Aumentano di 10 volte gli investimenti nelle auto elettriche

ricarica-elettrica

Nei prossimi 8 anni gli investimenti annunciati dai costruttori di macchine per sviluppare modelli a propulsione elettrica, pura (Bev) e ibrida plug-in (Phev), sono 255 miliardi di dollari, 10 volte quelli degli ultimi 8 anni, secondo un’analisi di Alix Partner, una società di consulenza. La Cina, ritenuta il mercato chiave per queste auto, è il destinatario di gran parte di questi sforzi. Come a un tavolo di poker, chi vuole giocare in quel mercato deve avere una dote robusta da investire. A guidare è l’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, con circa 66 miliardi, seguita dai gruppi Volkswagen (49) e Hyundai-Kia (25). Ford, Daimler, GM e FCA prevedono di investire tra 8 e 12 miliardi ciascuno, davanti a Toyota e Jaguar-Land Rover sui 6/7 ciascuno.

 

Ma altri fattori potrebbero complicare la diffusione di questa tecnologia. A partire dai costi di produzione delle batterie. Nel biennio 2016/17 il prezzo del Nichel è aumentato del 40%, mentre quello del Cobalto è addirittura triplicato e un’ulteriore crescita della domanda potrebbe gonfiare ancora i prezzi. Per il Cobalto, verso il 2022 la domanda dovrebbe superare la capacità estrattiva.
Ricordiamo che la Cina raffina metà della produzione mondiale, che per 2/3 è in Congo. Queste stime sono basate sulla prevista crescita delle vendite di auto elettrificate e tengono in conto che le batterie di prossima generazione richiederanno metà del cobalto rispetto a quelle attuali, laddove aumenterà la quantità di Nichel, nella sua forma più pura (Classe 1), la cui produzione già prima del 2030 sarà inferiore alla domanda.

 

Dunque, se il trend verso l’elettrificazione continuasse ci sarebbe una dipendenza dai Paesi che controllano queste risorse. Ciò potrebbe allentare la pressione mondiale sui Paesi produttori di petrolio, ma non è detto, visto che qui ancora parliamo della sola costruzione delle batterie, che poi andranno ricaricate. L’idea di inquinare meno potrebbe spingere i consumatori verso l’elettrico, ma a condizione di un’elettricità da fonti pulite. È probabile che la transizione non procederà spedita come l’industria dell’auto si aspetta – e che ricade fuori dal loro controllo. L’altro grande driver, che qualche ombra sull’intero progetto la getta, sono le infrastrutture di ricarica.

 

Nel 2017 c’era una densità (in crescita) di 7,6 auto per colonnina pubblica (424.000 di cui la metà in Cina). Si aspetta che anche i privati investano nelle infrastrutture, ma il rischio è che poi per accelerare il pay-back dell’investimento alzino il prezzo dell’energia.

Oggi in media girare elettrico ha un costo/km intorno a 3 centesimi, meno della metà rispetto al carburante. L’alternativa sarebbe il metano, con una rete già disponibile.

 

 

articolo di Pier Luigi del Viscovo sole24ore.com

 

Mercato auto ancora su ad aprile: +7%. Balzo Fca

handle double wrench, maintenance a car

L’Italia trascina la truppa del Vecchio continente con una crescita a doppia cifra (+24%). Per il Lingotto un boom del 13,3% sull’aprile 2014: solo Renault, tra le grandi case, ha fatto meglio. La quota di Fca sale al così al 6,5%.

 

Continua la ripresa del mercato automobilistico in Europa, con Fiat Chrysler che si mette in evidenza e viaggia a velocità doppia della media delle case automobilistiche.

I dati diffusi dall’Acea, l’Associazione delle case europee, parlano di una crescita del 6,9% delle immatricolazioni ad aprile, rispetto al 2014: il mercato dell’auto in Europa e nei Paesi Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) ha fatto segnare 1.209.530 immatricolazioni. Se si guarda ai primi quattro mesi del 2015, le consegne sono state 4.848.037, l’8,1% in più dell’analogo periodo 2014. In questo panorama, il gruppo Fca ha immatricolato nel mese ad aprile 78.957 vetture, il 13,4% in più dello stesso mese 2014, quasi il doppio della crescita del mercato. La quota è così salita dal 6,2 al 6,5%. Nei quattro mesi le consegne sono state 306.722, il 12,1% in più dell’analogo periodo dell’anno scorso, con la quota che è passata dal 6,1 al 6,3%.