sulla mappa le stazioni di ricarica pubbliche disponibili.

“Il comportamento individuale di mobilità così elaborato – spiegano al quartier generale – viene trasmesso tramite Wlan o telefonia mobile al server Mercedes me, dove sono memorizzati tutti i parametri significativi relativi alle vetture elettriche ed ibride Mercedes-Benz e Smart. Anche per quanto riguarda i modelli ibridi l’elaborazione del comportamento di mobilità si concentra esclusivamente sulle possibilità di utilizzo in modalità puramente elettrica. Il modello software sviluppato da Mercedes-Benz, su cui si basa l’app, sfrutta una serie di dati specifici della vettura, quali consumo energetico, autonomia, coefficiente cx, peso e coefficiente di attrito da rotolamento. I rendimenti delle vetture così elaborati sono stati analizzati sulla base di prove di guida, che hanno dimostrato un’elevatissima corrispondenza tra i valori reali e quelli relativi alla simulazione”.

Il risultato dell’analisi dei percorsi viene poi concretizzato dall’app che invia all’utilizzatore messaggi decisamente espliciti come, ad esempio: “Congratulazioni! Tutti i tuoi percorsi possono essere effettuati in modalità elettrica senza necessità di effettuare alcuna ricarica intermedia!”.

Da segnalare poi che per quanto riguarda la riservatezza dei dati, l’app EQ Ready, oltre a ricordare regolarmente all’utente che i dati vengono registrati, consente in qualsiasi momento di disattivare la funzione Tracking evitando così la registrazione di un determinato percorso.

Insomma, EQ Reader rappresenta sicuramente un bello stimolo a effettuare un cambiamento verso una mobilità più sostenibile anche perché gli studi effettuati confermano che la grande paura di restare “a secco” della maggioranza degli automobilisti riguardo ai veicoli elettrici è del tutto ingiustificata poiché la percorrenza quotidiana è ampiamente inferiore rispetto all’autonomia offerta dalla vettura senza bisogno di alcuna ricarica.

 

 

 

 

ARTICOLO DI MAURILIO RIGO WWW.REPUBBLICA.IT

 

 

 

 

 

 

 

sinistri stradali:norme nuove per combattere le frodi sui risarcimenti

auto incidente

Giro di vite contro le possibili truffe nei risarcimenti da incidenti stradali. Con la
legge n. 124 del 4 agosto 2017 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.189
del 14 agosto 2017, infatti, chi approfittava di un sinistro per denunciare mali
non meglio provati o chi gonfiava l’accaduto affidandosi anche a testimoni per
così dire compiacenti avrà la unghia tagliate. Ma non si tratta soltanto di
questo. Le novità sono diverse e vale la pena di passarle in rassegna.

 

LESIONI
Cominciamo dalla lesioni. La legge distingue le micro (quelle inferiori ai 10
punti percentuali di invalidità) dalle macro (da 10 a 100 punti): per entrambe
ci si affiderà a specifiche tabelle, distinte però per valori e quindi
risarcimenti, valide per l’intero territorio nazionale, calcolate, punto
per punto, in relazione all’età anagrafica di chi ha subito il danno e
aggiornate ogni anno dall’Istat. C’è un margine di discrezionalità rimesso al
giudice, che però sarà limitato a un 20% nelle microlesioni, per salire al
30% nelle macro e comunque dovrà essere giustificato da specifica
documentazione che accerti una perdita di opportunità dinamico-relazionali o
di fronte a sofferenze psicofisiche particolari, ma soltanto nelle microlesioni.
Tramonta anche in parte quella voce definita «danno biologico», perché
non è più risarcibile se, in caso di lesioni lievi, non siano stati prodotti
esami clinici obiettivi. Unica eccezione prevista quella delle cicatrici o di
altre lesioni visibili, perché a quel punto la risarcibilità è possibile anche
attraverso un accertamento visivo.

 

TESTIMONI
Rispetto ai testimoni, la legge prevede tre novità essenziali. Innanzi tutto,
rovina la carriera a quelli di professione, nel senso che mette un tetto al
numero di volte in cui si può comparire come teste in causa assicurative: 3
volte in 5 anni. Alla quarta il giudice segnala il nominativo alla Procura che
ne accerta eventuali responsabilità per falsa testimonianza o frode alle
assicurazioni.
Secondariamente, ridimensiona il ruolo dei testimoni, in quanto adesso il
giudice può valutarne la ricostruzione del sinistro secondo il suo punto di vista.
Insomma, hanno un valore indicativo, ma non decisivo.
Infine, almeno rispetto al risarcimento di beni (non di persone, quindi), i
testimoni vanno indicati immediatamente, contestualmente al sinistro. In
mancanza, non potranno essere prodotti in un’eventuale causa successiva.
Anche se si concede alla compagnia assicurativa di avvertire dell’opportunità
che va a scemare il proprio cliente entro 60 giorni dalla denuncia e questi
ha altri 60 giorni per prendere una decisione al riguardo.
Queste regole non valgono, oltre che nei casi in cui il sinistro abbia prodotto
danni a persone, quando il possibile testimone era oggettivamente non
identificabile o quando a identificarlo aveva comunque provveduto la polizia.
Assurge al ruolo di testimone invece la scatola nera, che diventa una prova a
tutti gli effetti e concede a chi ne è equipaggiato uno sconto sul premio
assicurativo. In pratica, la normativa tende a privilegiare ricostruzioni
oggettive fondate sulla tecnologia, a quelle basate sul fattore umano.

 

ANTIFRODE
Le Compagnie di assicurazione possono non attenersi alla tempistiche di
legge nel presentare offerte di risarcimento a un danneggiato, laddove dalla
propria banca dati dei sinistri (o anche da una perizia) emergano almeno
due condizioni che fanno presumere l’esistenza di una frode. Questa
materia sarà regolamentata nel dettaglio da circolare dell’IVASS.

 

CARROZZIERI
In tutti i casi in cui chi ha subito danni a un veicolo cede al carrozziere il
credito vantato nei confronti dell’assicurazione, in modo da evitare di
anticipare soldi, lo stesso carrozziere provvederà prima alla riparazione e
quindi, dopo presentazione necessaria di una fattura, sarà risarcito
dalla Compagnia.

 

 

 

fonte: uominietrasporti.it

 

 

 

Sistemi multimediali belli, costosi e rubati: 8mila euro per il ripristino

guida autonoma

I “bravi presentatori” di automobili ci descrivono le vetture moderne come sempre più connesse e con impianti multimediali sempre più sofisticati. E pazienza se questi impianti costano migliaia di euro che molti, pensandoci su, risparmiano volentieri: a molta gente interessa solo il navigatore e oggi per averlo basta scaricare una app sul proprio misero smartphone. I “bravi presentatori”, in fondo, lo sanno bene. Solo che li pagano per sperare di fare presa almeno su chi ha soldi, passione, voglia di appagarsi con un’auto dall’equipaggiamento completo… Ma poi arriva la vita reale. Quella in cui gli impianti multimediali, specie se montati su auto di fascia media e alta, sono arrivati ad essere uno dei principali motivi di furto della vettura. O – quando va bene – di asportazione dell’impianto, per cui il proprietario non perde l’auto, ma se la trova con un buco in mezzo alla plancia e un conto da 7-8mila euro per ripristinare tutto (compresi i danni all’abitacolo).

 

 

 

 

articolo integrale su: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2017/08/22/sistemi-multimediali-belli-costosi-e-rubati-8mila-euro-per-il-ripristino-laltra-faccia-dellauto-connessa/

 

 

 

 

 

 

72,2 milioni di euro per la rete nazionale di ricarica dei veicoli elettrici

ricarica-elettrica

Approvato al Cipe lo schema di accordo con le Regioni per la rete nazionale di ricarica dei veicoli elettrici dal valore di 72,2 milioni di euro, di cui 28,7 di risorse del Ministero Infrastrutture e Trasporti.

 

L’accordo di programma con le Regioni per la rete infrastrutturale nazionale per la ricarica dei veicoli elettrici, il progetto definitivo della nuova linea AV/AC Brescia – Verona, la conclusione del sistema di trasporto rapido Rimini fiera – Cattolica sono alcuni dei provvedimenti approvati  al Cipe presieduto dal presidente Paolo Gentiloni e proposti dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio.

 

Rete infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici

Lo schema di Accordo di programma approvato è  finalizzato a concentrare gli interventi per la realizzazione del Pnire-Piano Nazionale per la ricarica dei veicoli elettrici nei contesti territoriali in funzione delle effettive esigenze, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati.

 

Il Mit finanzia gli interventi  con un apposito Fondo in cui  ha impegnato 28,7 milioni di euro, ripartendo la somma tra le Regioni nel programma di finanziamenti per lo sviluppo delle reti di ricarica per i veicoli elettrici diffuse sul territorio nazionale.  Il valore economico complessivo  ammonta a 72,2 milioni di euro.

 

L’accordo verrà stipulato tra  il Ministero delle infrastrutture con le Regioni e  le 2 Province autonome di Trento e Bolzano.

 

Lo schema di Accordo di programma era  già stato oggetto di intesa con la Conferenza Stato-Regioni Unificata e sarà successivamente approvato in via definitiva con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Non rientrano nell’accordo, per ora, le Regioni Abruzzo e Molise,  che verranno integrate una volta presentato il relativo programma di intervento.

 

 

 

 

Fonte: MIT, comunicato – luglio 2017

 

 

 

 

 

 

 

Volvo: dal 2019 motore elettrico su tutta la gamma

volvo

Svolta ecologica per la casa svedese: dal 2019 ci sarà un’offerta di auto elettrificate su tutta la gamma

 

L’annuncio è ufficiale: dal 2019 ogni nuova Volvo avrà un motore elettrico. Punto. Il che significa che si chiude un’epoca – quella delle auto mosse esclusivamente da motore a combustione interna – e se ne apre un’altra. “La gente ci chiede in maniera sempre più esplicita e crescente auto elettrificate e noi vogliamo rispondere ai bisogni presenti e futuri dei nostri clienti”, spiega Håkan Samuelsson, presidente e CEO. “Così si potrà scegliere qualsiasi modello Volvo elettrificato.”

 

 

 

Volvo Cars introdurrà un’offerta di auto elettrificate su tutta la gamma, comprendendo vetture solo elettriche, ibridi plug-in e auto con soluzioni mild-hybrid. In particolare cinque auto full electric fra il 2019 e il 2021; tre di queste saranno modelli Volvo mentre le altre due saranno vetture elettriche ad alte prestazioni realizzate da Polestar, il brand per vetture ad alte prestazioni di Volvo Cars.

Certo, anche le rivoluzioni avvengono per gradi, ma qui sono tutti gradi “elettrici”: queste cinque vetture saranno accompagnate da una gamma di modelli benzina e diesel ibridi plug-in e da soluzioni mild hybrid 48 volt, una combinazione che rappresenta una delle offerte più ampie sul mercato in tema di vetture elettrificate.

“Questo annuncio segna di fatto la fine delle auto spinte dal solo motore a combustione interna,” aggiunge Samuelsson. “Volvo Cars ha già affermato di voler avere un totale di un milione di auto elettrificate vendute a clienti sulle strade di tutto il mondo per il 2025. Quando lo abbiamo detto eravamo seri, e così ci arriveremo.”

 

 

 

 

fonte: repubblica.it

 

 

 

 

Spese per la manutenzione auto a +3,9%

handle double wrench, maintenance a car

Sono aumentate le spese che gli italiani hanno sostenuto nel 2016 per la manutenzione e le riparazioni delle loro autovetture e sono arrivate a quota 29,5 miliardi di euro.
Rispetto al 2015, quando la spesa ammontava a 28,4 miliardi di euro, vi è stata una crescita del 3,9%.
Questi sono i dati che emergono da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec (la struttura di ricerca di Autopromotec, in scena a Bologna dal 24 al 28 maggio 2017).

Un bilancio positivo dunque, ma a cosa è dovuta questa crescita?
I fattori concomitanti sono numerosi: dall’aumento dei prezzi del servizio a quello dei ricambi così come alla crescita del circolante e degli interventi stessi.
Esaminiamoli in dettaglio.

Innanzitutto vi è da considerare l’aumento dei prezzi per la manutenzione e le riparazioni che nel 2016, secondo l’Osservatorio Autopromotec, è stato dell’1,1%.
Tale aumento è stato calcolato sulla base di una media ponderata dell’indice Istat del prezzo per la riparazione, di quello per la manutenzione e di quello per i pezzi di ricambio e accessori.
Un altro elemento, poi, che ha spinto verso l’alto la spesa è stato l’aumento del parco circolante. Nonostante l’Italia abbia già un tasso di motorizzazione molto elevato, il parco circolante è cresciuto anche nel 2016, registrando un +1,4% rispetto al 2015.
A questi fattori si aggiunge anche un aumento della quantità di interventi di manutenzione e riparazione nelle officine che, in base alle stime dell’Osservatorio Autopromotec, è stato dell’1,3%. Tale crescita è dovuta a un aumento della domanda dei servizi di officina generato dall’invecchiamento di una parte consistente del parco circolante.

Se si guarda all’andamento del comparto degli ultimi anni, caratterizzato prevalentemente da un calo a partire dal 2011 (come dimostra la pesante contrazione della spesa nel 2012 pari a -10,5%), si sta tornando sui livelli pre-crisi.
Il mercato era già ripartito nel 2014 con una crescita dell’1,4% e un fatturato stimato a 27,1 miliardi, salito poi a 28,4 miliardi nel 2015 (+4,8%) e a 29,5 miliardi del 2016 (+3,9%).
L’andamento del settore dell’autoriparazione, tra l’altro, è stato certamente influenzato anche da altri due importanti fattori.
Il primo è la favorevole evoluzione della situazione congiunturale. Il secondo è l’adozione di tecnologie più avanzate e l’introduzione sempre più frequente di nuovi dispositivi che hanno determinato, da un lato, un incremento del costo degli interventi di manutenzione e riparazione e, dall’altro, un costante rinnovo delle attrezzature.

 

 

 

 

fonte: notiziario motoristico

 

 

 

 

Segnaletica illeggibile?: il Comune non è responsabile degli incidenti

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Anche se la segnaletica è “illeggibile”, la circolazione può comunque avvenire senza inconvenienti perché sono sufficienti le norme del Codice della Strada. Questo è quanto ha deciso la Cassazione, escludendo così la responsabilità di un Comune in un caso di incidente

 

Una recente sentenza della Cassazione stabilisce che la segnaletica stradale in pessime condizioni, sia verticale che orizzontale, non è sufficiente per stabilire, in caso di incidente, una responsabilità in capo al Comune che avrebbe l’obbligo di tenerla in efficienza. Nel caso esaminato il Tribunale, visto che i segnali non erano visibili, aveva escluso la possibilità di applicare l’articolo 145 C.d.S., comma IV, che prevede l’obbligo di dare la precedenza “nelle intersezioni nelle quali sia così stabilito (…) con apposito segnale” e, di conseguenza, aveva deciso di applicare la presunzione di pari responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro (50% di colpa per ognuno dei due conducenti). La vicenda era quindi approdata sui banchi della Corte di Cassazione, che ha confermato il proprio orientamento stabilendo che se la circolazione può comunque avvenire senza inconvenienti, perché sufficienti e idonee a regolarla le norme del Codice della Strada, la mancanza di una “intelligibile” segnaletica stradale non può ritenersi causa degli eventuali incidenti e quindi non determina alcuna responsabilità per l’ente custode della strada, in questo caso il Comune.

 

 

 

articolo di insella.it

 

 

 

 

 

Ritiro patente per guida con cellulare: si parte in estate?

guida cellulare

Ritiro immediato della patente per chi usa il telefonino mentre guida, divieto di sorpassare ciclisti se c’è uno spazio laterale minore di un metro e mezzo e avvio (dopo cinque anni di false partenze) dei controlli automatici per scoprire più facilmente chi circola senza assicurazione Rc auto. Sono i tre punti principali su cui il Governo sta lavorando per modificare il Codice della strada. E’ possibile che le novità finiscano in qualche provvedimento successivo o diventino l’oggetto di un decreto legge specifico, da far entrare in vigore in estate.

 

Non è nemmeno sicuro che tutte e tre le novità arrivino contemporaneamente: potrebbe anche esserci uno spacchettamento.

 

Quel che è sicuro è la volontà del Governo di fare qualcosa in materia di sicurezza stradale, perché l’argomento è tornato di attualità dopo alcuni incidenti (come quello costato la vita al corridore Michele Scarponi, portato come esempio dei rischi che corrono quotidianamente i ciclisti, anche se ha ben poca attinenza con essi) e le statistiche che mostrano un’interruzione del calo della mortalità su strada (soprattutto per pedoni e ciclisti).

Ci sono anche alcune proposte della Polizia stradale che attendono da molto tempo e ora almeno quella sull’inasprimento delle sanzioni legate all’uso del cellulare dovrebbe essere recepita.

 

In sostanza, la sospensione della patente per chi usa il cellulare (cioè digita su schermo o tastiera oppure parla senza utilizzare auricolare o vivavoce) verrebbe prevista già alla prima violazione, mentre oggi scatta solo per i recidivi (intesi come quelli che hanno già commesso nell’ultimo biennio un’infrazione relativa al telefonino). Le conseguenze della novità (che si riferisce all’articolo 173 del Codice della strada) sarebbero due:

– gli agenti che fermano un trasgressore dovrebbero ritirargli subito la patente (per inviarla al prefetto, che quantificherà il periodo di sospensione, compreso fra uno e tre mesi), mentre oggi possono farlo solo se sono in grado di verificare all’istante che è recidivo (cosa difficile, soprattutto se la prima violazione era stata accertata da un altro corpo di polizia);

– si perderebbe la possibilità di fruire dello sconto del 30% pagando la multa entro cinque giorni (perché dal beneficio sono escluse le infrazioni che comportano la sospensione della patente anche per i non recidivi).

Non è chiaro se l’inasprimento riguarderà anche l’importo della multa (oggi di 161 euro), il numero di punti da decurtare (oggi cinque) e la durata del periodo di sospensione.

Quanto al limite minimo di spazio laterale per il sorpasso di ciclisti, è auspicabile che si rifletta sui problemi che la sua applicazione causerebbe.

 

Sicuramente molto ponderata sarà invece la norma sui controlli automatici Rc auto: è dall’autunno 2011 che sono già in vigore alcune regole, più volte modificate perché difficilmente applicabili ma rimaste lettera morta proprio perché ancora problematiche.

 

Da almeno tre anni è chiaro che il problema principale sta nel fatto che, se i controlli automatici partissero nel contesto attuale, non sarebbe prudente spedire direttamente le multe agli intestatari dei veicoli individuati dagli apparecchi di rilevazione. Per due motivi:

– l’individuazione dei veicoli non assicurati viene fatta confrontando il numero di targa letto dall’apparecchio con la banca dati delle polizze, gestita da Motorizzazione e Ania, che non garantisce un aggiornamento in tempo reale;

– il sistema sanzionatorio è complicato, perché l’articolo 193 del Codice della strada prevede che la pesante multa prevista (849 euro) si riduca a un quarto (212,25 euro) se l’assicurazione viene riattivata entro 30 giorni da quando è scaduta o se il proprietario provvede a demolire il veicolo entro 30 giorni dall’accertamento dell’infrazione.

 

Il risultato è che, prima di irrogare la sanzione, bisogna essere sicuri che il veicolo sia effettivamente scoperto da Rc auto. E la sicurezza si ottiene solo inviando al proprietario un invito a mostrare i documenti in un ufficio di polizia, dove vedranno se davvero al momento dell’accertamento il mezzo circolava senza Rc auto e calcoleranno la sanzione che va applicata al caso specifico che verrà riscontrato. Un notevole aggravio di lavoro, per uffici il cui equilibrio è sempre delicato.

Ora il problema del mancato aggiornamento delle banche dati pare risolto. Resta quello delle sanzioni, che dovrebbero essere unificate o comunque rese meno complicate e differenziate dalla norma allo studio del Governo.

 

 

 

 

 

ARTICOLO DI MAURIZIO CAPRINO – SOLE24ORE.COM

 

 

 

 

 

 

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