UE: CON IL GREEN DEAL NUOVI LIMITI ALLE EMISSIONI AUTO?

Il settore automobilistico europeo rischia di dover affrontare normative ancor più stringenti sul fronte delle emissioni inquinanti. La Commissione Europea, da poche settimane guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen, ha inviato al Parlamento di Bruxelles e ad altri organi della Ue una comunicazione per lanciare i principi base di uno “European Green Deal”. Al suo interno figurano una serie di proposte per ridurre l’inquinamento e l’impatto delle attività umane sull’ambiente: una parte consistente riguarda proprio il mondo dell’auto e dei trasporti in genere.

La revisione delle normative. Con l’obiettivo di ridurre in modo drastico l’inquinamento, la Commissione intende “proporre norme più rigorose sulle emissioni degli inquinanti atmosferici per i veicoli con motore a combustione”. Il massimo organo esecutivo della Ue “proporrà inoltre di rivedere entro giugno 2021 la normativa sugli standard in materia di emissioni di CO2 per auto e furgoni, al fine di garantire un chiaro percorso, dal 2025 in poi, verso la mobilità a emissioni zero”. 

I limiti attuali. Il settore automobilistico rischia di dover affrontare un nuovo mutamento del quadro normativo a poco più di un anno e mezzo dal via libera a una legislazione già fonte di contrasti e controversie. La scorsa primavera sono stati approvati nuovi limiti che impongono alle Case automobilistiche di ridurre le emissioni medie di anidride carbonica del 37,5% tra il 2021 e il 2030 con una riduzione intermedia del 15% indicata per il 2025: si dovrà passare in circa dieci anni da una media di 95 grammi per chilometro a una di 60 grammi e chi non rispetterà i nuovi standard rischia multe miliardarie. Già oggi sono in molti a pensare che diversi produttori, senza un’accelerazione nell’elettrificazione della gamma, siano destinati a pagare ammende salatissime. Del resto la media delle emissioni non sembra aver intrapreso un percorso di riduzione: nel 2018 è aumentata per il secondo anno consecutivo salendo a 120,4 grammi per chilometro. La colpa, secondo l’associazione italiana Anfia, è da attribuire alla demonizzazione dei diesel, sia vecchi sia di nuova generazione, che ha determinato un crollo delle vendite di auto a gasolio e la contestuale impennata dei benzina. Una combinazione del genere, unita al contributo ancora esiguo delle motorizzazioni elettriche, ha alla fine determinato un aumento delle emissioni di anidride carbonica. 

Le necessarie trattative. Con il suo “European Green Deal”, la Commissione non ha fatto altro che presentare una sua strategia per rendere l’economia europea neutrale dal punto di vista ambientale. Von der Leyen ha posto le iniziative per il clima in cima alla sua agenda legislativa per i prossimi cinque anni, ma dovrà comunque confrontarsi con numerose controparti. “La Commissione – ha ammesso uno dei tanti portavoce – ha il mandato di proporre nuovi obiettivi, ma ogni passo in tal senso comporterebbe la necessaria valutazione dell’impatto economico e richiederebbe l’approvazione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione per entrare in vigore”. E difatti basta vedere quanto avvenuto con l’ultima revisione delle normative per comprendere quanto difficile sia il compito della von der Leyen. Le proposte della commissione Juncker si sono dovute scontrare non solo con le controproposte di varie commissioni parlamentari, ma anche con quelle del Parlamento o dei singoli Paesi membri, a partire da quella Germania che ha cercato in tutti i modi di proteggere gli interessi della sua industria automobilistica nazionale. E già oggi le associazioni tedesche sono pronte a dare battaglia. La VDA, l’associazione di rappresentanza della filiera automobilistica, ha già manifestato la sua contrarietà e sottolineato come gli attuali obiettivi siano stati concordati appena un anno fa. 

Le altre proposte. La Commissione ha comunque indicato anche ulteriori proposte per favorire la transizione verso le emissioni zero, a partire dall’estensione a tutto il mondo dei trasporti (auto, treni, navi e altro ancora) del sistema europeo di scambio delle quote verdi, oggi utilizzato solo da industrie energivore come le acciaierie o i cementifici. Inoltre sono state fornite indicazioni su come migliorare il mondo della logistica e dei trasporti secondo una logica di crescente “multimodalità connessa e automatizzata”. Nella comunicazione si sottolinea anche la necessità di accelerare la produzione e la diffusione di trasporti alternativi. “Entro il 2025, saranno necessarie circa un milione di stazioni pubbliche di ricarica e rifornimento per i 13 milioni di veicoli a zero e basse emissioni previsti sulle strade europee. La Commissione sosterrà il dispiegamento di punti di ricarica e rifornimento pubblici in presenza di lacune persistenti, in particolare per i viaggi a lunga distanza e in aree meno densamente popolate, e lancerà il più rapidamente possibile una nuova richiesta di finanziamento. Queste misure completeranno quelle adottate a livello nazionale”, sottolinea la Commissione aggiungendo l’intenzione di esaminare “le opzioni legislative per aumentare la produzione e la diffusione di carburanti alternativi sostenibili per le diverse modalità di trasporto”. È quindi prevista una revisione della direttiva sulle infrastrutture per i carburanti alternativi e del regolamento TEN-T per accelerare la diffusione di veicoli e navi a zero e basse emissioni.

articolo di Rosario Murgida: quattroruote.it