LE AUTOMOBILI CON PIU’ EMISSIONI

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Fiat 500X, Jeep Renegade, Renault Captur. Fino a un anno fa si sarebbe scritto solo che sono tre modelli fra i più graditi dal pubblico europeo, che impazzisce per le crossover. Oggi sappiamo che sono anche i tre principali modelli sotto accusa dopo il dieselgate. Solo coincidenze? O, magari, questi modelli sono finiti sulla graticola proprio per il loro successo, che li rende bersagli importanti? O, ancora, le loro emissioni sono alte perché nelle crossover sono più alti peso e carrozzeria, per cui i motori – relativamente piccoli – sono più sotto sforzo?

 

Al momento, è difficile trovare una risposta certa e definitiva: le accuse derivano soprattutto da test eseguiti su strada dalle autorità tedesche e francesi in condizioni non del tutto comparabili e su versioni con meccanica a volte diversa. E i risultati di queste prove sono stati resi pubblici in gran parte, ma non ancora completamente. Senza contare che i richiami palesi od occulti che ci sono stati nel corso dell’ultimo anno possono aver cambiato le cose sugli esemplari che si acquistano nuovi oggi. Però qualche indicazione possiamo trarla ugualmente da questi test, perché certe tendenze paiono concordanti e in linea anche con gli esiti (ancora incompleti) delle prove eseguite dalle autorità italiane. Dunque, un minimo di uniformità si può trovare persino fra i tre Paesi al centro delle polemiche.

In effetti, la 500X è la vettura Euro 6 che emette più Nox (ossidi di azoto, al centro del dieselgate) fra le 47 provate in Francia (unico dei tre Paesi ad aver finora ha reso pubblici i dati rilevati su questo modello), sforando quota 1.300 mg/km (contro gli 80 di legge e i 400 ritenuti ragionevoli in una prova fatta su strada e con velocità e accelerazioni superiori rispetto ai test di laboratorio condotti in sede di omologazione finora). E la Captur è terza con circa 900 (diventa quarta se consideriamo le rilevazioni eseguite sulla Renault Kadjar in Germania). Ma bisogna stare attenti alle versioni cui si riferiscono i risultati.

 

La 500X provata dai francesi ha il motore 2 litri, quindi è poco diffusa in Italia e deve sopportare anche il fardello della trazione integrale. La Captur è la 1.5 da 90 cavalli, mentre nella versione di pari cilindrata con 110 cavalli emette un po’ meno NOx (anche se in classifica si trova appena due posizioni più dietro).

 

Tra i modelli che emettono di più, troviamo altre crossover: quelle Nissan-Renault (Kadjar e Qashqai) e la Opel Mokka (1.6 110 cavalli). Si segnalano poi monovolume come Ford C-Max, Opel Zafira, Peugeot 5008 e Renault Espace. Quest’ultima è stata provata col motore 1.6 biturbo da 160 cavalli, uno dei più celebrati esempi di downsizing, che da dimostrato di emettere tanti NOx anche sulla grossa berlina Talisman.

 

Evidentemente si conferma che nei test su strada il peso e l’altezza richiedono ai motori sforzi ben maggiori rispetto ai precedenti test di omologazione (fatti in laboratorio e con cicli di tutto riposo per i motori). E le differenze si vedono di più proprio sui modelli dove peso e altezza sono relativamente maggiori.

 

Certo, ci sono eccezioni. Si sono viste vetture alte come Citroen C4 Picasso e Peugeot 3008 stare nei limiti di accettabilità di 400 mg/km. E una berlina bassa e filante come la Giulietta dell’Alfa ha invece sfiorato quota 800, ma in versione 2.0 175 cavalli con cambio Tct (ben poco diffusa in Italia).

 

Molto dipende anche dai dispositivi di trattamento dei gas di scarico. Infatti, mastodonti come Audi Q7 e Mercedes S350 restano sui 200 mg/km a dispetto del peso (e per l’Audi anche dell’altezza). Oltre al ricircolo dei gas di scarico (Egr, che hanno tutte), adottano il sofisticato e costoso catalizzatore selettivo Scr, che utilizza iniezioni di urea.

 

Le Ford Kuga e Mondeo in Francia sono state provate con motori 2 litri (rispettivamente da 120 e 150 cavalli) che riuniscono tutti i possibili sistemi: Egr, Scr e trappola NOx (che su molti modelli di altre case è abbinata al solo Egr).

 

Va comunque ricordato che quest’analisi si è limitata alle sole Euro 6. Cioè ai modelli acquistabili nuovi (di Euro 5 resta negli autosaloni solo qualche raro fondo di magazzino).

 

 

 

 

 

 

 

 

articolo di Maurizio Caprino – sole24ore.com

 

 

 

 

 

 

 

RICAMBI AUTO FALSI: CRESCE IL MERCATO ONLINE

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Più di 1,6 milioni di sequestri solo tra il 2014 e i primi mesi del 2016. Un mercato del falso che – stimano i componentisti tedeschi – solo online cresce del 10% l’anno. Pastiglie e dischi freni (per auto e moto), cinghie, tenditori e pompe acqua, fari, fanali e luci targa, pistoni, cuscinetti motore, alternatori, motorini d’avviamento. Sino a candele, candelette, spazzole tergicristallo e persino testine sterzo, frizioni, copriruota e loghi.

Sono meno pret a porter di scarpe, borse e valigie, ma è un giro d’affari che cresce a vista d’occhio, nei volumi e nei valori quello dei ricambi d’auto contraffatti, falsi che nella maggior parte (e peggiore) delle ipotesi, non hanno mai superato un controllo qualità o di conformità rispetto agli standard di sicurezza. E che rischiano di essere la causa (non sempre facile da provare) di molti incidenti stradali. Appena una settimana fa, il maxi-sequestro in Piemonte, per un valore di 6 milioni di euro.

 

Secondo i dati Siac della Guardia di Finanzia, forniti da Anfia –l’Associazione dei produttori della componentistica auto – tra il 2014 e il marzo 2016 sono stati oltre 1,6 milioni i pezzi sequestrati tra parti meccaniche, accessori e dispositivi elettrici per auto, moto e bici. Puglia (circa 773mila pezzi) e Lombardia (607mila) le regioni che guidano la classifica delle confische. Seguite da Veneto (oltre 91.400) e Sicilia (circa 37mila).

Tante opportunità di vendita legale – ma anche una sponda alla contraffazione – l’ha data il web. Su eBay si vendono, ogni ora, 203 pezzi di ricambio auto, 78 accessori, 17 pneumatici e 10 sistemi antifurto con “sconti” medi del 20 per cento.

 

«In rete – spiega a Paolo Vasone, responsabile Aftermarket di Anfia – si possono trovare pezzi originali e ricambi generici anche di ottima qualità. Ma è pieno di imitazioni degli originali difficili da distinguere, prodotti non omologati, senza certificazioni di qualità dei materiali e di sicurezza, altri con certificazioni ma fasulle e false etichette Ce, sino a prodotti palesemente contraffatti e venduti in confezioni che imitano alla perfezione il packaging delle grandi case produttrici, per ingannare l’acquirente in buona fede. Prezzi troppo bassi dovrebbero allarmare. Ma la crisi ha accentuato le esigenze di risparmio e il “fai da te”». Prodotti che non arrivano solo dalla Cina, ma anche da Vietnam, Thailandia e Filippine. E spesso transitano dagli Emirati .

 

 

L’anno scorso, è scesa in campo anche Asconauto (l’associazione dei consorzi dei concessionari d’auto): «Da un lato – ha sottolineato il vicepresidente Giorgio Boiani – nel 2016, l’opera di sensibilizzazione avviata tra i nostri autoriparatori ha fatto registrare una vendita di ricambi originali superiore del 12% sul 2015 e pari a oltre 500 milioni di euro di originali fatturati. Dall’altro, stiamo lavorando insieme ad Anfia e al ministero dello Sviluppo economico per studiare strategie di contrasto». Come un sistema di monitoraggio delle violazioni online su contraffazione di brand.

In Italia (che con la Germania ha il mercato del falso più fiorente), il traffico dei ricambi non omologati e privi del marchio Ce vale 120 milioni di euro, pari al 15% di tutti i ricambi venduti ogni anno in Ue. Mentre da un’indagine della Polstrada, su 10mila vetture controllate, circa il 3% è risultato avere pneumatici falsificati. Tra i pezzi più contraffatti , i dischi dei freni (18%), seguiti dalla tiranteria sterzo (17%), le pastiglie dei freni (16%), i ricambi del motore (16%), i filtri (4%) e le pompe dell’olio (4%).

 

 

 

 

Articolo di Laura Cavestri – sole24ore.com

 

 

 

 

 

 

 

 

CGIA: ARRIVANO NEVE E GHIACCIO E SEMPRE PIU’ AUTO NON SONO CATENABILI

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Con l’obbligo di avere in dotazione gomme invernali o catene a bordo per tutto il periodo invernale, si affaccia un nuovo problema per gli automobilisti:  l’uso delle catene sui mezzi che risultano “non catenabili”. A darne notizia è la CGIA di Mestre.

 

Da qualche anno, infatti, i costruttori di auto inseriscono negli appositi libretti di manutenzione ed utilizzo l’incompatibilità delle catene con tutte o molte misure di gomme. In questo ultimo ventennio è sempre più usuale per le case costruttrici  aumentare le dimensioni degli pneumatici in dotazione ai mezzi.

 

In primis una questione di sicurezza: quando le case madri dei veicoli indicano incompatibilità, queste derivano da test di omologazione che hanno dimostrato come con pneumatici di maggiori dimensioni le catene possono interferire in modo pericoloso con sospensioni, tubazioni e/o parti meccaniche, danneggiandole e rischiando di provocare incidenti.

 

“È un problema – segnala Roberto Bottan Presidente degli artigiani di Mestre – che si può presentare anche se l’automobile è dotata di pneumatici invernali. In presenza di forti pendenze, come ad esempio nei sottopassi o nelle cavalcavie, il pneumatico invernale può non bastare ed occorre utilizzare le catene per togliersi da situazioni di forte disagio. D’altronde lo si è visto anche nell’ultima nevicata che ha interessato la Terraferma nei giorni scorsi; anche pochi centimetri di neve hanno causato  gravi problemi alla viabilità”.

 

L’incompatibilità a volte può essere risolta con l’utilizzo dei cosiddetti “ragni” o con l’installazione delle catene con maglie di piccole dimensioni, sempre più spesso, tuttavia, il costruttore sembra mettere un veto assoluto all’utilizzo di qualsiasi dispositivo, anche di quelli appena citati.

 

D’altronde, le indicazioni e le raccomandazioni della casa costruttrici riguardo alle catene hanno un valore formale e chi non le rispetta contravverrebbe addirittura all’obbligo di circolare con un veicolo cui sono state apportate modifiche alle caratteristiche indicate nel certificato di omologazione con quello che ne consegue (ritiro della carta di circolazione e multa di oltre 400 euro…).

 

“I maggiori problemi – conclude Bottan – potrebbero insorgere in caso di incidenti stradali: gli organi competenti e anche le assicurazioni potrebbero rivalersi per un utilizzo improprio del veicolo”.

 

A differenza delle catene tradizionali, le cosiddette catene a ragno non hanno alcun sistema di fissaggio sul lato interno della ruota. Questo significa che sono più facili da montare e possono essere utilizzate anche su vetture normalmente non catenabili. In quanto lasciano del tutto libera la parte interna della ruota, che è quella più problematica. Visto che sono molte le tratte stradali in cui è obbligatorio montare pneumatici invernali o avere con se le catene da neve, è  importante quindi prima di procede ad eventuali acquisti chiarirsi bene le idee su tutte le varie soluzioni al proprio mezzo e nel dubbio consultare il proprio gommista o autoriparatore di fiducia.

 

Mestre 18 gennaio 2017

 

 

 

AUTOSTRADE PIU’ CARE DA GENNAIO

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Dal 1° di gennaio sono aumentati i pedaggi autostradali, così come consente il decreto ministeriale che li distribuisce e li quantifica in base al livello degli investimenti effettuati dai singoli concessionari e ad altri parametri. Così, se l’aumento medio complessivo è dello 0,77%, in molte tratte diventa molto più consistente.

 

Il maggior incremento spetta alla  Brebemi che collega Milano con Brescia e segna un +7,88%, anche se ai possessori di Telepass Family o Business viene confermato lo sconto del 15%. A seguire c’è la Satap, la Torino-Milano con un aumento del 4,60%.

 

Le altre tratte in cui vi sono gli aumenti:

A21 Torino-Piacenza + 0,85%;
Ativa Torino-Aosta +0,88%
Venezia-Trieste +0,86%
Brescia-Padova +1,62%
Autostrade per l’Italia + 0,64%
Consorzio autostrade Venete +0,45%
Parma-La Spezia +0,24%
Milano-Serravalle (comprese le tangenziali milanesi) +1,5%
Tangenziale di Napoli +1,76%
Raccordo della Valle d’Aosta +0,90%
Autostrada Tirrenica +0,90%
Torino-Savona +2,46%
Strada dei Parchi (A24-A25: Roma-Teramo e Roma-Pescara) +1,62%
Tangenziale est esterna di Milano +1,90%
Pedemontana Lombarda +0,90%.
Fanno eccezione invece una serie di autostrade in cui non scatta l’aumento. Parliamo in particolare della Asti-Cuneo, dell’Autobrennero, del Consorzio autostrade siciliane, delle autostrade Centro Padane (Piacenza-Brescia), dell’Autofiori (Savona-Ventimiglia), dell’autostrada Ligure Toscana, delle Autostrade Meridionali (A3 Napoli-Salerno), della Sitaf (Torino-Bardonecchia).

 

 

 

 

fonte: uominietrasporti.it

 

 

 

 

BOLLO AGEVOLATO PER AUTO SOTTO I 30 ANNI: LA CORTE STOPPA IL VENETO

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I vecchi mezzi in circolazione in Veneto, quelli dai 20 a 29 anni di vita, non potranno più godere del bollo agevolato dalla regione, ma saranno soggetti alla tassazione automobilistica ordinaria.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 242 del 22 novembre, che ha dichiarato incostituzionale la legge regionale  all’ art.2 (L.R. 6/2015 «Legge di stabilità regionale per l’esercizio 2015») con cui il Veneto aveva introdotto un’agevolazione fiscale per i veicoli dai venti ai ventinove anni di anzianità, in presenza di determinate condizioni.

A fronte di ciò, la giunta regionale con un provvedimento adottato nell’ultima seduta ha disposto che, per i veicoli dai venti ai ventinove anni di età con ultimo giorno di pagamento del bollo ricadente nel periodo 28.04.2015 – 22.11.2016, non vengano comunque applicate né sanzioni né interessi moratori per il ritardato versamento.

Dal 28 aprile 2015 la Regione del Veneto aveva disposto nella propria normativa l’esenzione per i veicoli dai venti ai ventinove anni di anzianità muniti di apposito certificato di interesse storico collezionistico, rilasciato da Automobilclub storico italiano (Asi), Storico Lancia, Italiano Fiat, Italiano Alfa Romeo e Registro Italiano Veicoli Storici (Rivs)».

«Purtroppo – commenta Forcolin Vice Presidente della Regione – la nostra norma è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. È anche per questo che portiamo avanti la battaglia per l’autonomia: vorremmo poter decidere noi quali tributi applicare e quali no. Nel caso specifico, per tutti i veicoli di età inferiore ai trent’anni, a prescindere da qualsiasi certificazione, resta fermo l’obbligo della tassa automobilistica nella misura ordinaria e, in mancanza dei dovuti pagamenti, si dovrà procedere alle fasi di accertamento fiscale e riscossione coattiva del tributo». «Ma abbiamo ritenuto – aggiunge Forcolin -che chi non ha versato la tassa o lo ha fatto in maniera ridotta nel periodo in cui è stata in vigore la norma regionale non debba essere penalizzato ora con sanzioni o interessi moratori per il ritardato versamento della tassa».

 

Per poter procedere la Regione si sta attivando per chiedere all’Agenzia delle Entrate/Sogei, responsabile dell’archivio nazionale delle tasse automobilistiche, un nuovo codice di riduzione per consentire i pagamenti spontanei delle tasse risultate legittimamente non versate, senza sanzioni ed interessi moratori. Avvalendosi di questo codice i contribuenti potranno sanare la propria posizione tributaria presso i tabaccai, le Poste Italiane o le agenzie di pratiche auto abilitate. Invece solo tramite Infobollo e bollettino di pagamento postale nel caso debba essere regolarizzata la sola quota residua rispetto alla tassa di circolazione ridotta già versata.

 

 

 

 

 

 

fonte: ilgazzettino.it

 

 

 

ASSICURAZIONI: SI MUOVE L’ANTITRUST PER POSSIBILI ACCORDI DI CARTELLO

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Partita l’indagine dell’Antitrust in seguito ad alcune dichiarazioni pubbliche di aziende assicuratrici. Lo scopo dell’inchiesta è di contrastare eventuali accordi che possano minare la libera concorrenza e alzare in modo uniforme i prezzi Rca.

L’Antitrust, ha fatto partire le indagini dopo aver sospettato un’accordo tra le assicurazioni in Italia che limita la concorrenza e che porta a un mantenimento maggiorato del prezzo delle assicurazioni.
Le dichiarazioni da parte delle aziende di assicurazioni potrebbero alimentare l’aspettativa di eventuali aumenti, essendo volta ad unificare i prezzi generati dai principali player, mettendo fine alla guerra dei prezzi.

 

Anche l’IVASS si è espresso in questo senso, constatando come sempre più frequentemente le compagnie assicurative negano i risarcimenti ai propri assicurati, scrivendo una lettera diretta alle compagnie per richiamarle all’ordine.

 

L’IVASS sottolinea come “l’Istituto stia rilevando un numero ricorrente di casi in cui i danneggiati di sinistri Rc Auto, che hanno presentato richiesta di risarcimento, lamentano di aver ricevuto dall’impresa una negazione dell’offerta, senza le dovute motivazioni. L’assenza di motivazioni e concreti riferimenti, rendono impossibili al danneggiato di comprendere i motivi della negazione, generando malconento e sfiducia dell’operato delle assicurazioni.

 

 

SCARICA QUI IL DOCUMENTO UFFICIALE DELL’ANTITRUST

 

 

 

 

 

IL PRA RADIA 420MILA AUTO PER BOLLO NON PAGATO

AUTO E TASSE

Dopo una quindicina d’anni di inerzia, il fisco rispolvera la radiazione d’ufficio prevista dal Codice della strada per i veicoli sui quali il bollo auto non risulta pagato per almeno tre anni consecutivi.

 

E ne individua oltre 420mila, circa l’1% del parco circolante nazionale. Molti, se si pensa che sono solo quelli di Lazio, Lombardia e Puglia, le sole Regioni che hanno avviato l’operazione). E quest’entità fa dubitare dell’efficacia dell’attuale sistema di gestione amministrativa dei veicoli, lo Sportello telematico dell’automobilista (Sta).

 

Il risultato della radiazione d’ufficio non sta tanto nel recupero di gettito (nel Lazio sono stati messi in regola solo 1.926 dei 94.163 mezzi individuati), quanto nel ripulire archivi che spesso includono ancora veicoli non più circolanti o comunque ceduti.

 

Sui quali i proprietari individuati dalle Regioni non hanno interesse a fermare la radiazione e le Regioni sostengono costi per avvisi bonari, accertamenti e cartelle che non andranno mai a buon fine. Ma proprio questo rivela che ha buchi anche lo Sta, nato anche per evitare situazioni del genere.

Esso è entrato a regime tra il 2001 e il 2004, per cui ci si aspetterebbe che buona parte dei mezzi da cancellare per bonificare gli archivi sia stata dismessa in anni precedenti. E invece molte radiazioni d’ufficio riguardano anche esemplari immatricolati dopo, di cui comunque i proprietari si sono disfatti quando lo Sta c’era già e avrebbe dovuto registrare l’evento.

 

Ci sono solo cifre generiche: 92.237 veicoli nel Lazio, 204mila in Lombardia e 120mila in Puglia (per i dettagli, si veda la scheda a destra). Ma l’Aci sul Lazio rivela che l’anno “medio” d’immatricolazione dei veicoli da radiare è il 1994. Visto che l’ultima cancellazione, effettuata all’epoca a livello nazionale dall’allora ministero delle Finanze, risale al 1999, se questi mezzi hanno smesso di circolare o sono stati rivenduti o esportati, ciò è spesso accaduto quando lo Sta già esisteva.

 

Perché lo Sta doveva essere un passo avanti? Nel vecchio sistema, di fatto, gli archivi di Motorizzazione (su dati tecnici dei veicoli e generalità degli intestatari) e Pra (dati riguardanti la proprietà dei mezzi e il doppione di alcune informazioni tecniche) erano separati. E restavano disallineati perché spesso chi acquistava un usato si registrava solo alla Motorizzazione (in modo da mettere in regola la carta di circolazione, necessaria per circolare) e ometteva la trascrizione al Pra (che richiede anche centinaia di euro di Ipt).

 

Con lo Sta (Dpr 358/2000), i due adempimenti sono contestuali e scatta un blocco quando si cerca di effettuarne solo uno. Successive modifiche hanno portato a inserire nel sistema anche eventi che incidono sulla composizione del parco circolante effettivo, come le demolizioni. Perché, nonostante ciò, il parco circolante che risulta alle Regioni resta diverso da quello effettivo?

Quanto alle discrasie sul nome del proprietario, il punto è che la contestualità degli adempimenti alla Motorizzazione e al Pra non impedisce che chi è in malafede riesca ancora a nascondere al Pra l’acquisto: l’articolo 94 del Codice della strada non prevede che venditore (che ha interesse alla trascrizione) e acquirente si presentino entrambi allo Sta: il primo ha il solo obbligo di far autenticare la sua firma sull’atto di vendita, mentre è il secondo a doversi recare allo Sta e, se il venditore non lo accompagna di persona, riesce a omettere l’adempimento. L’unica differenza rispetto a prima è che ora l’acquirente deve rinunciare anche ad aggiornare la carta di circolazione. Che può essere un problema solo se, durante un controllo su strada, un agente gli fa domande stringenti e lui non trova risposte convincenti.

 

Non di rado, poi, l’acquirente in malafede non paga bollo e multe; i relativi addebiti continuano ad essere recapitati in prima battuta al precedente proprietario. Che così scopre che il passaggio di proprietà non è stato registrato e non ha strumenti ragionevoli per rimediare: l’articolo 11 del Dm Finanze 514/1992 (sulla «tutela del venditore») consente l’operazione, ma a sue spese, quindi più di qualcuno desiste o tenta l’incerta strada del ricorso al giudice di pace. Così l’acquirente in malafede può anche non figurare mai intestatario.

Quanto alle demolizioni, ci sono veicoli che restano negli archivi perché la radiazione dal Pra è possibile solo se ci si rivolge a un demolitore autorizzato, che rilascia una ricevuta liberatoria ed espleta lui la formalità. Ma ci sono anche operatori non autorizzati che possono rilasciare ricevute senza valore. E per una Regione è difficile controllare, se un veicolo viene demolito fuori dal suo territorio: le autorizzazioni sono rilasciate a livello locale.

Infine, lo Sta incide poco nei furti: sta al derubato cancellare il veicolo quando perde le speranze di ritrovarlo e molti non lo fanno.

 

 

 

 

FONTE: sole24ore.com

 

 

 

AUTO ELETTRICHE: ALLEANZA TRA BMW,FORD, DAIMLER e GRUPPO VW

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Siglato un accordo storico per la ricarica rapida in Europa, con potenze fino a 350 kW: si tratta di un’iniziativa che è stata messa a punto da cinque colossi del settore “automotive”, determinate ad arrivare ad installare almeno 400 stazioni a partire dal prossimo anno. L’impegno è stato sottoscritto da Bmw, Ford, il Gruppo Daimler e il Gruppo VW con Audi e Porsche.

 

Sulla base del memorandum di intesa annunciato, la joint venture è partecipata alla pari dalle Case automobilistiche che l’hanno per ora sottoscritta, ma resterà aperta anche ad altri costruttori. Dal punto di vista tecnico, la joint venture elettrica punterà sulla tecnologia SAE CCS (Combo Charging System), già utilizzata da Bmw e da Volkswagen con l’obiettivo di arrivare “fino a 350 kW”.

Al momento non esistono vetture in grado di utilizzare la ricarica ultra rapida, ma la situazione è destinata a cambiare con l’evolversi della tecnologia.

 

L’installazione delle 400 colonnine su base europa inizierà l’anno prossimo: entro il 2020, i costruttori si attendono “migliaia” di punti di ricarica, in grado di sostenere le elettriche anche nei viaggi più lunghi. A differenza dei Supercharger che sono stati dalla Tesla le colonnine saranno sfruttabili da elettriche e ibride plug-in di tutte le marche perché in grado di sfruttare la tecnologia SAE CCS.

 

 

 

 

fonte: sole24ore.com – Corrado Canali

 

 

 

 

 

 

AUTO USATE: MERCATO IN POSITIVO A NOVEMBRE

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Aumento del 4,5% per i passaggi di proprietà. Risultano in aumento anche le radiazioni

I passaggi di proprietà delle auto, al netto delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), hanno chiuso con un aumento mensile del 4,5%.

Ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 162 usate nel mese di novembre e 151 nei primi undici mesi dell’anno.

Nel periodo gennaio-novembre 2016 si registrano complessivamente crescite del 4,3% per le quattro ruote, dell’1,3% per i motocicli e del 3,4% per tutti i veicoli.

I dati emergono dall’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito www.aci.it.

Segno più a novembre anche per le radiazioni delle auto che hanno messo a segno un incremento del 4,5% rispetto allo stesso mese del 2015. Il tasso unitario di sostituzione a novembre risulta pari a 0,71 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 71). Si attesta a 0,73 nei primi undici mesi dell’anno.

 

In lieve calo invece il mercato dell’usato nel settore delle due ruote. I passaggi di proprietà dei motocicli, sempre al netto delle minivolture, hanno fatto registrare una variazione mensile negativa dell’1,4%.

 

Il trend negativo non risparmia neppure le radiazioni dei motocicli, che hanno chiuso in negativo anche Novembre, con un calo del 7,2%.

 

Nei primi undici mesi del 2016 le radiazioni hanno fatto registrare incrementi complessivi dell’1,8% per le autovetture e dell’1,4% per tutti i veicoli, a fronte di un calo dello 1,8% per i motocicli.

 

 

 

 

 

 

 

NESSUNA VERIFICA DEL BOLLO ALLA REVISIONE

AUTO E TASSE

La commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento “Ribaudo” al Ddl Bilancio  che prevedeva l’impossibilità di superare la revisione e, quindi, di circolare, in caso di irregolarità con la tassa automobilistica.

Si è quindi arrivati allo stop alla verifica del pagamento del bollo al momento della revisione.

L’emendamento,  era stato approvato dalla commissione Finanze ma non sarà nel testo che nei prossimi giorni sarà esaminato dall’aula di Montecitorio.

Nulla vieta, naturalmente, che possa essere ripresentato e votato dall’assemblea, anche se le possibilità che possa finire nel testo finale della legge di Bilancio, vista la contrarietà del’esecutivo, sono poche.

La novità della verifica del pagamento alla revisione, comporterebbe non poche complicazioni operative, con una trasformazione della tassa automobilistica da tassa di proprietà a tassa di circolazione (a scoppio ritardato, visto che la prima revisione si fa quattro anni dopo l’immatricolazione e le successive verifiche dopo due anni).

 

 

 

fonte: quattroruote.it

 

 

 

 

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