Addio ai negozi di autoricambi? L’assalto è iniziato

autoricambi on line

In Italia su eBay un accessorio e ricambio auto venduto ogni 5 secondi. Stesso discorso su Amazon. Cambia il modo di curare e riparare l’automobile

 

Ok, forse è presto per trarre conclusioni. E non è detto che nel mondo degli autoricambi succederà quello che è successo con i negozi di dischi o con le librerie. Però la strada sembra proprio quella: in Italia su eBay oggi si vendono un accessorio o un ricambio auto ogni 5 secondi. Stesso discorso per Amazon…

La distribuzione in questo settore cambia pelle e rischia di cambiare volto anche il mondo dell’auto. Perché la rete non conosce barriere e oltre ai colossi eBay e Amazon ci sono poi centinaia di specialisti all’estero che spediscono componenti anche in Italia.

Ma, tanto per capire le dimensioni del fenomeno, basta dire che solo su eBay.it – comunque il primo marketplace in Italia – ci sono oltre 46 milioni di articoli nuovi appartenenti alla categoria “Veicoli: ricambi e accessori” in vendita in ogni momento

L’evoluzione del mercato della distribuzione dipende anche da un fatto: gli accessori e i ricambi per auto e moto sono tra le categorie di prodotto più gettonate online, con un obiettivo preciso: risparmio. E nel mondo dei ricambi, come sanno bene gli autoriparatori e gli appassionati, cercare il minor prezzo possibile è spesso difficile: quando si trova il pezzo mancante non si può andare troppo per il sottile, bisogna prenderlo. On line invece no. Si può cercare ancora e scegliere un prezzo più basso.

E impressiona anche il trend di crescita: nei mesi interessati dal cambio gomme – sempre secondo eBay Italia – sono stati venduti 27 treni all’ora con una crescita del 70% rispetto agli altri periodi dell’anno.

“Per quanto riguarda le vendite, il 2017 è stato dominato, dal punto di vista dei ricambi auto, dagli articoli per la carrozzeria esterna, luci e frecce e articoli per interni. E i ricambi moto? In questo caso riscuotono molto successo i pezzi per l’impianto elettrico e per l’accensione, quelli per la carrozzeria e il telaio, luci e frecce” concludono ad eBay Italia

 

 

ARTICOLO DI VINCENZO BORGOMEO

 

 

 

 

 

Guida autonoma, i livelli di autonomia e gli Adas: cosa sono e come funzionano

guida autonoma

Si parla sempre più spesso di auto in grado di guidare da sole e di sistemi Adas capaci di migliorare la sicurezza e di supportare l’automobilista durante la vita di tutti i giorni. La realtà però è ancora molto distante da scenari futuristici, dove potremmo salire in auto senza preoccuparci di quello che succede intorno a noi.

 

Proprio per questo motivo è importante distinguere i diversi livelli di guida autonoma e conoscere i diversi dispositivi di ausilio presenti in auto. In oltre faremo una breve panoramica sui modelli più avanzati sul fronte dell’autonomous driving.

 

Per distinguere i diversi livelli di guida autonoma ci viene in ausilio la tabella realizzata dalla Sae Society of Automotive Engineers, che nel 2014 ha stilato delle linee guida per distinguere e identificare il livello di automazione in una vettura.

 

Ricordiamo sempre l’importanza di rimanere concentrati quando si è al volante.

A oggi nessun sistema presente sulle auto in circolazione permette di distrarsi durante la marcia e non esistono sistemi di guida autonoma, cioè dove l’intervento del guidatore non sia necessario in caso di situazioni potenzialmente rischiose…CONTINUA LA LETTURA

 

 

 

 

 

 

Auto: quanto costa un incidente?

auto incidente

Quanto costa un incidente? Quanto, cioè, il numero di sinistri incide sul premio medio Rca versato dagli automobilisti alle agenzie di assicurazione? Incrociando i dati Istat sul numero di incidenti e quelli dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) sui premi, InfoData è in grado di dire che, in media, si tratta di qualcosa meno di 14 centesimi.

 

È questo il risultato che si ottiene dividendo i 223 euro di premio medio versati nel 2016 dagli automobilisti italiani per i 1598,1 incidenti verificatisi in media in ogni provincia italiana nello stesso anno. Anche se il quadro, analizzato a livello locale, è molto variegato. Si va dall’Ogliastra, dove un incidente “costa” 1,76 euro, alla provincia di Roma, zona nella quale un sinistro incide sul premio medio per meno di 2 centesimi…leggi qui il resto dello studio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AUTO: VENDITE A +5,8% NEL MESE DI NOVEMBRE PER IL MERCATO EUROPEO

grafico su

Continua la crescita del mercato auto europeo, sebbene con ritmi più contenuti. Nel mese di novembre le nuove immatricolazioni nell’area Ue+Efta sono state 1.258.220, in aumento del 5,8% rispetto all’anno scorso. Spagna e Francia si confermano i mercati più forti, in crescita rispettivamente del 12,4% e del 10,3%. Bene anche la crescita di Germania (9,4%) e Italia (6,8%), mentre il Regno Unito continua a registrare risultati negativi, con l’11,2% di immatricolazioni in meno nel mese passato. Guardando all’intero anno, in questi primi undici mesi il saldo del mercato inglese è negativo del 5%. Di contro, quello europeo ha superato i 14 milioni di auto vendute, registrando una crescita complessiva del 4%.

 

FCA rallenta la corsa. Dopo i risultati positivi dei mesi scorsi, il gruppo FCA chiude il mese di novembre con un calo di vendite dello 0,9%, dovuto soprattutto alle immatricolazioni di Fiat (-6,8%) e Lancia (-11,8%). A bilanciare i due segni meno sono le buone performance dei marchi Jeep e Alfa Romeo, che chiudono il mese in crescita rispettivamente del 27,6% e 23%. Nel complesso, il gruppo ha immatricolato 74.568 unità, portando la sua quota di mercato nei paesi Ue+Efta a 6,8% nei primi undici mesi dell’anno.

 

Bene i tedeschi. Buone le performance di tutti i gruppi tedeschi, che chiudono novembre con una crescita delle immatricolazioni dopo la frenata di ottobre. Il gruppo Volkswagen segna +5% e 310.647 nuove auto vendute. In aumento tutti i marchi, a partire da quello principale che registra +1,5%; Audi segna +3,6%, Skoda +11,6%, Seat +12,1% e Porsche +0,6%. Il gruppo Daimler registra una crescita del 6,4% rispetto allo scorso anno, con 80.413 esemplari consegnati. Dopo molti mesi con il segno meno, il marchio Smart cresce del 6,2% mentre Mercedes si ferma al 2,1%. La BMW recupera il saldo negativo del mese scorso e chiude novembre in crescita del 2%, soprattutto grazie ai risultati di Mini (+20,3%), mentre il marchio principale è un calo del 2,2%. Il gruppo nel complesso ha consegnato 87.491 unità.

 

PSA e Renault in crescita. Continua il rally del gruppo PSA, con 200.211 unità vendute che valgono una crescita percentuale dell’83,1%. Bene tutti marchi del gruppo tranne DS (-9,3%): Peugeot e Citroën registrato rispettivamente +20,4% e +14,5%, mentre la Opel si avvicina alle 72 mila vetture immatricolate. Il gruppo Renault cresce del 10,1% vendendo 139.335 nuove unità. Bene tutti i marchi: Renault +5,2%; Dacia +24,5% e Lada +39,8%.

 

 

 

 

FONTE: quattroruote.it

 

 

 

Sistemi multimediali belli, costosi e rubati: 8mila euro per il ripristino

guida autonoma

I “bravi presentatori” di automobili ci descrivono le vetture moderne come sempre più connesse e con impianti multimediali sempre più sofisticati. E pazienza se questi impianti costano migliaia di euro che molti, pensandoci su, risparmiano volentieri: a molta gente interessa solo il navigatore e oggi per averlo basta scaricare una app sul proprio misero smartphone. I “bravi presentatori”, in fondo, lo sanno bene. Solo che li pagano per sperare di fare presa almeno su chi ha soldi, passione, voglia di appagarsi con un’auto dall’equipaggiamento completo… Ma poi arriva la vita reale. Quella in cui gli impianti multimediali, specie se montati su auto di fascia media e alta, sono arrivati ad essere uno dei principali motivi di furto della vettura. O – quando va bene – di asportazione dell’impianto, per cui il proprietario non perde l’auto, ma se la trova con un buco in mezzo alla plancia e un conto da 7-8mila euro per ripristinare tutto (compresi i danni all’abitacolo).

 

 

 

 

articolo integrale su: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2017/08/22/sistemi-multimediali-belli-costosi-e-rubati-8mila-euro-per-il-ripristino-laltra-faccia-dellauto-connessa/

 

 

 

 

 

 

Volvo: dal 2019 motore elettrico su tutta la gamma

volvo

Svolta ecologica per la casa svedese: dal 2019 ci sarà un’offerta di auto elettrificate su tutta la gamma

 

L’annuncio è ufficiale: dal 2019 ogni nuova Volvo avrà un motore elettrico. Punto. Il che significa che si chiude un’epoca – quella delle auto mosse esclusivamente da motore a combustione interna – e se ne apre un’altra. “La gente ci chiede in maniera sempre più esplicita e crescente auto elettrificate e noi vogliamo rispondere ai bisogni presenti e futuri dei nostri clienti”, spiega Håkan Samuelsson, presidente e CEO. “Così si potrà scegliere qualsiasi modello Volvo elettrificato.”

 

 

 

Volvo Cars introdurrà un’offerta di auto elettrificate su tutta la gamma, comprendendo vetture solo elettriche, ibridi plug-in e auto con soluzioni mild-hybrid. In particolare cinque auto full electric fra il 2019 e il 2021; tre di queste saranno modelli Volvo mentre le altre due saranno vetture elettriche ad alte prestazioni realizzate da Polestar, il brand per vetture ad alte prestazioni di Volvo Cars.

Certo, anche le rivoluzioni avvengono per gradi, ma qui sono tutti gradi “elettrici”: queste cinque vetture saranno accompagnate da una gamma di modelli benzina e diesel ibridi plug-in e da soluzioni mild hybrid 48 volt, una combinazione che rappresenta una delle offerte più ampie sul mercato in tema di vetture elettrificate.

“Questo annuncio segna di fatto la fine delle auto spinte dal solo motore a combustione interna,” aggiunge Samuelsson. “Volvo Cars ha già affermato di voler avere un totale di un milione di auto elettrificate vendute a clienti sulle strade di tutto il mondo per il 2025. Quando lo abbiamo detto eravamo seri, e così ci arriveremo.”

 

 

 

 

fonte: repubblica.it

 

 

 

 

Spese per la manutenzione auto a +3,9%

handle double wrench, maintenance a car

Sono aumentate le spese che gli italiani hanno sostenuto nel 2016 per la manutenzione e le riparazioni delle loro autovetture e sono arrivate a quota 29,5 miliardi di euro.
Rispetto al 2015, quando la spesa ammontava a 28,4 miliardi di euro, vi è stata una crescita del 3,9%.
Questi sono i dati che emergono da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec (la struttura di ricerca di Autopromotec, in scena a Bologna dal 24 al 28 maggio 2017).

Un bilancio positivo dunque, ma a cosa è dovuta questa crescita?
I fattori concomitanti sono numerosi: dall’aumento dei prezzi del servizio a quello dei ricambi così come alla crescita del circolante e degli interventi stessi.
Esaminiamoli in dettaglio.

Innanzitutto vi è da considerare l’aumento dei prezzi per la manutenzione e le riparazioni che nel 2016, secondo l’Osservatorio Autopromotec, è stato dell’1,1%.
Tale aumento è stato calcolato sulla base di una media ponderata dell’indice Istat del prezzo per la riparazione, di quello per la manutenzione e di quello per i pezzi di ricambio e accessori.
Un altro elemento, poi, che ha spinto verso l’alto la spesa è stato l’aumento del parco circolante. Nonostante l’Italia abbia già un tasso di motorizzazione molto elevato, il parco circolante è cresciuto anche nel 2016, registrando un +1,4% rispetto al 2015.
A questi fattori si aggiunge anche un aumento della quantità di interventi di manutenzione e riparazione nelle officine che, in base alle stime dell’Osservatorio Autopromotec, è stato dell’1,3%. Tale crescita è dovuta a un aumento della domanda dei servizi di officina generato dall’invecchiamento di una parte consistente del parco circolante.

Se si guarda all’andamento del comparto degli ultimi anni, caratterizzato prevalentemente da un calo a partire dal 2011 (come dimostra la pesante contrazione della spesa nel 2012 pari a -10,5%), si sta tornando sui livelli pre-crisi.
Il mercato era già ripartito nel 2014 con una crescita dell’1,4% e un fatturato stimato a 27,1 miliardi, salito poi a 28,4 miliardi nel 2015 (+4,8%) e a 29,5 miliardi del 2016 (+3,9%).
L’andamento del settore dell’autoriparazione, tra l’altro, è stato certamente influenzato anche da altri due importanti fattori.
Il primo è la favorevole evoluzione della situazione congiunturale. Il secondo è l’adozione di tecnologie più avanzate e l’introduzione sempre più frequente di nuovi dispositivi che hanno determinato, da un lato, un incremento del costo degli interventi di manutenzione e riparazione e, dall’altro, un costante rinnovo delle attrezzature.

 

 

 

 

fonte: notiziario motoristico

 

 

 

 

Rc auto, è vessatoria la clausola che impone il carrozziere

carrozziere

L’impegno dell’assicurato a far riparare il proprio veicolo da un carrozziere convenzionato (con risarcimento in forma specifica) con la compagnia assicurativa, in cambio di uno sconto sulla polizza, è una clausola vessatoria. Quindi per avere effetto, deve essere dimostrato che è stata negoziata tra compagnia e cliente. Oppure questi deve averla approvata mettendo una firma in corrispondenza di dove la clausola è stampata. Così il Tribunale di Torino, in due recenti sentenze, si è pronunciato su una delle questioni che nell’ultimo decennio, dopo l’entrata in vigore del risarcimento diretto nella Rc auto, hanno reso tesi i rapporti tra alcune grandi assicurazioni e i carrozzieri.

 

Già 15 anni fa le compagnie, per tagliare i costi di liquidazione, hanno incentivato il ricorso a riparatori convenzionati. Con alterne vicende, legate a modifiche normative, interventi dell’Antitrust e sentenze anche della Corte di giustizia europea.

 

La questione non riguarda solo la Rc auto, ma anche le coperture opzionali. Come quella contro gli eventi naturali, oggetto delle due cause decise dalla Terza sezione civile del Tribunale di Torino con le sentenze di appello 1530/2017 (depositata il 22 marzo, giudice Latella) e 657/2017 (depositata il 7 febbraio, giudice Ferrero). Si può parlare di due cause-pilota, perché promosse da due officine che poi nel giudizio sono state seguite dai legali della Federcarrozzieri. E in entrambi i casi i riparatori avevano titolo a far causa perché gli automobilisti danneggiati avevano ceduto loro il credito del risarcimento, altra prassi avversata dalle compagnie per i costi.

 

Secondo i giudici torinesi, la clausola che contiene l’impegno a rivolgersi a una carrozzeria convenzionata, pena l’applicazione di uno scoperto supplementare del 10% e il rifiuto di rinnovo alla scadenza della polizza con tale formula, è una «restrizione alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi». Come tale, rientra fra le clausole vessatorie, che in base agli articoli 1341 e 1342 del Codice civile necessitano di approvazione specifica per iscritto da parte del contraente, considerato parte debole nel contratto.

 

L’assicurazione aveva argomentato il contrario citando una sentenza della Cassazione (la 1317/1998), secondo cui tale clausola «attiene al processo di formazione del contratto e costituisce un patto interno al rapporto concluso tra le parti». Ma il giudice di Torino osserva che quello era un caso diverso: si discuteva di provvigioni per un mediatore.

La compagnia ha citato anche la sentenza 16386/2002, sulle tariffe riconosciute dalle Asl ai laboratori di analisi per prestazioni oltre i limiti fissati, che però non rientrano nei casi citati dall’articolo 1341, comma 2, che è tassativo. Inoltre, in questo caso la Cassazione aveva deciso sui rapporti tra l’azienda pubblica e il laboratorio, non sulle conseguenze per l’assistito.

 

Le sentenze cui il Tribunale invece si rifà sono quelle (come la 5733/2008 e la 26225/2009) che hanno reso «pacifico» che «la sottoscrizione del generico richiamo alle condizioni di assicurazione» è «inidoneo a focalizzare l’attenzione del contraente debole sull’effettiva portata e contenuto delle singole clausole». Tanto più che nel caso di specie la «quietanza di rinnovo» della polizza non riporta la clausola per esteso. Starebbe alla compagnia provare allora che c’è stata trattativa sul punto (articolo 34 del Codice del consumo), ma tale prova non è stata data.

 

Tra le argomentazioni della compagnia veniva citato anche l’articolo 2058 del Codice civile sul risarcimento in forma specifica, ma il Tribunale osserva che la norma lo prevede come facoltativo e non obbligatorio.

 

Entrambe le sentenze sono state portate il 19 aprile da Federcarrozzieri all’Ivass, con la richiesta di sanzionare le compagnie, senza costringere i danneggiati a rivolgersi al giudice. È prevedibile che il confronto con le compagnie tornerà a inasprirsi. Per ora dall’Ania si precisa solo che il sistema della riparazione in forma specifica riguarda un chiaro accordo contrattuale basato sulla libera disponibilità delle parti: l’assicurato si impegna a far riparare il veicolo da un’officina convenzionata con l’assicurazione, la compagnia alla firma del contratto riconosce ogni anno uno sconto e, in caso di incidente, paga direttamente le riparazioni evitando al cliente l’anticipo di tasca propria. L’Ania aggiunge che, se l’assicurato decide di non rispettare la scelta contrattuale e si reca da un riparatore non convenzionato, presenterà le spese sostenute alla compagnia, che le rimborserà in misura coerente rispetto ai danni accertati; la compagnia applicherà una franchigia solo se prevista dal contratto.

DA 15 ANNI Le assicurazioni maggiori applicano tagli ai risarcimenti per chi non aderisce a questa prassi che fa scendere i costi di liquidazione

 

 

 

 

ARTICOLO DI MAURIZIO CAPRINO – SOLE24ORE.COM

 

 

 

 

 

MERCATO DELL’AUTO: A FEBBRAIO +6,2%

parco auto

Nonostante un giorno lavorativo in meno ed il confronto con un già robusto febbraio 2016 che aveva marcato un +27,9% rispetto all’anno precedente, continua la crescita del mercato italiano. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, il secondo mese dell’anno si chiude con un immatricolato di 183.777 auto, in aumento del 6,2% rispetto alle 173.098 unità dello stesso mese dello scorso anno, con 10.000 immatricolazioni in più.

Il 1° bimestre mantiene, quindi, uno segno positivo con una crescita dell’8,1% e 355.656 auto vendute rispetto alle 328.949 del gennaio-febbraio 2016, che a sua volta aveva già evidenziato un incremento del 23%.

Tra i canali di vendita, crescono le immatricolazioni a società (+43,9%) e il noleggio (+6,3%) mentre il canale dei privati, nonostante il ritorno ad imponenti azioni di sostegno da parte delle Case con le loro Reti, come quelle che avevano già caratterizzato il 1° quadrimestre dello scorso anno e che già avevano sostenuto la performance dello scorso mese di gennaio, registra in febbraio un leggero rallentamento (-2,5%), frutto anche del confronto con lo stesso periodo del 2016, in cui gli acquisti delle famiglie erano cresciuti di oltre il 38%.

Sul fronte delle alimentazioni, in crescita del 5,7% e del 4,9% le immatricolazioni nel mese dei carburanti tradizionali, rispettivamente diesel e benzina. Prosegue il forte calo del metano, che riduce del 45,3% i suoi volumi e si porta ad una rappresentatività di appena l’1,4% del totale, mentre segnano un’ottima crescita, come in gennaio, le vendite di auto a Gpl (+23%), grazie al confronto con periodi di forti flessioni e alla commercializzazione di nuovi modelli con questa alimentazione, giungendo a rappresentare in febbraio il 6,3% del totale mercato. Sempre ottima, infine, la performance delle vetture ibride: +49,2% in volume, sfiorando il 3% di quota e confermando anche questo mese il sorpasso sulle vendite di auto a metano.

Una buona crescita in febbraio caratterizza tutti i segmenti che compongono il mercato dell’auto, ad eccezione dell’alto di gamma che flette del 3,7% e delle utilitarie che si fermano ad un +1,4%. Inarrestabile, sul fronte delle carrozzerie, l’incremento dei crossover (+24,2% in febbraio e al 20,4% di quota), mentre rallentano i monovolume, le station wagon e le sportive.

Forte crescita, infine, delle immatricolazioni nel Nord Ovest del Paese (+15,7%), mentre registrano una leggera positività tutte le altre aree.

 

 

 

 

LE AUTOMOBILI CON PIU’ EMISSIONI

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Fiat 500X, Jeep Renegade, Renault Captur. Fino a un anno fa si sarebbe scritto solo che sono tre modelli fra i più graditi dal pubblico europeo, che impazzisce per le crossover. Oggi sappiamo che sono anche i tre principali modelli sotto accusa dopo il dieselgate. Solo coincidenze? O, magari, questi modelli sono finiti sulla graticola proprio per il loro successo, che li rende bersagli importanti? O, ancora, le loro emissioni sono alte perché nelle crossover sono più alti peso e carrozzeria, per cui i motori – relativamente piccoli – sono più sotto sforzo?

 

Al momento, è difficile trovare una risposta certa e definitiva: le accuse derivano soprattutto da test eseguiti su strada dalle autorità tedesche e francesi in condizioni non del tutto comparabili e su versioni con meccanica a volte diversa. E i risultati di queste prove sono stati resi pubblici in gran parte, ma non ancora completamente. Senza contare che i richiami palesi od occulti che ci sono stati nel corso dell’ultimo anno possono aver cambiato le cose sugli esemplari che si acquistano nuovi oggi. Però qualche indicazione possiamo trarla ugualmente da questi test, perché certe tendenze paiono concordanti e in linea anche con gli esiti (ancora incompleti) delle prove eseguite dalle autorità italiane. Dunque, un minimo di uniformità si può trovare persino fra i tre Paesi al centro delle polemiche.

In effetti, la 500X è la vettura Euro 6 che emette più Nox (ossidi di azoto, al centro del dieselgate) fra le 47 provate in Francia (unico dei tre Paesi ad aver finora ha reso pubblici i dati rilevati su questo modello), sforando quota 1.300 mg/km (contro gli 80 di legge e i 400 ritenuti ragionevoli in una prova fatta su strada e con velocità e accelerazioni superiori rispetto ai test di laboratorio condotti in sede di omologazione finora). E la Captur è terza con circa 900 (diventa quarta se consideriamo le rilevazioni eseguite sulla Renault Kadjar in Germania). Ma bisogna stare attenti alle versioni cui si riferiscono i risultati.

 

La 500X provata dai francesi ha il motore 2 litri, quindi è poco diffusa in Italia e deve sopportare anche il fardello della trazione integrale. La Captur è la 1.5 da 90 cavalli, mentre nella versione di pari cilindrata con 110 cavalli emette un po’ meno NOx (anche se in classifica si trova appena due posizioni più dietro).

 

Tra i modelli che emettono di più, troviamo altre crossover: quelle Nissan-Renault (Kadjar e Qashqai) e la Opel Mokka (1.6 110 cavalli). Si segnalano poi monovolume come Ford C-Max, Opel Zafira, Peugeot 5008 e Renault Espace. Quest’ultima è stata provata col motore 1.6 biturbo da 160 cavalli, uno dei più celebrati esempi di downsizing, che da dimostrato di emettere tanti NOx anche sulla grossa berlina Talisman.

 

Evidentemente si conferma che nei test su strada il peso e l’altezza richiedono ai motori sforzi ben maggiori rispetto ai precedenti test di omologazione (fatti in laboratorio e con cicli di tutto riposo per i motori). E le differenze si vedono di più proprio sui modelli dove peso e altezza sono relativamente maggiori.

 

Certo, ci sono eccezioni. Si sono viste vetture alte come Citroen C4 Picasso e Peugeot 3008 stare nei limiti di accettabilità di 400 mg/km. E una berlina bassa e filante come la Giulietta dell’Alfa ha invece sfiorato quota 800, ma in versione 2.0 175 cavalli con cambio Tct (ben poco diffusa in Italia).

 

Molto dipende anche dai dispositivi di trattamento dei gas di scarico. Infatti, mastodonti come Audi Q7 e Mercedes S350 restano sui 200 mg/km a dispetto del peso (e per l’Audi anche dell’altezza). Oltre al ricircolo dei gas di scarico (Egr, che hanno tutte), adottano il sofisticato e costoso catalizzatore selettivo Scr, che utilizza iniezioni di urea.

 

Le Ford Kuga e Mondeo in Francia sono state provate con motori 2 litri (rispettivamente da 120 e 150 cavalli) che riuniscono tutti i possibili sistemi: Egr, Scr e trappola NOx (che su molti modelli di altre case è abbinata al solo Egr).

 

Va comunque ricordato che quest’analisi si è limitata alle sole Euro 6. Cioè ai modelli acquistabili nuovi (di Euro 5 resta negli autosaloni solo qualche raro fondo di magazzino).

 

 

 

 

 

 

 

 

articolo di Maurizio Caprino – sole24ore.com

 

 

 

 

 

 

 

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